venerdì, Agosto 14, 2020
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Night Beds – Ivywild: la recensione

È ormai noto l’aneddoto che ha spinto Winston Yellen a virare radicalmente lontano dalle influenze tradizionali del precedente Country Sleep per approcciare un delirante flusso di coscienza come quello di Ivywild. L’origine è quindi nella decostruzione dei generi operata da Kanye West con il suo Yeezus stimolo per lasciarsi alle spalle il cantautorato più spiccio, stanco di sembrare un emulo di “Elliott Smith o Ryan Adams”, come ha avuto modo di dichiarare il nostro. Ma al di là delle intenzioni, contano i risultati e Ivywild sembra avvicinarsi maggiormente all’evoluzione dell’R&B, tra groove e derive sperimentali, per come lo abbiamo ascoltato attraverso artisti come Frank Ocean e per certi versi anche il Justin Timberlake di FutureSex/LoveSounds.

Se c’è una connessione con il passato, questa è del tutto attitudinale e si lega alla capacità di Yellen nel costruire momenti notturni dal grande potere evocativo. Era così per le ballad di Country Sleep, è così per questo album, che sposta oltre il senso confessionale delle liriche immergendole in uno scenario ancora più malinconico, con mezzi diversi da quelli della tradizione folk.

La definizione dello stesso Yellen di “sad sex jams” è del tutto pertinente, se si pensa che lo sfondo è quello di una relazione arrivata alla fine, ma al di là delle descrizioni a mezzo stampa, sorprende il coraggio con cui il progetto Night Beds si riconfiguri così radicalmente sulla breve distanza, elaborando una relazione in progress con l’arte del songwriting. Ivywild è una continua decostruzione degli elementi fondativi di un brano nel suo specchio evocativo, tanto da restituire perfettamente l’equilibrio imperfetto tra sensualità del groove e la deriva malinconica indicata dallo spaesamento urbano, estremi entro il quale si muove tutto il nuovo lavoro di Yellen, estenuante e immediato allo stesso tempo, prendere o lasciare.

Night Beds – Tide Teeth

Donatella Bonato
Donatella Bonato
Veneta, appassionata di tutti quei suoni che alterano la percezione, si è laureata in storia dell'arte nel 2010 e alterna la scrittura critico-musicale al lavoro per alcune fondazioni storiche.

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