domenica, Febbraio 28, 2021

Miavagadilania – Fuochi

Questa volta non sarà l’acqua ad offuscare la vista ai Miavagadilania, ma il scintillio terreno di Fuochi. Ultimo lavoro per la formazione milanese con già all’attivo un Ep e un disco (Il mare ci salirà negli occhi). Fuochi raccoglie in un crocicchio cinque tracce intense, meditabonde, il cui getto musicale si stiracchia e si allunga senza alcuna fretta. Pezzi che danno sfogo all’urgenza della scrittura, meno stretta, rispetto ai lavori precedenti, da lacci giovanili tali da poter leggere quel “ci” come un riferimento al di fuori del generazionale. Per quanto si avverta la volontà di un’interpretazione personale e caratterizzata, resta arduo sottrarsi dall’implicito paragone con alcuni nomi del panorama italiano, uno fra tutti quello dei Verdena. Pur con le debite distanze, i punti di contatto col trio del bergamasco sono parecchi, basti ascoltare Trascinami dove i chiaro e scuro di voce e il rullo di batteria rinviano a certe sonorità di Wow. Un aperto contrasto con il carico senso cupo e quasi sanguinario dei testi. Fatto salvo ciò, l’album copre in breve tempo una buona gradazione di sfumature sul tema, passando da un cantato quasi liturgico di Fuochi, alla divagazione strumentale a tratti psichedelica di Hvalur, fino al dolcissimo stillicidio de Il sogno. Gran lavoro di batteria per Muoversi muovere muovermi il cui ingresso a metà della canzone impone un cambio direzione e di intenti. Fuochi attesta una presa di consapevolezza da parte di Claudio Papa e Elena Capolongo (punti fermi durante le transizioni interne dei Miavagadilania) e una maggiore autonomia nella gestione delle sperimentazioni delle forma canzone, attestata anche dalla volontà di aver curato la registrazione e gli arrangiamenti. Curioso che una così dilagante e palese esigenza di comunicazione abbia trovato forma nell’esiguo numero di tracce presenti nel disco, c’è da pensare che un secondo capitolo sia già pronto dietro l’angolo.

 

Giulia Bertuzzi
Giulia vede la luce (al neon) tra le corsie dell'ospedale di Brescia. Studia in città nebbiose, cambia case, letti e comuni. Si laurea, diventa giornalista pubblicista. Da sempre macina chilometri per i concerti e guadagna spesso la prima fila.

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