sabato, Dicembre 3, 2022

Ponytail – Do Whatever You Want All The Time (We Are Free, 2011)

Benvenuti sulla giostra avant-rock dei Ponytail: il gruppo di Baltimora prosegue il discorso intrapreso con il precedente Ice Cream Spiritual, ovvero l’elaborazione di un sound al contempo schizzato e giocoso, pop (vedremo tra breve che significato attribuire a tale termine) ma senza le briglie della struttura classica strofa-ritornello. Prodotto magistralmente da J Robbins (pioniere dell’emo rock degli anni novanta con Jawbox e Burning Airlines) Do Whatever You Want All The Time si professa anarchico sin dal titolo, fondendo un approccio mutuato dal post punk a delle architetture soniche concettualmente affini all’art rock ed al free jazz. Così, sin dall’iniziale Easy Peasy è tutto un florilegio di tempi dispari, strappi, convulsioni, commistioni di stili (math rock, punk, aromi tropicali, wave), tutti tesi a rincorrere le urla, i gridolini e i ghirigori vocali della singer Molly Siegel, determinata nel voler causare un esaurimento nervoso alle orecchie dell’ascoltatore meno allenato. Il quale, è bene dirlo, troverà sollievo negli inattesi squarci melodici (eccolo, il pop) disseminati un po’ a casaccio nell’arco di tutto il disco (ad esempio, ascoltare la divertente Honey Touches). Alla fine, i Ponytail sembrano quasi voler assomigliare ad una versione più estrema e sull’orlo di una crisi di nervi dei Dirty Projectors: medesimo è l’intento che muove le due formazioni (una concezione arty ed elaborata della materia rock), anche se diverso il risultato finale, dato che i secondi (soprattutto nell’ultimo e giustamente osannato Bitte Orca) mirano ad essere sicuramente più comunicativi e “pacificati” rispetto ai primi. Difficile comunque resistere all’elettronica da cameretta che farcisce un pezzo come Beyondersville/ Flight Of Fancy, o all’afrobeat testosteronico virato punk della successiva Awayway: forse il difetto principale della band sta proprio nella voce della già citata Siegel, incapace di adottare registri diversi da quelli precedentemente descritti. Ad ogni modo, il disco convince parecchio, meritandosi la piena sufficienza.

Denis Prinzio
Denis Prinzio
Denis Prinzio è bassista di numerose band underground ora in congedo temporaneo, scribacchino di cose musicali per sincera passione, la sua missione è scoprire artisti che lo facciano star bene.

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