venerdì, Settembre 25, 2020

Mr Brace – l’intervista

Musicista e produttore, Mr. Brace è uno dei personaggi più interessanti nella scena indipendente italiana. L’abbiamo incontrato prima del suo concerto al +tost che niente festival a Forlì, scoprendo qualcosa di più sulla sua musica e sulla Tafuzzy, la sua etichetta. Le fotografie sono di Francesca Pontiggia; Francesca ha realizzato anche il foto-set durante il live di Mr Brace a Forlì che è possibile vedere da questa parte.

2 dischi, il primo omonimo, il secondo “Salvate il mio maglione dalle tarme”, con riferimenti musicali vari. Uno tra quelli che si sentono più fortemente è la musica tradizionale americana. Com’è nata questa passione? Cosa lega la Romagna alle pianure americane?

Cosa lega la Romagna alle pianure americane lo si potrebbe chiedere a Ligabue. Lo dico perché ogni volta che mi si parla di questa cosa mi citano lui e il suo Lambrusco e Popcorn. In realtà, cosa ci lega? Noi abbiamo Riccione, però andiamo a scovare tutti i posti più isolati, nelle campagne. La storia di Mr. Brace racconta che lui vive alle cascate del Rio Melo, che esistono veramente, vicino a una discarica. Quindi è la geografia riccionese che è così, con spazi ampi e desertici. Poi c’è il chitarrista dei Mr. Brace, Lompa, che è un grandissimo appassionato della tradizione musicale americana, in particolare John Fahey e il fingerpicking. Per quanto mi riguarda è stata una scelta di linguaggio, parlare in quel modo perché il discorso di Mr. Brace era un discorso sulle tradizioni, la campagna e i contadini, le commistioni tra religione e modernità: mi è quindi sembrato che il linguaggio adatto fosse quello del country e del folk.

A proposito, come va letto il nome? All’italiana o all’inglese?

Questa è una cosa che mi hanno fatto notare. Sono io stesso a mettere l’ambiguità su questa cosa: in “Brace” dico mi chiamo Brace, mentre nella canzone “Brace 2” lo pronuncio all’inglese. Quindi sono io stesso a confondere le due cose; non è un riportare l’America in Romagna, è solo che sono matto e confondo le due cose.

C’è spazio anche per il cantautorato italiano, anche se i tuoi testi, con forte gusto per l’assurdo, tendono a distanziarsene. Da cosa trai spunto quando scrivi i testi? Perché spesso la scelta del nonsense?

Questa cosa del nonsense viene spesso associata a me. In realtà i miei testi sono assolutamente “sense”, non ho amore per il nonsense. Sono immagini, fotografie, probabilmente non comprensibili da parte di chi ascolta perché fanno riferimento a determinati eventi. Quindi secondo me l’idea è quella di avere un’immagine o più immagini di fronte, che chi ascolta può associare, una libera associazione di idee. Normalmente queste immagini emergevano nei momenti di stress, mentre studiavo; sì, possono apparire nonsense, ma non lo sono. Trovo che ci sia ancora molto da scoprire sui miei testi, anche da parte mia

Il video di “Ruggine” mi ha colpito molto, con una estetica lo-fi e poetica. Ci puoi raccontare la storia del video?

Il video è stato girato da Francesca Grilli, una delle artiste italiane destinate ad emergere maggiormente, che ora vive ad Amsterdam. Lei ha fatto lo story board assieme ad Alessandro Cavallini; lei voleva associare certe sue idee, certi suoi concetti, a quello che è il nostro mondo, che è un mondo di suoni fatti in casa, quindi lo-fi, e amore per l’analogico, per cui il video è tutto girato in Super8. Ci siamo informati tramite un architetto amico di Francesca sui luoghi romagnoli più interessanti e abbiamo trovato il villaggio che appare nel video, che è un villaggio per nudisti, popolato solo d’estate. Le case lì sono come le cabine dei bagnini, ma ci abita davvero della gente. Era molto bello perché sembrava un villaggio in piccolo. L’altra struttura, bellissima, che c’è per gran parte del video, è una ex discoteca di Milano Marittima, ora abbandonata. Un aneddoto interessante è questo: per sviluppare i Super8 è necessario mandarli in Svizzera; durante il “trasferimento” uno dei 3 negativi che avevamo è andato perso, e con esso buona parte del video. Siamo tornati a girarlo in un periodo diverso e questa struttura, che è una cupola gigante, sembra un ragno, con intorno uno stagno, era stata dipinta di blu; per fortuna nel video non si nota la differenza. Ci sono poi anche diversi riferimenti all’adolescenza anni ’80, per esempio a E.T.

Sono passati ormai 4 anni dall’ultimo disco a nome Mr. Brace. C’è qualcosa di nuovo in cantiere?

Farò uscire una raccolta delle session radiofoniche dalle 2006 al 2009, con alcuni pezzi inediti ed altri suonati assieme ad altri artisti, con la copertina disegnata da Fabrizio di LaScimmia, che è una rivista per cui ultimamente ho scritto. Mi sto portando sul “performativo”, nel senso di racconto-canzone. Ultimamente ho fatto cose di questo genere, ho inciso anche dei brani, ma non sono convinto della loro bontà e non trovo necessario, soprattutto in questo periodo, fare cose se non si è assolutamente convinti di farle, c’è troppo affollamento. Quando avrò materiale che mi sembrerà necessario stampare, lo stamperò. Per il resto continuerò a fare come sto facendo, cioè fare uscire qualche pezzo all’anno sulle compilation Tafuzzy e su internet. Non ho attualmente idea di fare un disco intero

Oggi ti esibirai da solo. Cosa cambia rispetto ai concerti con band? Emergono differenti lati della tua musica?

