Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Parola Vera è la sigla che lega l'esperienza di Mattia Verani alla musica, alla strada e ad un'esperienza che ha poco a che vedere con i cascami della scena trap italiana. Rapper potentissimo, vicino alla crew fiorentina Tullo Soldja è tornato con il video di "Porta Rispetto". Per conoscere da vicino scelte sonore ed estetiche, abbiamo intervistato "Parola Vera" e il videomaker CPDSGNJOINT che ha firmato la clip "iperbolica" di "Porta Rispetto", vicina ormai alle 90.000 visualizzazioni 

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La rabbia di Mattia Verani è parola autentica. Rapper fiorentino con il moniker di Parola Vera, comincia ad avvicinarsi al genere nel 2006, contribuendo a fondare la crew Tullo Soldja, la cui vocazione è sempre stata quella dello street rap. Il suo primo lavoro solista si intitola “Parole Vere”, risale al 2013 e contiene una collaborazione con Inoki. Una “nobiltà di strada”, per parafrasare il titolo del terzo album di Fabiano Ballarin, che attraversa tutta la parabola artistica di Verani, sempre strettamente connessa all’esperienza diretta. Dopo un periodo difficile torna in studio e registra una serie di singoli tra cui “Southside” con il featuring di Nanne, “Bad to the bone” e “Carnal” con quello di Tierre. Alcune vecchie registrazioni vedono la luce nel 2019, tra cui l’EP “Dalle Sbarre”, registrato durante il 2016 insieme all’Orkestra Ristretta, uno dei progetti laboratoriali di Massimo Altomare e Temporeale, realizzato all’interno della Casa Circondariale di Sollicciano e parte di una concezione del carcere, difficilmente praticabile in Italia, che si immagina soluzioni alternative più inclusive, diametralmente opposte dalla percezione punitiva che ha contribuito a creare delle brutali colonie penali di cemento.

“Parola Vera” dallo scorso marzo è sotto l’etichetta Dome Recordings e per veicolare la sua musica ha pubblicato una serie di videoclip negli ultimi cinque mesi, tutti diretti da CPDSGNJOINT, sigla che ricorre spesso nelle produzioni video e nella promozione d’immagine dello street rappper fiorentino, ma anche nei lavori delle crew Tullo Soldja e Iron Flies Army.

L’impatto è potentissimo e ha poco a che vedere con i cascami della scena trap italiana attuale; il “romanzo” e la narrazione di Mattia Verani si lega ad un’esperienza di vita e non nasconde niente, proprio per questo ci sono venuti in mente esempi francesi e statunitensi “old school”, quando il contatto con la strada, con tutte le sue contraddizioni, era territorio creativo ed espressivo vibrante e in ebollizione.

Per conoscere da vicino le scelte espressive ed estetiche che gravitano intorno all’universo di Mattia Verani, alias “Parola Vera”, lo abbiamo intervistato, insieme a CPDSGNJOINT per quanto riguarda la lavorazione di “Porta Rispetto”, l’ultimo video pubblicato dal rapper fiorentino.

Parola Vera – Porta Rispetto, il videoclip ufficiale diretto da CPDSGNJOINT

L’intervista a Mattia Verani, alias Parola Vera

Hai avvicinato il rap insieme alla crew Tullo Soldja con cui hai lavorato a lungo, cosa ti ricordi di quell’esperienza e in che modo è stata formativa per te?

Sai come si dice no? la prima volta non si scorda mai!!
Con la Tullo Soldja, ma se vogliamo essere precisi ancora prima con Nanne, mio compare da sempre, ho scritto le prime rime e ho avuto i primi approcci al mic. È stato la base per me, Tullo non è solo una crew, è una famiglia. Gli anni passano ma anche se non siamo più a casa di Pupet a scrivere e reccare ogni giorno come 10 anni fa, siamo sempre uniti.

Parola Vera come esperienza solista come nasce e cosa è accaduto, artisticamente e personalmente, durante il periodo che separa la tua attività solista da quella condivisa con la crew?

La scelta solista è stata naturale e spontanea, dopo anni di carcere la voglia di rimettermi in scena era forte. Comunque durante gli anni di detenzione non sono stato del tutto inattivo, insieme ad altri detenuti abbiamo realizzato due dischi nel laboratorio di musica a Sollicciano.

Per suoni, scelte e attitudine il tuo modo di scrivere musica è molto lontano dalla scena trap corrente. Si respira una diversa inquietudine e una maggiore partecipazione alle storie che racconti. E’ così?

