Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Aprile 10th, 2009
Zu + Bachi da Pietra live @ Auditorium Flog, Firenze, 02-04-09

Di

zuL’Albert Ayler Trio virato Heavy Metal.
Gli Stooges di L.A. Blues che hanno imparato a suonare in tempi dispari.
I King Crimson di Red alimentati da cieca furia hardcore.
Questi ed altri paragoni richiama alla mente la musica dei romani Zu, realtà indipendente ormai consolidata in Italia e (forse soprattutto) all’estero.
Nel loro blitz all’Auditorium Flog di Firenze arrivano accompagnati dai Bachi da Pietra, scelta quanto mai inusuale vista la natura praticamente opposta delle due proposte artistiche. Tanto gli Zu sono rumorosi, distorti, violenti quanto i Bachi sono invece felpati, acustici. La violenza, se c’è, è tutta nei testi recitati da Giovanni Succi. Testi che, per inciso, sarebbero interessanti ma che vengono sussurrati a voce talmente bassa da penalizzarne la comprensione. Un atteggiamento, quello del cantante, perfettamente in linea con l’estetica del gruppo. È evidente l’ossessione dei Bachi da Pietra per tutto ciò che è intimo, viscerale, concreto e sotterraneo. Il loro impasto sonoro si rifà al Blues, nel senso lato del bachidapietratermine, ed è improntato ad un rigoroso minimalismo. Succi imbraccia chitarre acustiche, elettriche e anche un basso ma il suo approccio allo strumento rimane invariato: le corde non vengono mai pizzicate né arpeggiate, piuttosto lievemente percosse con il palmo della mano. Il suono che se ne ricava è tenue, quasi impercettibile. Bruno Dorella, alla batteria, non dispone nemmeno di una grancassa, ma solamente di due tamburi e di un piatto che cerca di usare con parsimonia. Nel complesso i due risultano ipnotici ed affascinanti ma sul palco della Flog sembrano un po’ fuori posto. Il loro concerto ideale dovrebbe tenersi in una soffitta buia e polverosa, mentre il pubblico li spia in silenzio attraverso una qualche fessura fra le assi del pavimento…
L’atmosfera cambia drasticamente quando ad impossessarsi del palco sono gli Zu. Jacopo Battaglia (batteria), Massimo Pupillo (basso) e Luca Mai (sax baritono) si presentano con i volti nascosti sotto maschere da wrestlers americani, un gesto che sembra sottolineare la loro natura di terroristi sonori. Su di un pulsante tappeto elettronico, Pupillo estrae dal suo basso lancinanti armoniche ed è solo questione di secondi prima che si scateni l’inferno. Oscuri, incombenti e rocciosi, gli Zu ci scaricano addosso tutta la loro incredibile potenza. Battaglia suona pesante e inventivo, alterna mid-tempos cadenzati a ritmiche frenetiche, fino a sconfinare in territori quasi Techno (“Ostia”). Il basso di Pupillo si colloca all’intersezione fra i muri di chitarra Slayeriani e il suono grasso dei sintetizzatori anni ‘70, non disdegnando qualche puntatina rumorista dalle parti dei Sonic Youth. Il corpulento Luca Mai e il suo sassofono sono fusi in un‘unica entità, che sembra assumere le sembianze di un elefante africano. Enorme. Ferito. E incazzato nero. O almeno, è solo da una bestia del genere che ci si potrebbe aspettare barriti come questi.
È una musica difficile da incasellare quella degli Zu, un crossover a pieno titolo: un suono malvagio che fonde elementi del metal, del free-jazz, dell’ hardcore, del noise. I pezzi scorrono veloci, flirtano con il Caos ma non cedono mai completamente ad esso, ancorati a terra dalla tecnica formidabile dei tre musicisti. Eppure, si rischierebbe di sprofondare in una palude di riff dispari e batterie tentacolari se non fosse per gli occasionali stacchi cadenzati, velati a tratti da atmosfere ambient/dub, che forniscono lo spazio ed il tempo necessari a riprendere fiato.
Non so se “bella” è l’aggettivo giusto per descrivere una situazione di questo tipo. “Intensa” mi sembra molto più consono. Un’ora circa, bis compresi. Di più non sarebbe stato sostenibile.
3 a 1 vaffanculo.

 

Federico Fragasso

Federico Fragasso

Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco