Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Al via la prima edizione dell'atteso Lattex Plus Festival, una tre giorni di musica elettronica e arte digitale nei bellissimi scenari naturali di Villa Solaria a Sesto Fiorentino e presso La Spiaggetta dell'Arno a due Passi da ponte Vecchio. Tra i protagonisti ci sarà anche Herva. In attesa del suo set ed incuriositi dalla sua storia, già ricca di svolte e di soddisfazioni, lo abbiamo contattato per farci raccontare direttamente dall’interessato qualcosa su di lui e la sua musica 

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Si svolgerà dal 14 al 16 luglio la prima edizione di LattexPlus, festival Open Air dedicato all’elettronica e alle arti digitali di scena nella davvero splendida cornice naturale di Villa Solaria a Sesto Fiorentino (Firenze) e presso la Spiaggetta in riva all’Arno vicino a Ponte Vecchio.
L’organizzazione che è diventata un punto di riferimento importante per il clubbing fiorentino da almeno sette anni promuove quindi un progetto unico nell’area metropolitana fiorentina, sul modello illustre della Bayreuth Wagneriana, dove la scelta della location e la fusione di arti diverse tenderà a creare un insieme unico.

#PastInTheFuture è l’hashtag della manifestazione, a conferma di un ponte tra il futuro e l’illustre passato rinascimentale della città che ospita la manifestazione.

Gli ospiti della prima edizione saranno Actress, Ellen Allien, Hunee, Answer Code Request, Jeremy Underground, Octave One (live), Palms Trax, Awesome Tapes From Africa, Virgo Four (live) e Herva

Proprio Herva sarà ospite della serata di venerdi 14 luglio. Il suo ruolo potrebbe sembrare quello del local hero, inserito all’interno del festival fiorentino per dare spazio anche a realtà della scena cittadina. Chi avrà la fortuna di assistere alla serata e al suo set capirà invece che il giovane musicista ha tutte le carte in regola per stare sul palco al fianco di grossi nomi come Actress ed Octave One. A certificarlo è già stata ad esempio la Planet Mu, etichetta di culto dell’elettronica internazionale, che l’ha voluto nel suo roster già con due dischi in cui il nostro ha dimostrato di avere un approccio molto personale e sperimentale verso la composizione e il suono. In attesa del festival ed incuriositi dalla sua storia, già ricca di svolte e di soddisfazioni, abbiamo dunque contattato Herva per farci raccontare direttamente dall’interessato una carriera così interessante. Ecco cosa ci ha rivelato.

Benvenuto su Indie-Eye. A breve ti esibirai al LattexPlus Festival di Firenze, che è la città in cui sei cresciuto. Cosa dobbiamo aspettarci dal tuo show?

Ciao ragazzi, piacere di conoscervi! Non so nemmeno io cosa aspettarmi. Facendo un dj set la direzione che prenderò sarà totalmente influenzata dalla situazione e da quello che avrò voglia di suonare in quel momento.

Qual è il tuo legame con Firenze? Come ha influito la città sulla tua crescita musicale?

Con Firenze ho sempre avuto un legame di amore e odio. Nell’ultimo periodo tendo a non frequentarla più di tanto, abitando fuori città. È una città viva dal punto di vista creativo, ci sono molte persone interessanti e veramente ricche di talento, tuttavia è un po’ chiusa e spesso poco curiosa. Far conoscere il “nuovo” non è un processo semplice e privo di sforzi! A livello di crescita musicale, Firenze mi ha permesso di entrare in contatto con realtà come Bosconi Records e tutto il suo gruppo che sono state fondamentali per il mio percorso, di questo le sono grato.

Vorrei farti qualche domanda sulle tue ultime uscite, “Hyper Flux” e “Smania”. I due dischi, un album e un EP usciti a pochi mesi di distanza l’uno dall’altro, sono collegati in qualche modo? O sono frutto di due periodi e di due modi di lavorare differenti?

Non ci vedo un collegamento fra le due uscite, anche se le tracce sono state prodotte in periodi simili.

Di “Smania” mi hanno colpito i riferimenti diretti, se non sbaglio per la prima volta nella tua produzione, alle tue origini africane, in “Abidjan Traffic” e in “Afro Sweep”. Cosa ti ha spinto a fare questo passo?

Niente in particolare, ho dato quei titoli perché le sonorità mi richiamavano quelle immagini. Associo la musica a dei titoli che per me sono in grado di descriverla al meglio, tutto lì.

In queste due uscite, in particolare su “Hyper Flux”, c’è stato spazio anche per strumenti “veri”, ad esempio in “Multicone” o in “Solar Xub”. Come mai questa scelta?

Il fatto è che provenendo dalla “musica suonata” (per la precisione batterista) ultimamente ho sentito la necessità di inserire anche strumenti suonati: è molto divertente e i calcolatori oggi non sono ancora in grado di emulare la complessità armonica della natura. Oltretutto ne ho la casa piena quindi era solo questione di tempo prima che iniziassi a integrarli nelle produzioni.

In generale ascoltando ogni tua produzione ci si trova al centro di forze centripete che spingono in diverse direzioni, raramente un brano è simile all’altro. Alla fine però si capisce o almeno intuisce di aver ascoltato qualcosa di compatto, con un mood e una direzione. È ciò che cerchi di ottenere?

Penso che derivi dal fatto che nonostante le diverse sonorità le tracce sono tutte accomunate dal mio gusto personale. Sinceramente non ho questo obiettivo quando vado in studio, però mi fa piacere sentirvelo dire!

Ad esempio, come hai scelto i brani da inserire in “Hyper Flux”? Sono nati come un corpo unico o sono figli di diverse sessioni poi confluite in un progetto unico?

Sono figli di diverse sessioni, nell’arco di 2 anni circa. Ho un approccio “no stress” alla produzione, ovvero mi prendo il tempo necessario per le cose e vado in studio solo se ne ho realmente voglia. Molto tempo lo passo a curare, modificare lo studio che è comunque una fase di “pre produzione” fondamentale nel mio processo, questa può durare mesi quindi l’arco temporale della musica selezionata nelle mie uscite spesso è piuttosto ampio.

Hai collaborato con diverse etichette in questi anni. Due album ad esempio sono usciti per la Planet Mu, una garanzia di qualità nel vasto mondo elettronico odierno. Come sei arrivato a collaborare con loro?

Sono entrato in contatto con loro mandano una demo, nulla di più. Mike Paradinas fa molto lavoro di A&R: è uno di quelli che ascoltano davvero.

C’è qualche artista in particolare nella scena odierna con cui senti di avere qualche affinità?

Sinceramente non saprei, penso siano considerazioni fattibili solo dall’esterno. Non mi sento affine a qualcuno nello specifico. Giro a voi la domanda: a chi pensate io possa essere affine?

Stai già lavorando a nuove uscite? Che direzioni intendi far prendere al tuo suono prossimamente?

Al momento mi sto concentrando su etichette come Planet Mu e All City Dublin. Per quanto riguarda il suono invece sto costruendo il mio nuovo mixer, sarà la chiave di volta dello studio. Quando sarà finito la direzione che prenderanno le mie produzioni non è possibile prevederla, però so per certo che sarà un passo pazzesco.

 

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi

Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.