Ascolto la trap come il rap, vengo dalla vecchia scuola, ho lo stampo rap old school diciamo. Nonostante tutto sto cercando di sperimentare suoni e metriche nuove, diverse. In questo disco ci saranno delle novità, devo ringraziare Pasha, un producer della new generation con cui mi sono trovato subito in sintonia. Sicuramente la galera ha influito anche sul mio rap, diciamo che è cambiato il processo creativo, ma soprattutto la finalità. La mia “inquietudine” nasce dalla voglia di riscatto sociale e di dar risalto a una realtà diciamo “a km 0”.

C’è una scena internazionale che in qualche modo è fonte di ispirazione per la tua musica? Per esempio, per impatto e forza ci è venuto in mente il “political rap” statunitense degli anni novanta, ma anche quello francese “arrabbiato” nato dalle banlieue grazie a NTM e Joey Starr….

Ascolto veramente poco il rap italiano, le mie influenze si rifanno alla scena latino/americana, artisti come Santa Fe Klan, Chato 473 e Neto Peña ad esempio, ma
anche le realtà Francese e Tedesca mi affascinano come la Grime e la UK Drill Inglesi, diciamo che amo l’hardcore in tutte le sue forme. Per quanto riguarda la politica cerco di tenerla sempre fuori dalla mia musica, non faccio propaganda politica, la schifo tutta…
Il mio suono sta cambiando, ma non cambiano i contenuti.

C’è molta rabbia, violenza e anche dolore nei tuoi testi. Al di là dei riferimenti ad un genere, trapela una visione urbana molto diversa dalla finzione e dalle posture correnti. Come hai vissuto e vivi la città di Firenze e come hai messo in relazione la tua visione della città con la tua musica?

Firenze è la città mia e dei miei cari, il mio primo tatuaggio è stato il nome di Firenze in latino sull’avambraccio e il calcio storico fiorentino è una tradizione di famiglia. Sotto questo punto di vista abbiamo lasciato un bel segno in questo nobile sport, io personalmente non ho avuto l’onore di scendere in piazza per le normative sui pregiudicati recentemente introdotte, chissà se un giorno toglieranno queste regole. Amo la mia città, ma purtroppo questa è una realtà strana, poco inclusiva, dove le persone tendono a fare ” il proprio” e a causa d’invidia, infamità e mancanza di rispetto non si è mai creata una vera unione, una scena. A mio parere oggi le cose stanno cambiando. Credo che un’aria nuova stia tirando per le vie dei quartieri e delle borgate, c’è voglia di un riconoscimento a livello nazionale, FIRENZE non ha niente da invidiare ad altre città.

In “Southside” c’è un verso molto forte: “Dal palco alla cella, la strada mi chiama”. Ciascuno immagino darà la propria interpretazione, ma è come se tu dicessi che il Palco e il Carcere sono in fondo un teatro, forme diverse di rappresentazione, mentre l’unica verità è possibile trovarla solo con la strada. E’ così?

Esattamente, la strada è l’unico specchio che riflette ciò che siamo, se lupi o pecore, ma voglio dire una cosa; se uno è vero lo è ovunque si trovi, sia il palco la cella o la strada.

“Porta rispetto” introduce il tuo progetto solista, che coinvolgerà Inoki ed Emis Killa. Puoi anticiparci qualcosa e raccontarci come si è articolata la collaborazione con loro?
Il brano è coprodotto da Pupet, come si è svolto con lui il lavoro sui suoni, che tra l’altro ci sembrano curatissimi. Raccontaci un po’ la produzione, come ottieni alcuni suoni, dove e come registri?

A me piace conoscere le persone per capire il lato umano che poi “dovrebbe” riflettere anche quello artistico. Purtroppo sappiamo che non sempre è così, quindi preferisco conoscere le persone e capire come sono, con Inoki ho passato serate indimenticabili, ho conosciuto il padre, abbiamo condiviso divani a casa di gente e centri sociali. Con Emis ci siamo ritrovati tramite l’aiuto di Zanna, dopo anni che facemmo un live assieme, da subito il rispetto reciproco ha creato un legame che dopo quasi 10 anni si è consolidato in una amicizia fraterna. Come mi disse Emis una sera, un Bro rimane un Bro anche se passano anni. Da qui l’onore di invitarli nel mio disco come fratelli.

Quali sono gli spazi a Firenze dove poter produrre, raccontare e suonare la tua musica?

Purtroppo a Firenze la realtà dei live come quella degli studi è sempre stata piuttosto limitata, ma qualcosa sta cambiando. Di recente ci sono diverse iniziative legate all’urban music e ora che il genere strizza l’occhio al mainstream, tanti locali che un tempo lavoravano esclusivamente con la techno si sono riconvertiti a club, di conseguenza si stanno creando situazioni interessanti. Per quanto mi riguarda l’ultimo live l’ho fatto meno di un mese fa presso il Fullup al “Pasha the party”, un evento creato dal mio producer per la scena fiorentina.

