venerdì, Gennaio 21, 2022

Movie Star Junkies – A Poison Tree (Voodoo Rhythm, 2010)

A Poison Tree, così come il precedente Melville, esce per la Voodoo Rhythm. E questo dovrebbe bastare a certificare la qualità del disco dei torinesi Movie Star Junkies. L’etichetta svizzera fondata da Reverend Beat-Man è infatti una delle ultime roccaforti di un certo modo di intendere la musica, con una filosofia produttiva che ha pochi eguali nel mondo. I cinque piemontesi fanno ormai stabilmente parte di una famiglia di folli, di musicisti capaci di scavare nei lati più oscuri e malati del blues e del rock’n’roll, di gruppi che saranno sempre destinati ad essere dei veri e propri culti per pochi: difficile che i nomi dei Blood Brothers, di King Automatic o di John Schooley possano dire qualcosa al grande pubblico, e spesso nemmeno a molti appassionati. Probabilmente nemmeno i Movie Star Junkies riusciranno mai a superare lo status di band di culto. Forse è meglio così (eccetto che per il loro conto in banca): il quintetto piemontese fa infatti dischi troppo intelligenti, troppo ricchi, troppo legati a un’idea di musica lontana anni luce da ciò che va per la maggiore oggi, anche in ambito indipendente, figuriamoci in quello mainstream. A Poison Tree è un viaggio psichedelico che dura poco più di mezz’ora, otto canzoni che viaggiano in un mondo oscuro ed insano, tra murder ballads alla Nick Cave, echi morriconiani, tex-mex e garage ubriaco in arrivo direttamente dagli angoli più psicotici degli anni ’60.

Difficile trovare il momento migliore in mezzo a tanta ricchezza di suoni ed idee: forse la prima traccia, Under The Marble Faun, tre minuti di assalto garage-blues psichedelico con batteria marziale e suggestioni western, veramente devastante. Oppure The Wallnut Tree, con la sua andatura tra country e 60’s, o la caracollante title track, che richiama alla mente i Bad Seeds più oscuri, o Leyenda Nera, che emerge da una melma inquietante, nera e dissonante senza mai raggiungere la piena luce, ma fermandosi da qualche parte tra i Cramps, che luminosi non sono mai stati, e dei fiati da funerale. O forse l’epico brano conclusivo, All Winter Long, sette minuti che sono in pratica la summa di ciò che i Movie Star Junkies sono e sanno fare: un rullo compressore che prende il rock’n’roll e ne fa ciò che vuole, facendolo passare dall’oscurità alla luce e viceversa, giocando con dissonanze e assonanze, prendendo l’ascoltatore e portandolo all’interno di un mondo incredibile, di un grande disco, di un ascolto appagante dalla prima all’ultima nota.

Movie Star Junkies su Myspace

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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