Stoop – Freeze Frames (Bugbite Records, 2011 )

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Secondo capitolo per gli Stoop che tornano a distanza di tre anni dal loro debutto discografico Stoopid monkeys in the house. In questo Freeze Frames la band reggiana conferma l’enorme potenzialità dimostrata nel 2008, offrendo undici capitoli di puro indie-rock confezionati in un’atmosfera che non disdegna accorgimenti pop ed elettro-acustici. La struttura di questo disco è improntata sulla grande capacità di creare ed elargire un sound carico di concetti sonici variegati ( l’utilizzo della tromba in Trainwrecks e Fever is a ghost,arricchisce un’identità già di per sé multiforme) che ammiccano alle realtà underground internazionali. L’alternanza di sospensioni incupite da frangenti inaciditi e tracce di sperimentazione, sottolineano un atteggiamento altalenante nella musicalità degli Stoop, che dimostrano un elevata qualità compositiva in linea con l’ottima destrezza esecutiva. Gli accenti di grande suggestione di pezzi come We carry the fire e Freeze Frames, ci consegnano le sonorità più empiriche di questa raccolta, una sorta di omaggio alle cadenze senza tempo dei Pink Floyd e le caratteristiche sfumature indie-pop di realtà più contemporanee come Deus e Interpol. L’intero Freeze Frames poggia sulla trascinante ballad ipnotica, In the cave, un tappeto emozionale vorticoso e travolgente, piccolo capolavoro viscerale mixato da Davide Bertolini (Kings of Convenience). Un interiorità riversata che ha trovato inoltre la preziosa collaborazione al mixaggio di Carloenrico Pinna, già al seguito di alcune realtà di rilievo italiane tra cui Cristina Donà, Perturbazione e Giardini di Mirò. Per questa formazione di Reggio Emilia, nata nel 2003, un album ricco di conferme.

Paolo Pavone
Paolo Pavone
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