venerdì, Agosto 14, 2020
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Seeyousound 2020 – “Soundies”, il videoclip interpreta la parte migliore di Internet: Intervista ad Alessandro Battaglini

Seeyousound, festival Internazionale di Cinema a tematica musicale diretto da Carlo Griseri, inaugura la sesta edizione domani 21 Febbraio 2020, al cinema Massimo MNC di Torino, per proseguire fino al 1 marzo con un programma ricchissimo tra concorso internazionale, rassegne e proiezioni speciali. Sono 24 le anteprime italiane e 3 quelle internazionali, entro un palinsesto totale di 64 appuntamenti e 99 film.
L’omaggio che la sesta edizione del festival dedica a Julien Temple, autore che prima di tanti altri ha stabilito una relazione feconda e ondivaga tra cinema e video musicale (n.d.r. su Julien Temple e Tin Machine)  è una delle numerose ramificazioni che idealmente dialogano con la sezione “Soundies“, curata da Alessandro Battaglini a partire dal 2019.
Interamente dedicato al videoclip, è uno dei sette segmenti che costituiscono l’anima di Seeyousound.
Oltre al concorso internazionale videoclip, che include venti opere realizzate nel 2019, provenienti da paesi come Norvegia, Kazakistan, Germania, Australia, Ucraina, Canada, Ungheria, Stati Uniti, Italia e Gran Bretagna, ci sono i tre focus della sezione “The Real World?“, dedicati rispettivamente alla relazione tra scena hip-hop e bass britannica con il tessuto sociale di riferimento (There’s No such thing such as society), alla prospettiva del femminile (One Step Beyond), ai video d’animazione (Azione dell’anima). 
Tra i videoclip selezionati per i tre blocchi di “The Real World?” e scelti da Battaglini insieme ai due consulenti di sezione Marika Palumbo e Alessandro Maccarrone, c’è anche “Fucking Down“, il video diretto da Amanda Lago per Fatal Tiger. Vi ricordiamo che proprio la Lago sarà la protagonista del quarto numero di “Indie-eye Showreel“, il primo format video italiano dedicato agli autori internazionali di videoclip, che per un caso (o per buone vibrazioni) sta proseguendo sotto il segno dello sguardo femminile.

Per conoscere da vicino programma, scelte e filosofia di “Soundies”, ne abbiamo parlato con il curatore

(la foto dell’articolo è “WHO – Modeselektor ft. Tommy Cash – dir: Chehad Abdallah)

Alessandro, raccontaci la storia e lo spirito della sezione che curi per il Seeyousound Festival

Dalla quinta edizione del festival, quindi da un anno, sono curatore della sezione “soundies”. All’interno di Seeyousound sono direttore di produzione e sono stato coinvolto a vario titolo nella sezione dedicata ai video musicali, fin dalla prima edizione. A partire dalla sua ideazione, la missione del festival era quella di investigare tutte le possibilità di relazione tra musica e immagini. Dal cinema a tematica musicale, per forza di cose, lo sguardo si è allargato anche al videoclip. Questa forma, storicamente, ha dovuto sopportare uno stigma negativo, considerata spesso di qualità inferiore rispetto ad altre narrazioni per immagini. Abbiamo sentito più volte la frase “questo film ha un’estetica da videoclip”, pronunciata in senso spregiativo. L’assimilazione alle forme del marketing pubblicitario, funzionale alla promozione di un prodotto discografico, ha spinto il video musicale in quella dimensione. Al contrario, per me è una forma straordinaria e ricca di possibilità, anche per questo ho apprezzato da subito l’approccio del festival, che gli ha riconosciuto dignità estetica e culturale.
Proiettare videoclip al cinema è parte di questo riconoscimento, perché consente di uscire dal confinamento del formato di fruizione attuale, quello delle piattaforme di condivisione, al di là della rivoluzione digitale in se, che ha fatto molto bene allo sviluppo dei video musicali.

Il nome della sezione è un omaggio ai filmati realizzati negli anni ’40 per il Panoram?

Si, esattamente. “Soundies” è un nome che abbiamo scelto proprio con riferimento alla vasta libreria di pellicole 16mm dedicate ai performer di musica Jazz e vaudeville, che venivano proiettate con i Panoram, i dispositivi “video” Juke Box diffusi intorno agli anni quaranta negli Stati Uniti. Quei filmati rappresentano una vera e propria archeologia del video musicale, per questo il nome ci sembrava appropriato, anche perché al di là della sua storia, il suo suono richiamava qualcosa di fresco, di nuovo. (n.d.r. per un’archeologia dei videoclip precedente ai “Soundies” )

Che tipo di collocazione occupa la sezione nel palinsesto generale del festival?

