Indie-eye – VIDEOCLIP – Testata Giornalistica di Musica & Immagini

Ninian Doff è uno dei videomaker più interessanti e importanti del momento. Oltre ad un numero elevato di commercial realizzati per brand internazionali ha diretto numerosi video per artisti come Graham Coxon, Mykki Blanco, JJ Doom, Darwin Dweez. Lo abbiamo rintracciato e intervistato per parlare del suo lavoro e dello stato dell'arte del videomaking 

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Le note biografiche che è possibile leggere sul sito ufficiale di Ninian Doff, uno dei videomaker più interessanti e importanti del momento, descrivono un “bimbo feroce, allevato dai lupi come uno di essi” per poi continuare dicendo che i Lupi ” sono del tutto inutili fuori dalla loro terra, ma conservano un istinto naturale per gli aspetti basilari del montaggio e del lavoro con After Effects”

Lo Scozzese Ninian non si è dedicato allo smembramento di prede indifese ma ha acquisito le conoscenze per districarsi con estrema abilità nella produzione di commercial per brand come Sony, Lbi, Parlophone, Lucky Number One, tutti girati attraverso la casa di produzione che lo rappresenta, la Pulse Film.

Nel campo nei video musicali ha girato un buon numero di clip sorprendenti per artisti del calibro di JJ Doom, Fulton Lights, Darwin Dweez, Mykki Blanco, Graham Coxon, delineando uno stile personalissimo tra organico e inorganico, lavorando con il digitale come fosse un corpo mutante da smembrare e ricomporre seguendo una perturbante energia “fisica”. I video di Ninian Doff non tendono ad eliminare difetti e imperfezioni, ma al contrario, partendo proprio da questi si inventano strane creature mutanti che attraversano il digitale come fosse un luogo di passaggio.

Ninian ha vinto nomerosi premi tra cui Miglior Video all’UKMVA 2013; premio del pubblico e della giuria al Depict 13 e al Brief Encounters Film Festival; il premio destinato ai nuovi registi nello showcase Saatchi and Saatchi a Cannes 2012.

Abbiamo cercato e rintracciato Ninian Doff, prima di un suo viaggio importante verso Los Angeles e gli abbiamo chiesto alcune cose sul suo lavoro e sullo stato dell’arte dei video musicali.

L’intervista integra i videoclip citati nella conversazione

Puoi raccontarci qualcosa delle tue origini, in particolare legate al primo approccio con le immagini e il videomaking?

In tenera età volevo essere un animatore e ho prodotto alcune animazioni con una cinepresa Super 8. Erano massivamente ispirate dai “ritagli” di Terry Gilliam. Durante l’adolescenza ho aderito ad un gruppo di cinefili di Edimburgo, in Scozia, che è anche la mia città natale, e durante le vacanze scolastiche mi è capitato di guardare “Pulp Fiction” per tre volte al giorno, per due settimane consecutive, da questo momento in poi ho pensato seriamente al fatto che volevo diventare un regista.

Nei tuoi video organico e inorganico, cosi come digitale e immagine analogica, interagiscono molto spesso; dai tuoi primi video come per esempio “sideways glances and coded speech” fino ai più recenti come quello bellissimo che hai girato per Mikky Blanco, sembra che tu sia molto interessato alla mutazione e alla trasformazione

Non è un’intenzione precisa, non programmo queste strane distorsioni fisiche anche se spesso le mie idee finiscono per girare intorno ad arti o corpi stravolti. È solo un tema che si è inoculato nelle mie idee. Recentemente mi è capitato di pensare a quando ero un moccioso, molto prima di acquisire la capacità di leggere ero ossessionato dai disegni di Roald Dhal per “il dito magico” che sono tutte costituite da uccelli con braccia, esseri umani con ali, una varietà infinita di combinazioni distorte e modificate. Mi sono chiesto se la radice di tutto questo sia in questa esperienza fatta a quattro anni, dopo la lettura del libro di Dhal.

Mykki Blanco – The Initiation (Regia: Ninian Doff)

Quanto è importante in questa trasformazione il contesto urbano? i tuoi video spesso contemplano la strada come set…

Verissimo. È un modo per giocare con il contrasto. Ho sempre amato avere a che fare con il bizzarro, il surreale o anche semplicemente la stupidità affrontata in modo del tutto serio. È una prospettiva davvero interessante osservare queste immagini in quel contesto, quindi inserire una creazione bizzarra in una strada ordinaria è più intrigante o spaventoso che collocarla in un mondo di magica fantasia.

Mi piace molto il lavoro che hai fatto con “What’ll take” di Graham Coxon, quel video è un vero e proprio capolavoro, proprio per il modo in cui ci consente di capire i nuovi processi creativi nella produzione dei video musicali. Non è solamente un lavoro “connettivo” e “partecipativo” ma anche un “mostro” digitale dalla sostanza fisica e virtuale, completamente personale. Cosa ne pensi, puoi raccontarci qualcosa sul modo in cui hai sviluppato l’idea di base e come ci hai lavorato per ottenere quel risultato?

