giovedì, Ottobre 1, 2020

The Week That Was – s/t (Memphis Industries – Cooperative Music 2008)

L’attacco di Learn to learn, la traccia che apre il primo lavoro solista di Peter Brewis, non lascia troppi dubbi, è un incedere percussivo molto vicino a quella strana fusione di tribalismo ed elettronica pop che durante i primi anni ’80 si contraeva in un suono potente e riconoscibile grazie anche al successo di Peter Gabriel ma che si è lasciato dietro un sommerso molto vasto; una rilettura di generi attraverso il tritacarne postmoderno, il contrasto tra la vitale fragilità della musica etnica e l’elaborazione che questa subiva con l’impiego delle nuove tecnologie.

I vocoder, l’OBXa e le marimbas di Laurie Anderson, il Fairlight CMI di Gabriel e il suo lavoro etnomusicale , la ricerca di Eno e David Byrne in quell’oggetto insuperato che è My Life in The Bush of Ghosts e soprattutto il minimalismo sperimentale che usciva ed entrava dalle produzioni più mainstream, a partire dalla New Wave per le masse degli Heaven 17 sino ai Tears For Fears di Change. Peter Brewis, l’altra metà dei Field Music esce con un progetto solista ad un anno di distanza da quello del fratello David e rispetto a School Of Language siamo di fronte ad un lavoro dall’approccio molto diverso dove il possibile legame è rintracciabile solamente attraverso un songwriting stratificato che si serve di generi e sonorità per affrontare un percorso dalla notevole complessità narrativa.

The Week that Was è sicuramente posseduto da alcune ossessioni degli ’80 ma con radici e risultati non così consueti; L’ossessione ritmica modellata su Sat in Your Lap di Kate Bush che apre la già citata Learn To Learn è come un pattern che attraversa tutto l’album e trae linfa da una forma pop se si vuole in stretta parentela con il Thomas Dolby prodotto da Andy Partridge, ma che procede per innesti piuttosto che per citazione di un universo sonoro.

La triade Learn to learn, The Good Life, It’s all Gone Quiet è uno strano golem costituito con i pezzi e la schizofrenia di una cultura che si era già interrogata sul contrasto tra l’evoluzione tecnologica della civiltà occidentale e l’introduzione dirompente di strategie musicali preformali, non si trattava solamente di sottrarre intuizioni dal Calypso o dalla musica contemporanea, è il volto stesso del Pop, arte combinatoria per eccellenza, che riconfezionava tutto questo in piccoli territori del contrasto ad uso e consumo della nuova generazione elettronica; apparentemente innocui come hit dal sicuro effetto, inoculavano scienza, tradizione e fantascienza in un corpo mostruoso e mutante.

You blinded me with science, radio silence, commercial breakup era il repertorio del primo Thomas Dolby mentre sommerso da un muro di synths frullava l’ossesione Nerd per la computer music, il linguaggio televisivo, una strana passione archeologica per i gingilli pop degli anni 40/50 e si faceva produrre dal più Beatlesiano dei new wavers Britannici. Peter Brewis è un alchimista non da meno; grazie ad una tecnologia accessibile che ha sostituito l’ingombro orchestrale dei Fairlight con la portabilità di Pro-tools torna a quei suoni sfruttando un’intelligenza più incisiva e dolorosa di qualsiasi progetto come Feed the animals di Girl Talk, bluff dichiaratamente decostruzionista e inghiottito dallo smercio delle suonerie per cellulari.

Già da The Airport line si intuisce come l’introduzione di un quartetto d’archi funzioni come un transito e una mutazione tra storie sonore, il tentativo di fidarsi del Pop come terreno di estrema sperimentazione obliqua che è anche stato di Field Music e che si riferisce in questo senso soprattutto al lavoro di School of Language; la coda del brano è una straordinaria battaglia tra una tramatura ritmica che sembra sia stata isolata da The Dreaming di Kate Bush e un ossessivo e drammatico minimalismo orchestrale.

Lo stesso che ritorna nei crescendo delle due tracce successive, Yesterday’s paper e la bellissima Come Home, brano attraversato da complesse poliritmie, la cui concisione narrativa non imbriglia la ricchezza della scrittura, incollata su di un nucleo pianistico ripetuto all’infinito, sul quale si innesta orchestra, coro e mimesi elettronica di ritmi diseguali e fratti.

Vero e proprio Mr Music Head, Peter Brewis concepisce un album di extra-ordinario Pop, qualcosa che va oltre la piccola gemma confezionata dall’indiepop di massa; oggetto colto e immediato che finalmente gratta la superficie.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SHOWREEL

i più visti

VIDEOCLIP

Veloce: il nuovo video di Cato diretto da Claudia Campus

la video artista bergamasca Claudia Campus dirige il nuovo video di Cato

Fabrizio Cammarata – Come And Leave A Rose, il videoclip di Manuela Di Pisa

Nuovo video per la regista palermitana Manuela Di Pisa, realizzato per Fabrizio Cammarata

AB/CD/CD rileggono Jean Luc Godard per Opening Ceremony

il collettivo AB/CD/CD dedica la nuova serie di commercial a Jean Luc Godard...

Le Youth – Dance With Me: il video diretto da Tim Nackashi

Tim Nackashi e il video per le Youth, Dance with me

Debbie Harry e H.R. Giger: l’incontro e i videoclip

Quando H.R. Giger incontrò Debbie Harry e realizzò per lei due bellissimi videoclip, trasformandola in una creatura di transito, ancor prima di David Cronenberg. La storia

INDIE-EYE SU YOUTUBE

TOP NEWS

IRuna – Fuori Tempo, il videoclip di Maurizio Montesi

Fuori Tempo, la contagiosa danza di IRuna per le strade di Roma nel bel video di Maurizio Montesi.

The Fall – Imperial Wax Solvent – il doppio vinile limitato esce ad ottobre

Imperial Wax Solvent è lo splendido album dei The Fall pubblicato nel 2008. Cherry Red lo ripubblica in doppio vinile, includendo la versione scartata dal mix conclusivo. Imperdibile

Iggy And The Stooges – “You think you’re bad, Man?” – Cinque live inediti. Il box da collezione

"You think you're bad, Man?" è il nuovo box da collezione con 5 cd che include cinque live inediti di Iggy and The Stooges del periodo "Raw Power"

Dj Gengis, Un’altra Brasca: il videoclip d’animazione di Racoon Studio

Racoon Studio realizza il nuovo video d'animazione per Dj Gengis

Bon Iver – AUATC, il videoclip di Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson

Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson, premiatissimi art director per Bon Iver, realizzano il nuovo video per AUATC a fini benefici.

ECONTENT AWARD 2015