Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

8 Aprile, 2010
Samuel Katarro – The Halfduck Mistery (Trovarobato – A Buzz Supreme – 2010) )

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Più che un semipapero Samuel Katarro sembra destinato a diventare un bellissimo cigno all’interno della musica italiana. Il suo nuovo “The Halfduck Mistery” è infatti un piccolo grande capolavoro, un enorme passo avanti rispetto al già buono “Beach Party”, che due anni fa raccolse consensi trasversali. Ciò che rimane dello spettro sonoro del primo disco è l’approccio psichedelico, in quel caso dovuto anche al lavoro di produzione di Marco Fasolo dei Jennifer Gentle; ma, mentre allora questo andava a inserirsi su blues scarni e omaggi al post-punk più folle di fine anni ’70 e inizio ’80, questa volta viene per così dire “riportato a casa”. I suoni in “The Halfduck Mistery” riconducono infatti direttamente alla stagione d’oro della psichedelia, a cavallo tra gli anni ’60 e i ’70, con chiari tributi alla scuola di Canterbury e al cappellaio matto Syd Barrett, ma anche ai più canonici Byrds o Scott Walker.

Questo ha significato la creazione di una vera e propria band, oltre a una serie di prestigiose partecipazioni (tra cui l’onnipresente Enrico Gabrielli), con l’intento di dare un suono più pieno e caldo, con fiati e archi che spuntano qui e là a renderlo corposo e a suo modo classico.

Al di là di questo ampliamento di orizzonti, a rendere evidente e decisivo il passo in avanti è la qualità delle canzoni, nella loro scrittura e nel loro sviluppo: è facile aggiungere strumenti, ben più difficile fare lo stesso con idee, fantasia e qualità, come è avvenuto in questo disco. Già il brano di apertura “Rustlings” fa capire l’evoluzione in questo senso: oltre sei minuti che riescono a scorrere velocemente, tra cambi di ritmo, ingressi di fiati e archi, variazioni di accordatura e, a dominare il tutto, una melodia bellissima e senza tempo nel nome di Robert Wyatt. Ed è solo l’inizio, perché tutti i brani seguenti hanno qualcosa da rivelare, a partire dall’incedere deciso di “Pink Clouds Over The Semipapero”, che salta tra passato e presente come in una giostra impazzita, passando poi per il country-rock malato di “Pop Skull” e la ballata blueseggiante “9V”. E ancora i “Three Minutes In California”, che ci portano sulla Frisco Bay per qualche attimo, e la follia calcolata di “I Am The Musonator”, con le sue influenze indiane e rimandi alla band dei cuori solitari di Sgt. Pepper. Tutto questo prima del finale, affidato all’alternarsi tra passato e futuro formato da “You’re An Animal!” e “Sudden Death”. La prima è baroque pop fuori da ogni coordinata spazio-temporale, la dimostrazione di come si scrive una grande canzone oggi così come 40 anni fa; la seconda un’improvvisazione inquietante, tra drone, un piano lontano, elettronica varia e una lezione di inglese fuori controllo.

Tutto questo da un ragazzo di soli 24 anni. In Italia. Oggi.

Samuel Katarro su Myspace

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.