martedì, Dicembre 1, 2020

Virginiana Miller – Il primo lunedì del mondo (Zahr Records – 2010)

il primo lunedi del mondoSono passati quasi quindici anni da “Gelaterie Sconsacrate”, il folgorante esordio dei Virginiana Miller. Nel frattempo decine di gruppi sono nati e morti, cavalcando per qualche mese l’onda della novità e del successo o presunto tale. I sei livornesi invece sono ancora lì, al loro posto, a fare dischi semplicemente bellissimi, pieni di canzoni perfette, ricche di idee sia dal punto di vista melodico che da quello dei testi; vere e proprie poesie in musica, capaci di esplorare la società e noi stessi con occhio assolutamente critico ma, in fondo, pieno di speranza. “Il primo lunedì del mondo” arriva a quasi quattro anni di distanza da “Fuochi fatui d’artificio” e può essere visto come una ripartenza per i toscani. Questo per vari motivi: innanzitutto per l’immersione completa nel presente, con la descrizione diretta dell’oggi, cosa che nei dischi precedenti avveniva invece quasi sempre tramite un confronto o un richiamo al passato; in seconda battuta per l’utilizzo di suoni meno claustrofobici rispetto all’ultimo disco, come a significare una maggior apertura al mondo; infine, per tutta una serie di indizi lasciati lungo le undici tracce, dal primo brano totalmente in inglese, “Frequent Flyer” (foriero di sviluppi futuri in quella lingua?), fino alla cover conclusiva di “E’ la pioggia che va”, portatrice di speranza tipicamente anni ’60 riletta con sensibilità che va dagli ’80 a oggi. Nel mezzo ci sono nove esempi di Canzoni (sì, con la C maiuscola), frutto di un lavoro certosino su ogni particolare sonoro e ancor più sui testi, come sempre accaduto nella storia dei Virginiana. Lavoro che però non pregiudica ciò che alla fine rende veramente memorabile un’opera musicale: la capacità di trasmettere emozioni. E pochi sanno farlo come Simone Lenzi e compagni. “Lunedì” diventa così simbolo di ogni cambiamento, grande o piccolo, della nostra vita; “Acque sicure”, presente anche nella colonna sonora di “La prima cosa bella” di Virzì (Recensito da questa parte su Indie-eye Straneillusioni), parte dallo scirocco e dal mare di Livorno per affrontare le paure e i timori di ognuno di noi; “La risposta” cita Mina e parla di tazze di teologia per arrivare ad analizzare i rimpianti di una vita senza amore; “L’angelo necessario”, con uno dei migliori ritornelli scritti negli ultimi anni, descrive la ricerca di un’Idea come meglio non si potrebbe. “L’inferno sono gli altri” è invece una descrizione impietosa della società tecnologica, dove si è soli pur avendo duemilacinquecento amici; “Oggetto Piccolo(a)” prende il via da una slot machine per poi librarsi in un altro ritornello killer; “Cruciverba” è l’ennesimo capitolo agostano dell’epopea Virginiana, il più dolente e solitario. Ci si avvicina al finale con “Il Presidente”, che sfortunatamente non è Lenzi ma un altro, nonostante i dubbi sulle proprie capacità espresse dal cantante durante il brano, e con “La carezza del papa”, meno di tre minuti gonfi di amarezza ma anche di voglia di reagire con un bel calcio nel culo, che ogni tanto fa bene. Poi arriva la già citata cover dei Rokes, una di quelle canzoni che vorresti non finissero mai, capaci di creare un sorriso dal nulla, come quando la pioggia se ne va e ritorna il sereno. Lunga vita ai Virginiana Miller, una volta di più.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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