sabato, Dicembre 3, 2022

Blevin Blectum – Emblem Album

Blevin Blectum è una musicista elettronica sulla scena fin dal 1998, oltre al progetto condiviso con Kevin Blechdom noto come Blectum from Blechdom, la sua esperienza sonora è da considerarsi di natura transmediale, per il modo in cui attraversa esperienze commerciali, ludiche, legate al sound design, alle colonne sonore per la televisione, alle installazioni sonore. Il suo è quindi un approccio di ricerca e allo stesso tempo vicino a tutte le declinazioni contemporanee dell’elettronica, intesa sia come strategia compositiva che come esperienza di consumo.

Emblem Album, con il suo nome quasi palindromo, è il quinto esperimento solista in uscita il prossimo 7 dicembre per Aagoo Records ed è in un certo qual modo il follow up del precedente Gular Flutter uscito nel 2008 e insignito da The Wire come uno dei migliori album di musica elettronica pubblicati durante quell’anno.

Rispetto al progetto Blectum from Blechdom dove in qualche modo persiste una strana dialettica che tende comunque alla creazione di un’identità sonora unitaria, l’esperienza solista come Blevin Blectum ha assunto nel corso dei cinque album pubblicati dalla musicista americana una forma ancora più cameristica e intima come rilettura di tutte quelle sonorità che attraversano la nostra vita, irrimediabilmente legata ai dispositivi di consumo utilizzati nelle innumerevoli occasioni connettive. Emblem Album è una sorta di riassunto di tutte queste epifanie sonore, e recupera suoni del passato come quelli di vecchie suonerie, campioni a 8 bit, il rumore dei modem analogici, per frullarli in una sorta di nuova dance music “micronizzata” e per certi versi deprivata da tutte le forme di erotismo che sappiamo interconnesse all’esperienza del ballo. È una danza psicotica quella di miss Bevin Kelley, un transito che riassume gli ultimi decenni di esperienza auditiva industriale, nel senso più stretto di “colonna sonora della nostra vita”, quella appunto dei dispositivi che infestano gli spazi casalinghi e quelli del lavoro e che occupano la nostra esperienza privata mediante gli epifenomeni sonori prodotti da smartphone, tablet e quant’altro. Da una parte quindi Blevin Blectum opera un recupero massivo dei suoni legati ad una certa archeologia elettronica, quella dei videogiochi come si diceva, delle interferenze analogiche e di certa estetica già filtrata dalla micromusic, dall’altra il tutto viene rivisto attraverso una lente decostruzionista e futuribile, che mette insieme le esperienze elettroacustiche con un’innegabile irriverenza di stampo dadaista.

Macchine “inutili” e quindi “celibi” quelle di Blevin Blectum, ma anche la descrizione sonora di un’identità intrappolata, come il Tron della Disney o gli Avatar più contemporanei, in un bizzarro mondo sintetico non dissimile dal nostro spazio auditivo contemporaneo; dove tra interferenze e una storia archeologica dell’elettronica spesso la nostra inserisce samples di musica madrigalista, esperienze sonore settecentesche, orchestre filtrate, clavicembali ri-temperati da un ossessivo maelstrom digitalizzato. Una piccola grande alchimista sospesa tra passato, presente, futuro.

Donatella Bonato
Donatella Bonato
Veneta, appassionata di tutti quei suoni che alterano la percezione, si è laureata in storia dell'arte nel 2010 e alterna la scrittura critico-musicale al lavoro per alcune fondazioni storiche.

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