Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Elettrici, schizoidi, blues. Tra radici e Pere Ubu: Pest Sound 

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Pest Sound è un quartetto di strasburgo trainato dalla voce di Neil Ovey, scozzese di nascita e apolide londinese/mitteleuropeo. 76 Kilos Laughing è il primo album del combo prodotto dalla personale Stunt Kite recordings e promosso in europa dall’Italiana 5IVE Roses Promotion; registrato insieme a Steve Albini presso l’electrical audio di chicago il cd raccoglie 12 tracce di blues algido e tagliato con l’accetta in pericolo d’esser trascinato dal tiranno dei suoni entro i recinti Rapeman, la sua creatura a metà tra Big Black e Shellac e quella maggiormente sporcata da polvere e crudeltà che hanno fatto scuola. I rischi di un assorbimento pericoloso sono scongiurati da un songwriting davvero notevole, a metà tra Pere Ubu e il Peter Hammil più glaciale (quello di Enter K), e dalle incredibili capacità vocali di Neil Ovey, lirico, ruvido, taglliente e barocco allo stesso tempo. Prizefighter apre il Cd con un incedere sicuramente albiniano ma si scolla subito dall’icona per fiorire verso le derive verticali della voce, un colpo prolettico che sintetizza molte delle carte a disposizione di Pest Sound; dal piano liquido di Tailspin, al groove cabarettistico di Sneaky Sips fino alle due ballad acustiche che mettono in luce un talento notevole nel giocare con gli elementi combinatori della scrittura, Misantropic Wife in questo senso è una delle tracce più belle di tutto l’album e disispa ogni dubbio sull’ascendenza Nick Cave che di tanto in tanto si affaccia tra un rantolo e l’altro. I am the golden gun la traccia che chiude il cd, è annegata nel soundscape di un mellotron che spacca le vene di questo debutto, a metà tra il muro elettrico e la forza tellurica di un blues imprigionato. Un preascolto di alcune tracce in streaming è possibile attraverso la sezione Music del sito ufficiale di Pest Sound.