Quest’anno abbiamo una collocazione importante e per questo devo ringraziare molto il direttore Carlo Griseri. Per la prima volta siamo in prima serata, i videoclip fuori concorso sono nella fascia prime time, dalle 20 alle 21, tutti i giorni e con la possibilità di poterli far vedere e rivedere. Siamo passati dal blocco unico delle edizioni precedenti, ad una maggiore interazione con tutto il palinsesto del festival, mantenendo anche il blocco unico dei videoclip programmati, ma con una filosofia totalmente diversa dalle edizioni precedenti alla quinta.

In che senso?

Insieme ad Alessandro Maccarrone, consulente della sezione “soundies” con Marika Palumbo, abbiamo preso tutte le tracce dei videoclip, creando prima di tutto un continuum musicale come se si trattasse di un Dj Set e in seguito, con l’aiuto del videomaker Marco D’Almo, abbiamo “mixato” le immagini, lavorando più che altro sulle transizioni, senza lasciare vuoti e operando sulla continuità visiva, rispettando ovviamente l’integrità dei contenuti singoli. Questo ci ha consentito di creare un format esportabile; un grande film costituito da videoclip che rappresenta per noi il meglio del panorama globale

Concorso e Fuori Concorso. Blocchi e prime time. Che tipo di scelte hai affrontato in termini di curatela?

Tieni conto che inserire in concorso un video che ha tre milioni di visualizzazioni come per esempio uno qualsiasi tra quelli realizzati per Kendrick Lamar, giusto per fare un esempio, non serve a niente e non aggiunge niente, ma questo non significa che il grande video, realizzato da una grande produzione, non debba essere visto con le proporzioni del grande schermo cinematografico. Anzi. Come per tutti i festival esiste la dimensione del concorso e quella fuori concorso. Si possono contestualizzare i video più importanti proprio nel secondo comparto. Detto questo, la competizione internazionale è costituita da 20 video che non si vedono usualmente e che sono il frutto di un lungo lavoro di ricerca sull’esistente.

“The real world?” è la sezione fuori concorso, puoi raccontarci la sua storia?

Curo “The Real World?” in modo molto emozionale e ho cercato di trasferire questo entusiasmo nelle scelte artistiche operate. Ho conosciuto il videoclip nel 1994 quando avevo 12 anni e frequentavo la terza media. Lo zapping mi ha portato a scoprire MTV Europe attraverso una televisione locale piemontese che ne rilanciava segnale e contenuti. La lingua inglese, senza sottotitoli, i contenuti rilanciati in versione “cruda”, quel pezzo di Europa davvero unita, rappresentavano la prima finestra sul mondo reale dalla quale mi affacciavo, al di fuori del nido casalingo. Oltre a questo “The Real World” è anche il titolo del primo reality show prodotto da MTV a partire dal 1992, noi ci abbiamo aggiunto un punto interrogativo: il videoclip, quando ero adolescente, mi aveva consentito di cogliere aspetti inconoscibili del mondo culturale, politico e sociale esterno al mio. Può avere ancora quel ruolo, ci siamo chiesti? L’anno scorso per esempio, partendo da “This is America” di Childish Gambino, abbiamo creato un focus che fosse in grado di raccontare l’America di Trump.

I focus di “The real world?” sono tre. Ci racconti quelli della sesta edizione?

Il focus centrale è quello dedicato alla Gran Bretagna e sarà programmato come blocco unico. Si tratta di una selezione dedicata ai modi in cui la scena hip hop e bass inglese è riuscita negli anni a documentare le fratture e i cambiamenti del tessuto sociale di riferimento. Gli altri due blocchi satelliti, non meno importanti, sono rispettivamente dedicati alle artiste donne che attraverso il videoclip rivendicano il diritto di egualità ed emancipazione femminile e ad alcuni grandi videoclip di animazione prodotti nell’ultimo anno. Ci è sembrato il momento giusto per affrontare un focus sulla Gran Bretagna, nell’anno in cui si chiude definitivamente a qualsiasi forma di inclusione, una cosa che mi ha fatto molto male, anche perché ho vissuto in Inghilterra per due anni. Quello a cui assistiamo ha un’origine politica lontana nel tempo e affonda le sue radici nel Thatcherismo. Abbiamo cercato un fil rouge culturale tra passato e presente, affrontando vent’anni di video, da quelli di The Streets fino a Stormzy, passando per Sleaford Mods. La narrazione è quella di un’Inghilterra totalmente diversa dal racconto impostato attraverso le politiche di Boris Johnson. Per esempio, “Ill Manors” di Plan B, che è appunto inserito nel focus “There’s No such thing such as society”, è un’opera rap grandiosa che racconta con grande forza lo scontro sociale attraverso una penetrazione profonda del distretto di Forest Gate.
Inoltre, con una donna nel gruppo di ricerca di “soundies”, mi piaceva destinare un focus alla prospettiva femminile. “One step beyond” è una selezione di lavori legati ad artiste internazionali come Angèle, Anouk, Fatal Tiger. Last but not least, il terzo focus, intitolato “Azione dell’anima” è dedicato ad alcuni tra i migliori video di animazione, attraverso tecniche e approcci diversi.

