mercoledì, Novembre 25, 2020

L’Officina della Camomilla – Senontipiacefalostesso Due: la recensione

Ma chi ce lo fa fare di parlare di ‘ritorno degli anni ‘90’? Per L’Officina della Camomilla la conquista degli anni ’00 è il sale dell’esistenza del gruppo. Una piccola evoluzione si può tracciare in Senontipiacefalostesso Due (anche se il titolo non lascia presagire un grande mutamento), se non altro nelle possibilità offerte al pop da cameretta. Se il primo episodio rappresentava il risveglio in periferia, il secondo, molto più bulimico, è il racconto di un pasto nudo, lungo e avventuroso.

Rivoltella, la seconda traccia del disco, è l’ipotesi raggiunta di un nuovo equilibrio: fare gli Strokes. Già non bastava che la voce di Francesco De Leo ricordasse Alex Turner degli Arctic Monkeys: adesso anche la band newyorkese funge da musa. Squatter è la sintesi tra queste due band generazionali, ormai lontane da Whatever People Say That’s What I’m Not e Room on Fire.

Oltre la frontiera della lince guarda ai Band of Horses, ma poco poco. Gentilissimo oh ha la forza per essere ricordata, una Vecchio Frack elegante sui pestaggi di chissà quale sottoborgo. Sibilla è uno dei pochi equilibri tra poesia e musica, assieme a Briciola Skinhead: una disperazione da dramma del pianerottolo, un requiem for a dream dolce come un cupcake.

Il punto, purtroppo, è un altro, quello a cui alludevamo all’inizio: che gli anni ’00 non finiscono. E nemmeno l’adolescenza. Quel forzato miscuglio tra bene e male che diventa tra cool e uncool tipico della pubertà si incrocia in Squatter e Nazipunk (ho visto una nazipunk sul tram ma era dolce come me). I giudizi tranchant su Londra che è morta, quella superiorità tipica dell’irriverenza adolescente. Basta avere uno o due anni in più (o sentirseli addosso) per storcere il naso e accusarli di essere solo ‘sputasentenze senza criterio’.

Forse per difendersi si portano davanti in prima linea, per essere attaccati sul punto di vista morale piuttosto che stilistico. Il racconto dei pestaggi, della vita sotto i ponti, della malavita mal organizzata, di come tenere in mano una canna per farlo con stile: tutto sembra raccontare una realtà impossibile da non giudicare.

Ma questo starà ad ogni singolo ascoltatore trarre le conclusioni. Poche eccezioni sul tutto il resto: tirare una tendenza per le lunghe può essere dannoso. Finché ci saranno passionisti, l’indie-pop-rock continuerà ad avere una folta schiera di ascoltatori, né più né meno che il brit pop. Se questo è il modesto traguardo da raggiungere, la strada del successo per L’Officina della Camomilla è spianata. C’è ancora tempo per diventare nichilisti, narcisisti, ascoltare I Cani e i Gazebo Penguins.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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