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Francesca, Alice e Matilde sono le Fra'n'co, vengono da Firenze e sono tra le 30 band selezionate per la 29/ma edizione del Rock Contest di Controradio. Ospiti della prima eliminatoria prevista per il 24 ottobre al Combo Social Club, le abbiamo intervistate per conoscere da vicino la loro musica 

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Le Fra’n’co sono Francesca, Alice e Matilde. Le prime due, dopo essersi conosciute durante gli anni di studio nell’ambito della musicoterapia, decidono di suonare insieme a partire dal 2013. Alla voce, alle chitarre e ai synth si aggiungeranno in seguito le pelli di Matilde, fino a definire il sound della band, tra pop, lievi influenze new wave e una propensione al racconto spontaneo e intimo.
Il loro progetto è tra i 30 selezionati dal Rock Contest di Controradio e avrà la possibilità di esibirsi il prossimo 24 ottobre, in occasione della prima eliminatoria del noto concorso fiorentino, dove si esibiranno anche Margo Sanda, FOGG, Redtree Groove, Dust & The Dukes, Le Mosche.

Per conoscere da vicino la musica delle Fra’n’co le abbiamo intervistate

Partiamo dal nome. Fra’n’co. L’uomo comune, come scrivete nella vostra scheda stampa, ma con questo spelling che allude ad uno dei modi per scrivere rock’n’roll. Era questa l’ìntenzione?

L’intenzione iniziale era quella di far coesistere due concetti: Fra and co. inteso come Francesca, il resto della compagnia di Alice e degli altri strumenti di cui inizialmente la sala era piena. Portavamo in sala prove di tutto: xilofoni, djembe, tastiere Casio che funzionano a pile, di quelle che usavamo da bambine, chitarre ed infine effetti. Sembrava una setting di musicoterapia, da cui arrivavamo a fine giornata. Poi piano piano ci siamo rese conto che non volevamo alludere ad un “frontman” ma a una qualsiasi persona che parlava a nome di tutti; e li è arrivato Franco. Tutti e nessuno. Un po’ Pirandelliano?

Alice e Francesca vengono dall’ambito della musicoterapia. Ci raccontate quanto questo contesto vi ha spinto a creare la vostra musica, fuori dall’ambito più strettamente didattico?

La musicoterapia non è una disciplina didattica, ma rientra nell’ambito delle terapie complementari in situazioni di disagio e disabilità. Qui si apre un varco che riguarda la nostra professione, rispetto alla quale non facciamo alcun riferimento in senso lato; percorrerla e studiarla insieme ci ha condizionato moltissimo. Durante i lunghi seminari e le lezioni di improvvisazione clinica siamo entrate in contatto con parti profonde di noi e in mezzo a tanti compagni di corso è nata una sorta di storia d’amore tra i nostri suoni. Per non parlare del profondo rapporto di amicizia che è nato. Insomma adesso non possiamo più stare lontane. Infine questo percorso vissuto insieme ci ha fatto cambiare radicalmente la concezione di suono e di musica.

Poi si è aggiunta Matilde, siete quindi diventate un trio tutto al femminile, per caso e senza definire a priori questa impostazione?

Quando eravamo un duo sentivamo che mancava qualcosa e abbiamo provato alcuni batteristi, trovando Max. Abbiamo suonato per qualche mese insieme ma poi per divergenze abbiamo deciso di salutarci. Matilde, nostra amica da anni, venne a suonare in sala prove con noi per puro caso e  in quel momento abbiamo sentito che era il tassello mancante. Non ci piace definirci band femminile: una band di uomini si definisce band maschile? e una band mista, si definisce “band mista”?

(n.d.a. per una definizione storica di “all-female-band” rimandiamo alla relativa pagina wikipedia, mentre per quanto riguarda la contrapposizione “storica” e “politica” tra all-male-band e all-female-band, consigliamo questo articolo di Claire Fallon scritto per l’Huffington post)

Il vostro mondo sonoro mi sembra prenda le distanze, per temi e impostazione, da qualsiasi postura “riot”

In realtà crediamo che non sia una nostra attitudine, quella della “riot” la vediamo più come una fase adolescenziale ormai passata da anni. Cerchiamo l’essenziale, il lato spontaneo e intimista della nostra musica.

Fra’n’co – La casellante – Visual di: Valentina Marinelli

C’è molto più power pop al femminile degli anni novanta, quello che puntava alle stratificazioni sonore e al racconto intimo. Vi ci riconoscete?

Non ci riconosciamo in nessun posto. I nostri gusti musicali sono diversissimi: dal prog anni ’70 al cantautorato, dal grunge all’indie. Viene fuori un minestrone che non sapremmo proprio come definire, ma che ci rappresenta molto bene.

Oltre alla componente “power” come ne “La casellante”, c’è una dimensione più “wave” legata all’uso delle tastiere che occupa una parte importante anche rispetto alle chitarre; è un aspetto essenziale per voi questa elettronica “soft”?

La componente wave è il nostro minimo comune multiplo. Ci affascina molto il contrasto tra acustico e il sintetico.

Come avete lavorato alla produzione dei suoni, da sole o con un produttore artistico che vi ha seguite?

Siamo autoprodotte e la scelta dei suoni è il frutto di intere giornate e notti passate davanti a programmi di musica e tastiere, tastierine a pile e chitarre senza corde.

Come nasce un brano delle Fra’n’co?

I brani nascono di getto in seguito a forti emozioni da far uscire urgentemente, per evitare l’esplosione. Poi c’è il momento della condivisione, dove il brano prende forma e subisce l’influenza di tutte le componenti.

I tre video che avete realizzato sono in realtà forme espressioniste ed astratte create dalla Visual artist Valentina Marinelli, che ha curato anche l’artwork del vostro EP. Ci raccontate la collaborazione con Valentina e la scelta di utilizzare i suoi motivi visuali al posto di un videoclip tradizionale?

Valentina è una Visual Artist che si è innamorata del progetto Franco, noi ci siamo innamorate dei suoi lavori. Così è nata una collaborazione tra arte visiva e musica. Crediamo molto in questo binomio e sarà un elemento che introdurremo nei nostri futuri live come componente integrante. Valentina per noi è la quarta Frenk.

Il rock contest, noto per la sua connessione con una rete produttiva importante, non è come gli altri concorsi per emergenti. Per quale motivo avete deciso di partecipare e cosa vi aspettate di ricevere in termini di energie e possibilità?

Abbiamo scelto il RockContest perché crediamo che sia uno dei pochi contest che offra veramente la possibilità ai gruppi di emergere senza doversi vendere. Uno dei pochissimi luoghi competitivi davvero genuini. Speriamo di riuscire a  portare avanti il nostro progetto perché ci crediamo con tutte noi stesse e rincorriamo da tutta la vita il sogno di vivere di musica.

Fra’n’co, la scheda sul sito ufficiale del Rock Contest

Le Fra’n’co, acustiche sul fiume

 

Stefano Bardetti

Stefano Bardetti

Stefano Bardetti, classe 1974, ascolta musica dai tempi appena precedenti al traumatico passaggio da Vinile a CD; non ha mai assimilato il colpo e per questo ne paga le conseguenze.