lunedì, Gennaio 18, 2021

The Phoenix Foundation – Fandango (Memphis Industries, 2013)

phDieci anni di raffinamento del suono, dieci anni di contenimento dalle contaminazioni esterne. Questo il percorso discografico intrapreso e continuato dai The Phoenix Foundation, neozelandesi di Wellington, giunti a questo quinto album freschi di nuovo batterista. Il loro prodotto è molto quadrato, stratificato, poche volte evade dallo standard quattro quarti (Morning Riff è il caso, ma non per questo possiamo tacciarli di fare progressive rock). I pattern ripetuti danno idea di come ogni idea venga sviluppata solo sul livello del suono e meno in campo melodico. Suona molto strano questo disco, fuori dallo spazio più che dal tempo: Thames Soup suona come la voce dell’Europa, nonostante provenga come la band dalla Nuova Zelanda: quieta, gelida e austera, dotata di un’anima da scoprire sotto coperte e sguardi sfuggenti, invece Sideways Glance riserva nella coda uno strumentale electro come se Moroder dalla Svizzera componesse sotto acidi passati dai Calibro 35. Generalmente è un disco calmo, non piatto, dove ibassi enfatizzano il movimento delle composizioni, che invece vengono frenate dai synth suonati occasionalmente. Inserite un gruppo rock in Siberia e fateli tornare piano piano verso l’Europa: otterrete un risultato musicale simile al disgelo lento dei Phoenix Foundation. Solari solo in pochi tratti, su tutte Walls, quasi eterea. I cambi di atmosfera ci sono, e giustamente durano un’eternità, come per il caso di Corale, prima acustica poi accompagnata da tutta la band, per non parlare della conclusiva sperimentazione di Friendly Society, tribale e magniloquente come Koyaanisqaatsidi Godfrey Reggio
Alla mente vengono i Feeder e le centinaia di formazioni emuli, di varia estrazione geografica, solo deprivati di troppe chitarre elettriche (per le quali si sono fatti riconoscere pure troppo come “sound of the 00’s”) e colmati con altri effetti e suoni che puntano più sull’atmosfera.Ma gli unici riferimenti potrebbero essere Brasstronaut, The Alan Parsons Project e i Blur se fossero nati in Scandinavia o in Nuova Zelanda, avulsi dalle questioni da poco che si riferiscono a quella musica a portata di mano.

[box title=”The Phoenix Foundation – Fandango (Memphis Industries, 2013)” color=”#5C0820″]

The Phoenix Foundation in rete

Black Mould | Modern Rock | The Captain | Thames Soup | Evolution Did | Inside Me Dead | Corale | Supernatural | Walls | Morning Riff | Sideways Glance | Friendly Society [/box]

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SHOWREEL

i più visti

VIDEOCLIP

Nicole Willis & The Soul Investigators: Funk in ogni stile, l’intervista esclusiva

Intervista a Nicole Willis in occasione dell'uscita del suo terzo disco con i Soul Investigators, la band finlandese che la accompagna da qualche anno. Un album frutto di jam in studio in cui si gioca con le sfaccettature più classiche della black music con ottimi risultati

INDIE-EYE SU YOUTUBE

TOP NEWS

The Fall – Imperial Wax Solvent – il doppio vinile limitato esce ad ottobre

Imperial Wax Solvent è lo splendido album dei The Fall pubblicato nel 2008. Cherry Red lo ripubblica in doppio vinile, includendo la versione scartata dal mix conclusivo. Imperdibile

ECONTENT AWARD 2015