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Con un cantante originario di Liberville in Gabon e altri tre musicisti fiorentini, i Malibu Supersonic propongono una miscela esplosiva a base di funk, che lascia la porta aperta agli anni settanta, alla trap, al nu soul e alla house degli anni novanta. Per goderseli pienamente, l'appuntamento è per il 31 ottobre al Glue di Firenze in occasione della quarta eliminatoria del Rock Contest, dove i Malibu Supersonic si esibiranno insieme ad altre cinque band. Per l'occasione, li abbiamo intervistati 

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Si fa presto a dire Funk. Quello dei fiorentini Malibu Supersonic è il frutto di una commistione di stili e latitudini davvero stratificata ed extra-continentale, a partire dal frontman, Joy, proveniente da Liberville in Gabon e vicino all’esperienza delle sonorità nu soul e trap. Insieme a Mattia, Filippo e Aldo, quelle suggestioni vengono elaborate attraverso la passione per il dancefloor settanta in una larga accezione, l’house anni novanta e altre declinazioni elettroniche, oltre ad un ventaglio di sonorità che alla fine trovano una casa comune nella filosofia della Jam.
Ma non è tutto, perché l’elemento etnico, certa world music e altri ritmi, provenienti anche dalla cultura araba, si innestano in questo progetto immediato, potente, ma assolutamente affascinante e originale.
Per soddisfare qualsiasi voglia di groove, l’appuntamento è per il 31 ottobre presso il Glue di Firenze per la quarta eliminatoria del Rock Contest Fiorentino, dove i Malibu SuperSonic si esibiranno insieme ad altre cinque band.
Per l’occasione, li abbiamo intervistati:

Per consultare tutte le interviste e i contenuti speciali dedicati ai 30 ospiti del rock contest fiorentino, Indie-eye, media partner del festival, ha aperto una sezione specifica da questa parte: Rock Contest 2017, tutti i contenuti 

Malibu Supersonic in rete

La vostra musica è un melange di stili tra diversi continenti. La base è a Firenze ma il “funk” e l’anima del progetto sono davvero extra-continentali. Raccontateci chi siete e quali strumenti suonate, una presentazione dei componenti della band e la vostra formazione insomma, chi sono Joy, Mattia, Filippo e Aldo, cosa fanno e da quale background provengono

Esatto, ognuno proviene da esperienze con generi musicali diversi. Joy, il frontman, nasce e cresce a Libreville in Gabon, inizia a cantare durante l’adolescenza e partecipa a svariati progetti, sia come corista che come voce principale per alcune produzioni, è il new soul, con un pizzico di trap, che contraddistingue il suo apporto al progetto. Mattia ha studiato basso elettrico al Siena Jazz, prima dei Malibu ha maturato una lunga esperienza in progetti alt rock, prendendo come spunto un ventaglio di artisti che spazia dai radiohead ai Tool, Mattia è lo starting point del nostro processo creativo, sebbene provenga da generi che prediligono l’introversione di accordi e di distorsioni, le sue mani riescono a sviluppare dei groove da cui è difficile trattenersi dal ballare. Filippo inizia a prendere confidenza con la musica come DJ nella primissima adolescenza, sempre circondato da strumenti in casa, il padre tieni conto ha sempre suonato il basso ed il contrabbasso, decide quindi di approfondire la chitarra ed inizia a studiarla. Dopo diverse esperienze in progetti di stampo prevalentemente grunge decide di amalgamare in quello che fa il suo genere prediletto, l’elettronica. Aldo è il producer con le bacchette. Dopo un’esperienza decennale con un progetto indie-pop decide di dedicarsi alla musica che lo emoziona maggiormente, il soul. Scolandosi tutti gli EP di Barry White da ragazzino, grazie al padre, matura un’istintiva capacità di produrre nu soul e funky-beat, legata ai giganti contemporanei di questi generi. È lui a cucinare la ricetta elettronica dei Malibu Supersonic.

Caraibi, Africa, tutte le americhe e un pizzico di britishness alla Jamiroquai se si può dire, il sole è il minimo comun denominatore mi par di capire, come mai?

È stata la spontaneità delle jam in sala prove a portarci al “sole”, non ci siamo mai posti limiti di genere. La voglia di divertirci e, soprattutto, di far divertire il pubblico ha posto le basi per suonare insieme. Se la nostra musica fa ballare noi sul palco speriamo che riesca a far muovere anche chi ci viene a sentire.

C’è una componente elettronica piuttosto radicata nella vostra musica, tra le tastiere, la bassline e le chitarre emergono campioni più vicini alla house music. Cosa vi piace dell’elettronica e cosa no?

