mercoledì, Novembre 25, 2020

The Budos Band – Burnt Offering: la recensione

The Budos Band è un ensamble strumentale di Staten Island giunto al quarto full lenght, il primo dopo quattro anni di silenzio e anche l’unico ad avere un vero e proprio titolo, rispetto all’abitudine del combo a pubblicare i propri lavori con la sola indicazione di un numero progressivo. Ispirati all’afro funk, al soul più tirato in versione blaxploitation e quindi sostanzialmente legato all’impatto violento della sezione fiati e di una sezione ritmica strappamutande, ma anche al proto metal con un amore incondizionato per i Black Sabbath confermano queste tendenze con un album il cui artwork, disegnato dal batterista Brian Profilio, ha più di un riferimento all’epica oscura della band di Osbourne, Iommi, Butler e Ward.

Burnt Offering contiene dieci tracce attraversate dal solito groove funk ma con una propensione chitarristica molto più fuzz e psych rispetto al passato, tanto da risultare l’uscita più potente dei nostri dagli esordi a questa parte. Rimane intatto l’amore per il jazzin’ spontaneo e tribale di Fela Kuti (Magus Mountain, Tomahawk) immerso in una tempesta elettrica che fa pensare per certi versi a quella fusione tra black music e hard rock operata dai Funkadelic di George Clinton, ma con una compattezza maggiore che allude a tutto il repertorio black cinematico di autori come Quincy Jones, Curtis Mayfield, Bobby Womack (una su tutte, Shattered Winds).

Ma tutta l’elettricità che gravita intorno a Burnt Offering non è solo quella di un “grindhouse” black primi settanta, perchè la tendenza hard-prog è quella che fonde perfettamente i guerrieri elettrici al groove di matrice ossessiva e ritualistica, non solo i Sabbath ma anche certi Deep Purple, Alice Cooper e naturalmente i Blue Cheer; fiati allora ma anche la presenza costante dell’organo, un basso fuzz pompato al massimo e il breakbeat di scuola Rick Rubin. Registrato in presa diretta e dal vivo, il nuovo album di The Budos Band è una festa totale, gaudente e lisergica allo stesso tempo; da non perdere.

Ugo Carpi
Uogo Carpi ascolta e scrive per passione. Predilige il rock selvaggio, rumoroso, fatto con il sangue e con il cuore.

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