sabato, Agosto 15, 2020
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Marianne Faithfull in concerto al Teatro del Giglio di Lucca: La recensione

Quando Ed Harcourt con pochi e sparsi accordi di piano ha smorzato l’assolo di Rob McVey che rischiava di disperdere il pathos costruito con sapienza e fatica dalla fragile voce di Marianne Faithfull, frastagliata come il collo di una bottiglia spezzata, e ha sciolto Sister Morphine in Late Victorian Holocaust, gemma firmata Nick Cave al centro di Give My Love To London, il concerto ha raggiunto il suo apice. Marianne aveva introdotto il medley come il suo “junkies’ corner” , concentrato di una dolente nota autobiografica che domina quasi tutta la performance, certamente i suoi momenti più intensi, bellissimi.

Seduta su una enorme poltrona, il bastone appoggiato di fianco, la frattura del bacino ha trasformato la presenza scenica di Marianne – da sempre minimale nei movimenti ai limiti della fissità (guardare la prima esecuzione televisiva di As Tears Go By per credere) e nell’approccio emotivo più che fisico alla performance e al coinvolgimento del pubblico (agli antipodi insomma della proverbiale frenesia del celebre ex fidanzato) – ha trasformato questa presenza in una sorta di strana evocazione dell’ultimo Solomon Burke. Ma è un’altra Musica dell’Anima quella di Marianne, e un altro nero.

E non è tanto la boutade in tema Halloween con cui ha riproposto Witches’ Song a fare testo, quanto l’urgenza e l’impeto nell’interpretazione dei brani dell’ultimo album tra cui spiccano Mother Wolf e Falling Back e che solo a tratti soffrono l’assenza sul palco di Adrian Utley (Portishead) e Warren Ellis (Bad Seeds). Anche l’episodio più debole del disco, la cover filologica di The Price of Love, hit degli Everly Brothers nel 1965 risulta più efficace della parentesi “sixties” in cui Marianne sceglie per As Tears Go By un arrangiamento vintage invece di riferirsi alla versione ipnotica contenuta in Strange Weather del 1987 sospesa tra luce e ombra, struggente e malinconica ninna nanna.

E in bianco e nero il concerto si è chiuso con la sognante Who Will Take My Dreams Away scritta con Angelo Badalamenti per la colonna sonora de La cité des enfants perdus di Caro e Jeunet.

Maurizio Morganti
Maurizio Morganti
Maurizio Morganti: gli piace il blues, la musica dell'anima d'ogni genere, e i Rolling Stones.

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