giovedì, Dicembre 1, 2022

Black Eyed Dog – Too Many Late Nights (800A Records, 2012)

Questo Too Many Late Nights è uno scarto importante nell’evoluzione musicale del progetto di Fabio Parrinello. Per la prima volta infatti i brani del cantautore varesino virano decisamente verso una dimensione elettrica, verso quello che lui stesso e i suoi due collaboratori per l’album, Anna Balestrieri ed Alessandro Falzone, hanno definito come “punkromanticpsychoblues”. Definizione che letta così potrebbe voler dire tutto e niente, ma che una volta ascoltato l’album trova la sua ragion d’essere.
Si può infatti affermare che Parrinello in questa occasione si sia allontanato dalle influenze che contraddistinguevano le sue opere precedenti, quella di Nick Drake in primis (come era facile intuire già dal nome del progetto), per andare ad immergersi in mari più agitati, come quelli solcati ad esempio da Nick Cave (ascoltate il primo brano, When I Was Married To You), Mark Lanegan (come in Blowin’ Horns In Heaven) o Tom Waits, il gran visir di tutte le anime oscure del rock (vedi Crazy To The Bone). C’è quindi spazio, come detto, per elementi punk, romantici, psycho e blues, miscelati in dosi ben equilibrate.
Elementi che, riuniti in Too Many Late Nights, sembrano esplorare in maniera diversa e nuova le inquietudini del cantautore varesino, che già emergevano nelle sue prime prove restando però confinati all’interno di suoni più malinconici e meno rabbiosi.
Com’è il risultato di questa evoluzione? Buono, indubbiamente. Il disco riesce infatti a conquistare l’attenzione di chi ascolta, riuscendo a risultare compatto, diretto ed emozionate senza disdegnare una certa varietà stilistica (da sottolineare, oltre a quanto già elencato, i momenti più wave, dalle parti di Virgin Prunes e Wall Of Voodoo, di War Child). Una sfida non facile quella di Black Eyed Dog, ma che si può considerare vinta, nonostante qualche brano con minor mordente (la ballata Paper Cuts, Light Green o il blues-rock vagamente industrial di It Turns You On). Avanti così.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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