Grazie per averlo chiamato un capolavoro! (ride di gusto). Beh, la prima ipotesi era quella di usare il crowd sourcing per reperire il materiale, ma quello che avevo ben in mente fin dall’inizio era che tutti i video realizzati con questa strategia risultavano molto limitati, sia quelli che utilizzavano immagini fissate ad altezza scrivania realizzate con una webcam, sia quelli elaborati con un montaggio rudimentale di immagini amatoriali. L’idea mi è venuta quasi subito durante una telefonata con chi mi stava commissionando il video. Mi sono ricordato di un piccolo film sperimentale che avevo realizzato pochi anni fa, intitolato “The Beast of Dance”. Il corto è sviluppato attraverso una tecnica semplicissima che consente di sfruttare immagini in movimento per costruire un folle mostro fatto di collage.

Beast of Dance di Ninian Doff

È una tecnica che ho sempre voluto approfondire e improvvisamente ho pensato a quanto sarebbe stato bello se tutti i pezzi del collage fossero stati forniti dagli upload di un certo numero di fans. Se invece di cercare immagini girate ci fossimo serviti di arti e pezzi di corpo filmati questo avrebbe potuto restituirci estrema libertà con queste clip in 2D che ho poi trasformato in una creazione tridimensionale, in modo del tutto “fisico”, usandoli come parti di un discorso, di una storia e di un film più complesso.

Con una piccola crew abbiamo poi filmato un ballerino free-style che compie uno strano connubio tra danza e marcia per le strade di Londra. Un modo per comporre e per scomporre tutto in una serie di movimenti semplici legati alla danza del performer. Questo era una sorta di video-briefing pubblicato su Youtube, che chiedeva ai fan di ripetere quei movimenti. In poche settimane abbiamo ottenuto circa 90 sottoscrizioni da 22 paesi differenti. Il footage originale è stato trattato con la tecnica del “motion tracking” e le varie clip ricevute sono state “appiccicate” sul corpo del performer, cercando di seguire i suoi movimenti, in modo che le singole clip si muovessero come se fossero una persona fisica.

What’ll take – Graham Coxon – video Briefing – Regia: Ninian Doff

What’ll take – Graham Coxon – music video – Regia: Ninian Doff

 

A proposito di “mostri”, uno di quelli che hai realizzato è il mutante per JJ Doom (Guv’nor). È sorprendente il modo in cui l’immagine in primo piano interagisca con lo sfondo; tutto è “liquido” e instabile. Puoi raccontarci del lavoro che hai fatto su questo video in particolare?

Grazie, sono davvero orgoglioso del risultato di questo video in particolare perchè credo di averlo realizzato con una tecnica del tutto unica. Per ogni ripresa ho girato due take, ma creando alcune leggere differenze tra di loro (la camera fa una panoramica in alto nel primo, e in basso nel secondo). Invece di combinarle con uno split screen, ho stabilizzato le due riprese sulla maschera di DOOM. Il risultato è quello di una coesione perfetta della maschera anche quando ho effettivamente applicato lo split. In pratica DOOM è come se facesse “fisicamente” da ponte tra due riprese differenti.

Il tuo ultimo video prodotto per Peace (Money) è apparentemente diverso dai tuoi precedenti; prima di tutto sembra che tu ti avvicini alla danza e alle “performing arts” da un punto di vista più cinico e amaro, pur mantenendo un senso di potenza e divertimento performativo nel dirigere i movimenti. Alla fine troviamo di nuovo un’immagine visionaria legata alla trasformazione. Puoi raccontarci qualcosa su questo video?

È la prima volta che ho lavorato con un coreografo (Guillermo Martin Nam aka Supple Nam) ed è stata un’esperienza davvero notevole. Ha immediatamente capito che cosa volevo realizzare e si è inventato questi passi meravigliosi. Ho appena finito di lavorare con lui per il prossimo video dei Peace che uscirà tra poche settimane. A livello di idea, è la prosecuzione di quel principio che mi vede spesso affrontare aspetti ridicoli o stupidi, filmandoli in modo completamente serio.

Che cosa pensi dell’industria odierna legata ai video musicali, dove internet ha ucciso le video star? Dal nostro punto di vista questo è un periodo di grande creatività per i videomaker, simile forse ai primi periodi dell’era catodica, ma con molta più libertà, che cosa ne pensi?

“era catodica”, mi piace molto come definizione e sono d’accordo. Dopo l’era Jonze/Gondry/Cunningham tutto è diventato molto noioso e solo cinque anni fa le cose sono nuovamente esplose con molta creatività e talento. La maggiore accessibilità delle DSLR, delle tecniche di montaggio, di After Effects ormai disponibili per gli amatori è parte di questo processo. Internet è diventato sempre più performante nella riproduzione e condivisione dei video così da farci capire che la Televisione non era più nodale per cercare il pubblico. Io penso che i video musicali oggi siano in una posizione di frontiera rispetto alle nuove idee sul filmaking in generale. C’è molta libertà, ma c’è anche un pubblico

Progetti per il futuro?

Parto domani per LA per girare un nuovo video musicale basato su un’idea che mi eccita moltissimo, ma non posso dirti molto al momento. Se riesco nell’impresa credo che sarà stupefacente!

Ninian Doff in rete

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.