Emerge il lato “cazzone”. Nel senso che con la band è tutto più provato e suonato. Sono l’unico non musicista della mia band, gli altri studiano, sono bravissimi, quindi viene fuori una cosa più raffinata. Quando sono da solo emerge più il lato allegro, punk. Sbaglierò tantissime cose, molte parole, molti accordi, ma fa parte dello spettacolo. Spesso mi dimentico intere parti di testi; io ho una passione per la psicanalisi e non penso mai che sia un caso quando questo accade. Quindi suonare da solo è una specie di prova anche per me stesso.

Sei tra i fondatori della Tafuzzy Records, un’etichetta che secondo me ha un roster tra i più interessanti in Italia. Cosa deve avere un gruppo per entrare a far parte della vostra famiglia?

Un “fil rouge” penso si possa notare. Testi in italiano, innanzitutto, talento compositivo a livello lirico e una certa idea di fondo, che non sia il commerciale per il commerciale, per intenderci, un’idea trasversale del fare musica. Andiamo dallo shoegaze all’elettronica, al folk. Poi è necessario un elemento di allegria di fondo, che può essere semplicemente ironia, se non sarcasmo, quindi non per forza cose leggere; in pratica ci piace stare bene, anche se è difficile. Per quanto riguarda l’area romagnola del nostro roster, si deve avere una certa “romagnolitas”, una visione un po’ malinconica, perché vivere in posti stagionali dove la gente va e viene, dove conosci persone e le lasci, dove hai sempre il mare di fronte e panorami fantastici, ti fa sempre sentire piccolo e fa nascere una vena poetica, come ad esempio quella dei Fitness Pump, che rendono questa idea nel modo migliore.

In particolare 2 band mi hanno colpito molto, cioè gli X-Mary e i Camillas. Come li hai scovati?

Gli X-Mary nel più classico dei modi: mi è arrivato il demo a casa, era dentro una mondezza di cartone, si presentavano in maniera bruttissima, del tipo “potresti pensare che facciamo un genere demenziale; in realtà no, siamo proprio scemi”. Ho ascoltato questo disco e in effetti era molto ostico, però c’erano delle canzoni che mi hanno subito colpito moltissimo, per la capacità di andare dentro il quotidiano ed il grottesco della periferia italiana, non criticando, ma incarnandosi in questo. Dopodiché li ho visti dal vivo e lì è impossibile non innamorarsi; ci siamo conosciuti e l’affinità è stata subito pazzesca. Stimo moltissimo quelle persone, al di là della musica, per quello che sono e quello che fanno. Con i Camillas la questione è anche per vicinanza; Mirko aveva un negozio, il Plastic, e faceva dei festival, quindi ci siamo conosciuti in questo modo. Anche quando ho visto per la prima volta i Camillas è stata una cosa straordinaria, penso che siano uno dei gruppi più grandiosi dal vivo tra quelli che ci sono attualmente in Italia. Consiglio a tutti di andarli a vedere perché sono veramente uomini grandi, in tutti i sensi…

Spesso dal vivo ti mescoli ad altre band della Tafuzzy creando esseri transgenici, come ad esempio i Bracillas. Com’è suonare in quelle occasioni?

Bellissimo, naturalmente. Dato che continuo a voler suonare e proporre le mie cose e non c’è più il gruppo così presente né l’intenzione di fare dischi, quando suono voglio divertirmi tantissimo; per esempio assieme ai Camillas escono sempre cose nuove, le canzoni vengono distrutte e ridigerite; c’è molta libertà, anche per questo mi piace così tanto suonare con loro.

Da qualche anno organizzate i Tafuzzy Days a Riccione, coinvolgendo anche gruppi “esterni” alla vostra etichetta, ma riconducibili alla vostra estetica, per esempio gli Uochi Toki o gli Altro. Cosa avete in serbo per quest’anno?

Quest’anno non ci sarò per impegni di studio; quindi verrà data la gestione a Bart dei Cosmetic, anche se abbiamo deciso i gruppi assieme. Sappiamo già l’80% della line-up; ci saranno i Cosmetic, naturalmente, a presentare il nuovo disco; i Camillas come altro gruppo Tafuzzy; i NoBraino, che sono un gruppo pochissimo riconosciuto, ma che, dalle nostre parti soprattutto, sono ormai un’istituzione, talentuosissimi e straordinari dal vivo; dal lato hardcore abbiamo l’onore di invitare Gioacchino Turù, che è una persona eccezionale, completamente pazzo; i Dummo, che ci piacciono molto; poi Daniele Maggioli, che è un cantautore riminese che ha la capacità di raccontare le nostre terre pari se non maggiore a quella dei Fitness Pump. Ci sarà poi una mostra dedicata allo street-writing, più che altro con opere di donne; ci sono un sacco di ragazze che disegnano e fanno street-writing, quindi quest’anno ci concentreremo su di loro. Inoltre, all’interno della mostra, dopo la fine dei concerti ci saranno altre performance musicali. Tutto questo sarà l’ultima settimana di agosto al Castello degli Agolanti a Riccione.

Mr Brace Su myspace

Tafuzzy Records su web

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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