L’underground fiorentino per quanto riguarda la street music, l’hip hop, il rap, la dubstep e altre contaminazioni, è molto diverso da quello di altre città, è meno legato alle mode del momento e più vicino alla ricerca e alla sperimentazione sonora. Penso al ruolo di Numa Crew e a quello di Tullo Soldja. Cosa ne pensi? E’ un territorio fecondo e ricco di stimoli secondo il tuo punto di vista? E’ una scena compatta oppure frammentata?

Io e Pupet abbiamo un passato di sofferenza simile e come spesso succede la sofferenza unisce, con noi oltre ad averci uniti, ha potuto far in modo che i gusti delle sonorità siano gli stessi, un rapper e il proprio producer devono conoscersi per capirsi al meglio nelle collaborazioni. Pupet è famiglia ormai da anni è viene tutto ormai da se…

Anche Lorenzo “Orso” Orsetti gravitava intorno alla Tullo Soldja. Hai un ricordo di lui da condividere?

Orso è e sarà sempre un fratello, abbiamo tutti noi “vecchi” Tullo lo stesso tatuaggio che ci ha legati indissolubilmente per la vita, anni passati a dormire, produrre e reccare a casa di Pupet. Voglio parlarti di un evento divertente che solo i più stretti si ricorderanno; la sera che Marracash fece alla Flog uno dei suoi primi live importanti, con il tour di Badabum Cha Cha, noi tutti eravamo nel privè e a fine serata da lui a fare “festa”. Immaginate la situazione, ad un certo punto perdiamo di vista Orso che, per usare un eufemismo, aveva all’incirca bevuto il bar, poco dopo lo troviamo a vomitare nel cestino del privè, la faccia degli addetti ai lavori fu impagabile, ahahaha, Orso era anche questo, un animale da party, uno di noi, uno come noi, ma che alla fine ha scelto un ideale come vita. E questo lo farà vivere per sempre. (N.d.r. – Lorenzo Orso Orsetti, ha combattuto fianco a fianco con i curdi dell’YPG (unità di difesa del popolo curdo) contro la violenza dell’Isis)

Porta rispetto, il videoclip. Uno statement di CPDSGNJOINT

Per il video di “Porta rispetto” abbiamo cercato di realizzare una veste visiva fortemente aderente al pezzo. Una traccia così energica, di una violenza quasi cinematografica, ma comunque dalla forte matrice street, ci ha portato ad ideare insieme a Mattia un contenuto video sulla linea stilistica dello “street video”, ma con una componente fortemente citazionistica. Volendo inserire un nostro piccolo omaggio al cinema di cui siamo appassionati, abbiamo approfittato dell’uscita in coincidenza con “Halloween” per omaggiare
alla nostra maniera i classici dell’Horror e del Pulp. Oltre al montaggio misto di ripreso e scene cult del genere, ho optato per una color iper-satura volutamente “sporca”, tinte
orange e grana dust, una non troppo velata citazione alla stilistica di Robert Rodriguez. Il montaggio è ritmato, sincopato, l’alternarsi di labiale e immagini aderenti al cantato punta a proiettare lo spettatore in un film, la storia di PV che, per assurdo, è estremamente reale. Buona parte del video è stata girata a Sorgane (Firenze), quartiere di nascita di Mattia (presente in quasi tutti i suoi video), i restanti shots presso Il Full Up Club, integrato con delle scene di un live tenutosi di recente ed infine Ninotchka, negozio di abbigliamento al quale spesso ci appoggiamo per instore ed eventi. La componente quartiere è estremamente importante e rappresentativa nell’immaginario di Parola Vera, Ha voluto portare il binomio vecchia e nuova generazione della sua zona integrando sia i più giovani, la new generation, che i compagni di sempre come Mitch (amico di vecchia data di PV, presente in quasi tutti i suoi video) e Karim, atleta Italo-Tunisino, promessa della boxe Italiana che sta facendo parlare di se per meriti sportivi. Gli elementi classici della vision rap, come strada, antirazzismo e senso di appartenenza al quartiere, sono saggiamente mescolati a elementi cinematografici, spesso iperbolici nella loro violenza. Porta Rispetto è stato integralmente girato a mano libera con un obiettivo medio, segue la linea “street” dei video girati precedentemente con l’artista, creando un filo conduttore che porterà alla prossima uscita, presto avrete novità.

Un ringraziamento a Homerun Promotion e Chiara Cinti

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.