Filippo: In realtà tutto, o meglio, tutto ciò che riesce a far muovere le anche di chi lo ascolta. Personalmente ho iniziato a mixare dischi nei primi 2000 ed era il tempo della house di spiller, dei daft punk e dei classiconi dance dell’estate, credo che mi sia rimasto dentro qualcosa di quel periodo. Aldo viaggia più su influenze come Anderson Paak, The Internet e Honne, quindi possiamo dire che l’elettronica ci avvolge in ogni modo, analogica, digitale, suonata o campionata.

Dancefloor settanta. Una dimensione importante per voi?

Certo, da quella funky di Curtis Mayfiled, di cui faremo un cover nei prossimi live, fino agli Chic e Barry White, insomma.. ci rivediamo spesso i video di soul train.

Nu soul e trip-hop?

Più nu soul, in realtà abbiamo anche cercato un quinto elemento che mettesse le rime alla tricky ma non lo abbiamo ancora trovato

Il lavoro in studio. Quali progetti avete e quale dimensione produttiva state cercando, anche al livello di produzione artistica. Farete da soli oppure….?

Gran parte della produzione la facciamo in casa, in cui però abita anche Andrea Messina che ha fatto i missaggi e sta preparando proprio ora il master nel nostro primo EP. Sarà composto da 6 tracce inedite, con cui cerchiamo di farci conoscere e trovare un po’ di live per la stagione.

La scena italiana e in particolare fiorentina legata alla cultura black, al trip hop, si sta muovendo in vari modi, recuperando quei suoni che nei decenni 80 e 90 erano rinati soprattutto in inghilterra mettendo insieme il calore del soul e la matematica dell’elettronica. Lo sentite questo fermento in città, ci sono altri gruppi dalle affinità simili con cui vi siete confrontati?

Si si certo, è un arricchimento di stile e di possibilità, fa molto piacere vedere influenze di oltremanica e oltreoceano nelle tendenze musicali italiane. Per quanto riguarda Firenze abbiamo visto diversi fermenti funky, soprattutto in quei locali in cui una volta si andava solo per sentire il dj mettere la chiavetta, non è una critica ma è semplicemente un elogio a chi cerca di proporre musica dal vivo, anche la chiavetta usb fa ballare le persone.

Ascoltando un pezzo come G.I.R.A.F.F.E. si capisce che le vostre scelte sono molto più ricche delle apparenze. Emergono ritmiche africane e arabe, world music insieme al funk e ai beat più legati alla nightlife. È così?

Si è così, l’incontro con Joy ci ha permesso di spaziare dalla west coast americana a quella africana, cercando di lasciarci influenzare da tutto ciò che c’è nel mezzo, la nostra intenzione è sempre la stessa,ballare e far ballare, quindi con la nightlife speriamo che ci si possa andare a nozze.

Perché Malibu Supersonic, raccontateci le origini del nome

Il nome è venuto fuori in sala durante una prova (come per molti del resto). Malibu ricorda quell’ora nel tardo pomeriggio in cui se ti trovi su una spiaggia con occhiali da sole e infradito ti senti in pace con il mondo e l’unico pensiero è se prendere un altro mojito o no (ovviamente si), mentre supersonic è quella punta di saturazione che esce dagli amplificatori di Mattia e Filippo, dagli acuti di Joy e dalla cassa di Aldo.

Il rock contest ha una caratteristica inimitabile. Premia le band inserendole in una rete professionale di livello. Non la solita targa da appendere in salotto, ma la possibilità di investire nella propria musica. Una cosa importante. Voi che cosa ne pensate?

È una bellissima iniziativa che, fortunatamente, milita ormai da anni a Firenze e nel resto d’Italia. Seguiamo sui social i gruppi che hanno vinto le scorse edizioni e stanno facendo veramente un bel lavoro, dai Manitoba agli handlogic, ragazzi che spaccano. Non essendo più di primo pelo abbiamo iniziato a suonare insieme con un’unica prerogativa: il divertimento, quello vero però, quello che non ti impedisce di fare “le cose a modo” ma che ti permette di andare in saletta con il sorriso e la spensieratezza di chi con la musica ci camperebbe volentieri, ma sa che non di sola passione si può riempire lo stomaco. E noi lo stomaco ce lo abbiamo bello largo. Si scherza, sarebbe una grandissima occasione poter investire sulla nostra musica per portarla in giro e farla crescere, il nostro obiettivo è suonare, comunque e dovunque, quindi ringraziamo il Rock Contest che ce ne da la possibilità.

Malibu Supersonic, la scheda sul sito ufficiale del Rock Contest 2017