The Phoenix Foundation – Fandango (Memphis Industries, 2013)

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phDieci anni di raffinamento del suono, dieci anni di contenimento dalle contaminazioni esterne. Questo il percorso discografico intrapreso e continuato dai The Phoenix Foundation, neozelandesi di Wellington, giunti a questo quinto album freschi di nuovo batterista. Il loro prodotto è molto quadrato, stratificato, poche volte evade dallo standard quattro quarti (Morning Riff è il caso, ma non per questo possiamo tacciarli di fare progressive rock). I pattern ripetuti danno idea di come ogni idea venga sviluppata solo sul livello del suono e meno in campo melodico. Suona molto strano questo disco, fuori dallo spazio più che dal tempo: Thames Soup suona come la voce dell’Europa, nonostante provenga come la band dalla Nuova Zelanda: quieta, gelida e austera, dotata di un’anima da scoprire sotto coperte e sguardi sfuggenti, invece Sideways Glance riserva nella coda uno strumentale electro come se Moroder dalla Svizzera componesse sotto acidi passati dai Calibro 35. Generalmente è un disco calmo, non piatto, dove ibassi enfatizzano il movimento delle composizioni, che invece vengono frenate dai synth suonati occasionalmente. Inserite un gruppo rock in Siberia e fateli tornare piano piano verso l’Europa: otterrete un risultato musicale simile al disgelo lento dei Phoenix Foundation. Solari solo in pochi tratti, su tutte Walls, quasi eterea. I cambi di atmosfera ci sono, e giustamente durano un’eternità, come per il caso di Corale, prima acustica poi accompagnata da tutta la band, per non parlare della conclusiva sperimentazione di Friendly Society, tribale e magniloquente come Koyaanisqaatsidi Godfrey Reggio
Alla mente vengono i Feeder e le centinaia di formazioni emuli, di varia estrazione geografica, solo deprivati di troppe chitarre elettriche (per le quali si sono fatti riconoscere pure troppo come “sound of the 00’s”) e colmati con altri effetti e suoni che puntano più sull’atmosfera.Ma gli unici riferimenti potrebbero essere Brasstronaut, The Alan Parsons Project e i Blur se fossero nati in Scandinavia o in Nuova Zelanda, avulsi dalle questioni da poco che si riferiscono a quella musica a portata di mano.

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The Phoenix Foundation in rete

Black Mould | Modern Rock | The Captain | Thames Soup | Evolution Did | Inside Me Dead | Corale | Supernatural | Walls | Morning Riff | Sideways Glance | Friendly Society [/box]

Elia Billero
Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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