domenica, Settembre 27, 2020

Bachi da Pietra; il nostro è un blues andato a male

La recente pubblicazione di Quintale ha provocato un piccolo terremoto mediatico all’interno del circuito indipendente italiano. Giovanni Succi e Bruno Dorella – fieramente posizionati all’epicentro del sisma –  lasciano che a parlare sia soprattutto la musica e si giocano i consensi dal vivo, secondo una prassi ormai consolidata. Gli effetti collaterali che la mutazione genetica dei Bachi ha provocato, tuttavia, si estendono ad ampio raggio. Promoter ed agenti di booking, tanto per dirne una, sembrano aver perso la bussola. Così, se fino a qualche anno fa l’Auditorium Flog costituiva ancora una location  inopportuna per una performance  dei nostri, i due si trovano oggi catapultati in una situazione speculare ma altrettanto spinosa. A fronte di un set energico, finalmente consono alle grandi sale da concerto, la kermesse fiorentina dei Bachi viene confinata all’interno della Sala Vanni il 21-02-2013 Uno spazio indubbiamente suggestivo, che tuttavia avrebbe valorizzato al  meglio i suoni felpati generati dal gruppo fino a pochi anni fa. Si assiste così ad uno spettacolo paradossale: decine di persone, educatamente sedute, vengono investite dalle deflagrazioni heavy metal di Succi e Dorella, mentre la Cena di Cristo in Casa del Fariseo – che adorna le pareti della stanza – rimanda indietro i suoni frammentati da centinaia di echi e riverberi. Da consumati professionisti quali sono i nostri riescono comunque a tenere banco, integrando passato e presente della band all’interno di un set perfettamente coerente. La storia discografica del gruppo viene interamente riletta in accordo alle dinamiche del fortissimo, tanto che persino un brano come Dragamine non sfigura affatto in versione hard. A pochi minuti dall’inizio del concerto abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Giovanni Succi, che si è dimostrato un interlocutore disponibile e stimolante.

Cominciamo con una domanda standard, che nondimeno si impone per dovere di cronaca: a cosa è dovuto questo cambio di sonorità, che a molti ascoltatori è sembrato alquanto repentino?

Repentino? Ci abbiamo messo 8 anni ad evolverci! Forse ce la siamo giocata male… per essere compresi avremmo dovuto fare due dischi come Tornare Nella Terra, due come Non Io, due come Tarlo Terzo e due come Quarzo, prima di arrivare a Quintale…

Beh, nonostante il metal in nuce di brani come Pietra della Gogna o Notte delle Blatte, lo scarto tra “Quarzo” e “Quintale” è quello di gran lunga più evidente all’interno del vostro percorso evolutivo…

Hai ragione, ma sai com’è… una teoria scientificamente provata sostiene che in natura, da un certo momento in avanti, l’evoluzione proceda a salti. Lo stesso è successo a noi. L’anello di congiunzione tra il prima e il poi, all’interno di questo percorso evolutivo, puoi identificarlo nello split con i Massimo Volume.

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

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