Che tipo di lavoro c’è dietro la definizione del palinsesto di “Soundies”?

Dietro c’è un lavoro enorme, che ci ha visto impegnati nella valutazione di più di 2300 video, 2322 se devo attenermi al foglio excel dove sono catalogati tutti quelli che hanno inviato la richiesta di partecipazione. Ti dico questi numeri perché mi servono per far capire che al di là dell’amore e della passione con cui affrontiamo questa sezione, ci sono moltissime ore di visione e di selezione alle spalle.
Oltre ad un luogo di ricerca, la sezione è anche un’investigazione del contemporaneo, perché l’unico formato che non ha risentito negativamente della rivoluzione del digitale è proprio il videoclip, nonostante il taglio drastico dei budget produttivi. Canali come Vimeo e Youtube rappresentano una possibilità enorme di diffusione e visibilità; in questo senso è il videoclip stesso a interpretare la parte migliore di internet.

Che tipo di connessioni benefiche ha attivato la tua sezione in seno al Seeyousound Festival?

Prima di tutto vorrei citare la “seeyousound Music Video Masterclass”, nata nel 2018 come momento in cui studenti e appassionati potevano incontrare gli interpreti della videomusica a livello mondiale. L’ispirazione veniva dal modello dei workshop cannensi. Ne abbiamo organizzate due, la prima con Marc Oller , membro del collettivo Canada (n.d.r. Su Canada e Rosalia) e la seconda con il grande regista spagnolo Alan Masferrer. Questo ci è servito per creare una rete che ha dato e continua a dare i suoi frutti, per esempio Marc Oller è di nuovo con noi per l’edizione 2020 come giurato del concorso internazionale, insieme ad Ennio Bruno e Donato Sansone. Facciamo rete anche con il Soundwatch Berlin Music Film Festival e abbiamo un rapporto epistolare con Krakow Film Music Festival; dalla loro sezione sui video musicali ho preso spunto per “soundies”. Alla fine dei conti, quello che ci preme con tutte queste iniziative è interrogarci se il videoclip sia ancora un mero prodotto promozionale oppure uno strumento di investigazione del reale, utile non solo per raccontarlo ma anche per cristallizzarlo.

Seeyousound 2020 – “soundies”, tutti i videoclip del concorso internazionale

  • ASKJELL –  AUTUMN AUTUMN di Sophia + Robert (Norvegia, 2019, 5’17”)
  • AMON TOBIN –  VIPERS FOLLOW YOU di Charles De Meyer (USA, 2019, 4’46”)
  • THE HOUR –  MOTHER di Ben Strebel (Regno Unito, 2019, 3’56”’)
  • HUSKY & MASLO CHERNOGO TMINA – KILL ME di Lado Kvataniya (Kazakistan, 2019, 3’31”)
  • JAMES MASSIAH – NATURAL BORN KILLERS di Ian Pons Jewell (Gran Bretagna, Argentina,
    2019, 4’55”)
  • LEIFUR JAMES – WURLITZER di Balazs Simon (Ungheria, Regno Unito, 2019, 4’25’’)
  • LOVE SUPREME – LONELY FEELINGS di Simon Schmitt (Francia, 2019, 4’25”)
  • MAKAI – MISSED di Marco Santi (Italia, 2019, 4’24”)
  • MARIKA HACKMANN – HAND SOLO di Sam Bailey (UK, 2019, 4’00”)
  • MODESELEKTOR feat. TOMMY CA$H – WHO di Chehad Abdallah (Germania, 2019, 4’42”)
  • MOUNT DEFIANCE – NEW NEIGHBOURHOOD di Thomas Pike (Australia, 2019, 4’23’’)
  • NODEY – GHOST di Tianzhuo Chen (Cina, 2019, 7’30”)
  • PEARL CITY – DOWN BY THE TREE di GRANDMAS (Regno Unito, 2019, 3’56”)
  • PROSPA – PRAYER di Joao Retorta (Gran Bretagna, Ucraina, 2019, 4’38”)
  • SAM TUDOR – JOSEPH IN THE BATHROOM di Lucas Hrubizna (Canada, 2019, 4’38’)
  • SLUDGE – BLACKSMITH di Kenneth Karlstad (Serbia, USA, 2019, 3’37”)
  • TUYO – EU NAO TE CONHEÇO di Fernando Moreira (Brasile, 2019, 4’26”)
  • WE – WINTER di Indy Hait (Russia, 2019, 3’25”)
  • WEVAL – SOMEDAY di Paraìc McGloughlin (Germania, Irlanda, 2019, 4’25”)
  • WASTEFELLOW – FIZZY LIFTING DRINKS di Conor Will Smith Donoghue (Irlanda, 2019, 2’37”)

