domenica, Ottobre 25, 2020

Cynique Romantique, fammi vedere come si fa. Intervista a Miriam Lepore

C’è un fermento inventivo del tutto inedito a Firenze e sembra procedere da un’esigenza creativa e politica allo stesso tempo; in una città dove, storicamente, gli spazi dedicati all’arte “popolare” hanno dovuto sopravvivere nel salotto buono arredato dalle amministrazioni, si stanno facendo strada una serie di iniziative a basso costo ma di indubbia qualità. Se i tempi e i modi non sono più quelli del Parco Lambro, la nota frase di Marco Ferreri che dava il titolo al suo documentario sulla propagazione di una rivolta positiva, da Toronto a Milano, suona ancora familiare: “Perché pagare per essere felici?
Mentre la programmazione musicale di Hard Rock Cafè Firenze rimane ancora un mistero pagato a caro prezzo,  domani, sabato 9 dicembre, presso gli spazi della casa della creatività si concluderà la prima parte di una kermesse musicale ideata e allestita da Michelle Davis e Giulio Bartolomei, due giovani creativi di talento, che con molto impegno, competenza e altrettanto amore hanno portato nel cuore della città una serie di appuntamenti musicali a bassa definizione ma di assoluta qualità.  Lo Fai Lo-fi?  dopo i concerti di Alessandro Grazian, i Mitici Giorgi, Roberto Dell’Era e L’officina della Camomilla, conclude il 2011 con il concerto dei Lava Lava Love nello spirito che ha alimentato tutti gli appuntamenti della rassegna; setting coloratissimo, oggetti vintage come complementi d’arredo, filosofia DIY, trovarobato di classe, costruzioni immaginifiche di cartone, iluminazione non convenzionale, molte idee e un investimento economico minimo. Chi ha partecipato alle serate, sa bene che durante un appuntamento Lo Fai Lo-fi? viene integrato aperitivo, concerto e performance di live painting in un ambiente che non è distante da certi “release party” oltreoceano. E’ un modello alternativo in tutti i sensi, e dimostra che si possono usare spazi ubicati in zone cittadine considerate off-limits in modo vitale e intelligente, tenendosi lontani sia dal salottino di buona famiglia che dallo squallore del circolino parrocchiale. Domani sera, in sostituzione dei consueti live painting, Lo Fai Lo-Fi? ospita un evento di live cooking a metà tra la performance e il tutorial audiovisivo; situazione legata al lancio di un nuovo progetto on-line chiamato Cynique Romantique, ideato da Miriam Lepore, giovane giornalista di origini romane, con una parte di radici a sud e una base a Firenze e che si occupa per Novaradio di economia e politica, manovre finanziarie e questioni sindacali. Miriam ha deciso di lanciare un sito dedicato ad una concezione a largo raggio di artigianato DIY con un approccio documentale e formativo.

 

Per Miriam la creatività è anche questione politica se considerata come mezzo per riappropriarsi del proprio tempo in una relazione proficua tra virtuale e reale; insieme ad un team di dieci ragazze tutte provenienti da diversi campi lavorativi e tutte con un’abilità artigianale diversa è intenzionata a documentare il processo che sta dietro la realizzazione di un oggetto, un dolce, un complemento d’arredo, un capo d’abbigliamento per offrire uno spazio di relazione tra chi realizza quel particolare manufatto e chi vorrebbe imparare a farlo. Cinico come la velocità dei mezzi connettivi di massa e caldo come quell’idea di romanticismo legata al profumo dei vinili sfilati da una “sleeve”, il suo progetto potrebbe piacere molto a Derrick De Kerckhove nella misura in cui si configura come una rete di conoscenza e di diffusione,  per questo abbiamo chiesto a Miriam di raccontarcelo.

Com’è nata l’idea di Cynique Romantique?

In un certo senso potrei dirti che è nata al contrario, dopo una serie di suggestioni, idee raccontate agli amici e questo nome, Cynique Romantique che è venuto fuori prima ancora di mettere insieme i contenuti; una cosa che non si dovrebbe fare forse ma che per me rivela da subito la natura ambivalente del progetto, riferito a quell’ampia fascia generazionale che va dal 26 ai 36 anni e che è obbligata ad essere “Cinica” perché non ha possibilità alternative. Senza dover utilizzare per forza la definizione di “precariato” penso all’interrogativo che ogni primo dell’anno ci colpisce, cosa mi invento questa volta? Come mi re-invento? Ecco sembra che sia impossibile poter pensare di perder tempo e di essere positivamente frivoli allo stesso tempo, ma questo modo di essere è presente, ed è giusto che possa esprimersi per controbilanciare la parte più pratica, o cinica se vuoi. (continua alla pagina successiva…)

Michele Faggi
Michele Faggi
Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.

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