martedì, Ottobre 26, 2021

Replace The Battery – Daily Birthday (In The Bottle Records, 2010)

Fare un disco post-rock riuscendo a dare un’interpretazione personale del genere oggi è alquanto raro. Proprio per questo i Replace The Battery meritano un plauso: il quintetto veneto nel suo esordio Daily Birthday si muove infatti con eleganza e grande padronanza di mezzi all’interno di suoni che negli ultimi anni sono stati sfruttati in lungo e in largo, con risultati che rifuggono la banalità e che riescono a colpire e ad accendere la fantasia dell’ascoltatore.
Qual è la ricetta che rende possibile questa, che è una vera e propria impresa per il 2010? Innanzitutto la scelta di un approccio trasversale al genere, con l’esplorazione delle varie possibilità espressive e delle varie strutture che hanno caratterizzato i grandi nomi, dagli Explosions In The Sky ai Mogwai, dagli Hood ai Piano Magic; poi una giusta miscelazione di questi elementi, con l’aggiunta di un tocco pop e di qualche retaggio shoegaze; infine, e non per minore importanza, una capacità di scrivere canzoni non indifferente, accompagnata da una perizia tecnica di tutto rispetto.
E dire che il brano iniziale, Ten Points, non lascia presagire quanto di buono verrà nelle sette tracce seguenti: è infatti eccessivamente dilatato, con un cantato fin troppo lagnoso e un uso dell’elettronica scolastico e, alla lunga, pesante. Già dalla seguente Against Choppers però cambia tutto, con un bell’intro caratterizzato da un drumming secco ed incisivo e da evoluzioni chitarristiche capaci di coniugare melodia indie e poesia post-rock. Evoluzioni che poi si dipanano con maestria per oltre quattro minuti, con intarsi ed accelerazioni sempre più coinvolgenti. Da qui in avanti ogni brano è espressione di idee e capacità: da Daily Birthday, in cui l’elettronica trova la sua strada al fianco di una melodia sognante, a Remember Me, con le sue atmosfere che ricordano i Piano Magic, tra claustrofobia e leggerezza; da My Bloody Sacrifice, col suo basso pulsante a sostenere un’intelaiatura wave, con tanto di synth, a Out In Space, che chiude il disco portandoci in orbita sulle orme dei Giardini di Mirò di Dividing Opinions.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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