martedì, Settembre 29, 2020

e-motional music; Intervista ad Alessandro Stefana

Nell’intervista che segue,  abbiamo volutamente lasciato un po’ in ombra queste collaborazioni importanti (da citare anche il consolidato sodalizio con Marco Parente) per concentrare maggiormente l’attenzione su di lui e soprattutto sull’uscita di Poste e Telegrafi. L’album, pubblicato ufficialmente il 27 marzo via Important Records, convince e appassiona per tanti motivi – già messi bene in evidenza su queste pagine nella recensione pubblicata qui su Indie-eye – e soprattutto ha il grande merito di imporre definitivamente all’attenzione Alessandro Stefana non solo come musicista poliedrico e ricercato (in tutti e due i sensi) ma anche come artista compiuto e con molte cose da dire. Gli abbiamo chiesto di raccontarcene un po’ e lo ringraziamo per avere accettato di buon grado. Buona lettura.

Indie-eye: Partiamo da te. Sei un polistrumentista con una predilezione per la chitarra, che si diletta con strumenti inconsueti ma anche con la strumentazione elettronica. Com’è nata questa passione per il “suono” e qual è la tua formazione musicale?

Asso: Ho avuto l’enorme fortuna di crescere in una famiglia che, fin da piccolo, mi ha trasmesso un grosso amore per la musica. Mio padre ha sempre suonato la chitarra e per un periodo addirittura tutta la famiglia era alle prese con uno strumento, perfino mia madre e mia sorella al pianoforte… Quindi dall’età di sei anni ho iniziato a studiare chitarra classica e durante l’adolescenza mi sono nutrito di punk con Sex Pistols, Ramones, etc etc… Allo stesso tempo suonavo sia questo tipo di musica che in un gruppo diciamo di musica “da camera” inteso più come piccola stanza che nel senso più comune del termine… uno dei componenti mi fece conoscere la Penguin Cafè Orchestra e da qui è iniziata una nuova visione della musica in generale. Ascoltavo nello stesso periodo due cose totalmente diverse che mi piacevano allo stesso modo (più tardi scoprii che in qualche modo erano legate tra loro, Simon Jeffes della PCO fece ad esempio l’arrangiamento d’archi nella versione di Sid Vicious di My Way). Un ensemble come la PCO, ascoltato in età così giovane e a stomaco vuoto (nel senso che era tra le prime cose oltre al punk di “musica” che ho ascoltato) non può fare altro che lasciare dei segni indelebili. Crescendo mi sono accorto di essere totalmente attratto da qualsiasi cosa emetta un suono, che siano strumenti acustici da ogni parte del mondo (banjo, ukulele, sitar, balafon, mandolino, chitarre di ogni tipo, charango, krar) piuttosto che elettrico-elettronici (steel e pedal steel guitar, organi, drum machine, leslie, echi, strings machine, omnichord) ed ho iniziato una lunghissima “collezione” di strumenti, ancor oggi in continua evoluzione.

Indie-eye: Parliamo dall’album appena uscito. Ciò che mi ha colpito subito di Poste e Telegrafi è il suo potere evocativo. I suoni e le atmosfere del disco richiamano alla mente immagini e scenari quasi palpabili. Ascoltando “Semi Tostati Di Cielo” mi sono visto su una vecchia locomotiva da film western che attraversava il deserto alzando un sacco di polvere…

Asso: Sì, il potere evocativo della musica è una componente che mi attrae moltissimo; concepisco il suono come un materiale da modellare per creare dei veri e proprio paesaggi sonori esattamente come qualcuno lavora il legno per ricavarci un tavolo… Mentre suono o lavoro a queste cose ho l’impressione di “abitare” realmente in questi luoghi e penso che la musica sia davvero un posto incredibile… Per il brano che citi, mi ricorda più una locomotiva in viaggio verso la luna…

Indie-eye: Il richiamo al western è fortemente presente nei suoni e nel concept del disco. Cos’è che ti attrae in particolare di quell’immaginario?

Asso: Il richiamo al western proviene sicuramente dalla mia infanzia. Da piccolo, la cosa che occupava il mio tempo, più dei cartoni animati, erano proprio i film western e questa mia grande passione per i cavalli… Saranno state le grandi praterie, le lunghe cavalcate, i fagioli sul fuoco, la siesta a darmi una bellissima sensazione di libertà e a farmi diventare letteralmente pazzo davanti al televisore. Più di un cane desideravo una pecora, al punto che mio padre me la comprò veramente…. Quindi è una componente realmente “vissuta”. Sicuramente tutto questo è fondamentale nella musica che oggi compongo. Più avanti ho cominciato ad interessarmi anche alla storia ed agli autori di questo tipo di musica, dove oltre a Morricone adoro Johnny Cash, Jack Nitzsche, Woody Guthrie, Bob Dylan, Hank Williams, Dock Boggs, Bill Monroe, Earl Scruggs… Poi alla filmografia in particolar modo del nostro Sergio Leone piuttosto che John Ford o Sam Peckinpah….

Gigi Mutarelli
Gigi Mutarelli
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