Seeyousound 2020, le altre sezioni

LONG PLAY FEATURE – curata da Francesco Giugiaro

Concorso lungometraggi del festival, traccia un percorso in 6 film in cui la musica è protagonista assoluta delle narrazioni e delle vite dei personaggi.

LONG PLAY DOC propone 6 documentari tutti in anteprima italiana selezionati da Paolo Campana

Documentari che attraversano le diverse epoche musicali degli ultimi 60 anni, rintracciando miti e topos dal rock alla trap.

7INCH – curata da Matteo Pennacchia

Presenta 12 cortometraggi spesso accomunati dalla ricerca di una redenzione che trova una possibilità grazie alla musica. Tra questi Lazarus di David Darg che racconta la storia vera di Lazarus Chigwandali, musicista di strada in Malawi che, nato albino, trova riscatto da razzismo e superstizioni nella musica. Il corto vede tra i produttori la star Madonna

FREQUENCIES – curato da Riccardo Mazza

Nuovo contest rivolto a musicisti, producer e sound designer under 35 per la sonorizzazione originale di un film muto. Attraverso la call lanciata nel 2019 sono stati selezionati i 3 finalisti Simone Blasioli, Simone Castellan e Giovanni Corgiat. Questi parteciperanno a una residenza artistica agli Experimental Studios e aprirannola cerimonia di premiazione sonorizzando dal vivo 4 corti sperimentali selezionati in collaborazione con il Museo del Cinema. Tra loro, la giuria composta da Cristiano Godano, Alessio Mecozzi, Alberto ‘Albi’ Cazzola, Francesco Giomi e Alessandro Viale sceglierà il vincitore che potrà presentare una propria sonorizzazione originale durante la prossima edizione del festival.

RISING SOUND – curata da Juanita Apràez Murillo

Quest’anno propone un viaggio nel passato per immaginare il futuro. “Trans-Global Express” è il sottotitolo della sezione mutuato dal famoso album dei Kraftwerk “Trans-Europe Express”, non è più un treno che viaggia per l’Europa ma un ipotetico mezzo che attraversa il pianeta e porta lo spettatore a esplorare sonorità policromatiche e ibride, oltre le leggi del mercato e degli stereotipi, in cui la rete e le risorse digitali abbattendo i confini, intensificano gli scambi culturali e diventano culla di sorprendenti commistioni tra tradizione e sperimentazione.

INTO THE GROOVE – curata da Carlo Griseri

La sezione si fa portavoce di una pluralità e diversità di proposte che permettono di spaziare con lo sguardo e l’ascolto tra film eterogenei, eventi speciali e live inediti, all’insegna di un groove immediato e mai ripetitivo.

Eventi Speciali

Oltre alla rassegna dedicata a Julien Temple, che porterà al festival in anteprima italiana “Ibiza, the silent movie” con la colonna sonora di Fatboy Slim; ci sono i Marlene Kuntz con la sonorizzazione di Menschen am Sonntag, film del 1930 diretto da Robert Siodmak e Edgar G. Ulmer; c’è Massimo Zamboni che presenta “La macchia mongolica” di Piergiorgio Casotti, documentario sul suo ritorno in Mongolia insieme alla moglie e alla figlia Caterina a distanza di vent’anni dal viaggio che segnò la sua vita artistica e personale.

I premi del Seeyousound sono

1000 Euro per il Miglior Film di Fiction e il Miglior Documentario. 500 Euro per il miglior cortometraggio. 500 Euro per il miglior videoclip.

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

ECONTENT AWARD 2015

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