Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Giugno 3rd, 2008
Wolf Parade: At Mount Zoomer

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At Mount ZoomerCi avevano fatto stare un po’ in pensiero i Wolf Parade. Per quanto i quattro canadesi non abbiano mai cessato di negare qualunque tentazione di split, i numerosi progetti collaterali e soprattutto la notorietà raggiunta dai Sunset Rubdown di Spencer Krug (un album su Jagjaguwar l’anno scorso) lasciavano serpeggiare ugualmente una certa inquietudine attorno al loro nome e soprattutto tra quanti avevano amato il precedente “Apologies To The Queen Mary” (Sub Pop, 2005). Insomma, non si può dire che siano stati con le mani in mano i Wolf Parade, semplicemente si son presi il tempo di cui avevano bisogno per comporre e registrare questo nuovo “At Mount Zoomer”, con l’intento dichiarato di non ripetersi. Per dirla con le parole dello stesso Dan Boeckner, cantante e chitarrista della band: “We could have easily made another ‘Apologies…’ but what would have been the point?” Si ricomincia da capo e dunque si ricomincia da Montreal, ospiti degli Arcade Fire e affidando la produzione al batterista Arlen Thompson, i Wolf Parade danno vita a questa secondo album per Sub Pop che effettivamente segna un importante cambio di rotta nel suono della band. Sebbene dal punto di vista melodico continuino a muoversi sul sentiero tracciato da David Bowie, Pixies e Modest Mouse, per ciò che concerne gli arrangiamenti ora si rivolgono a un suono più morbido e rotondo: dimenticate le distorsioni più ruvide, in “At Mount Zoomer” tutto suona più gentile ed educato, anche le strutture e i ritmi dei brani sono più tradizionalmente rock senza rinunciare a qualche discreta e improvvisa incursione ‘prog’. La qualità delle composizioni resta al di sopra della media e non mancano gli episodi più anthemici e coinvolgenti (“Bang Your Drum” e “California Dreamer” su tutte, e piace anche l’appeal dance di un brano come “The Grey Estates”), ma tuttavia “At Mount Zoomer” difficilmente riuscirà a smarcarsi dall’etichetta di ‘album di transizione’: il nuovo corso si intuisce più che altro come possibilità e non ancora come vera e propria svolta. In questo senso le novità più interessanti potrebbero venire proprio da questo interessante ibrido indie-prog che però vede la forma compiuta solo negli oltre dieci minuti della conclusiva ed entusiasmante tirata finale di “Kissing The Beehive”. In ogni caso il futuro è più prossimo e si chiama “At Mount Zoomer”, esce il 17 giugno ed è un gran bel disco.

 

Gigi Mutarelli

Gigi Mutarelli

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