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Patti Smith celebra i quaranta anni di Horses con un concerto all'anfiteatro delle cascine a Firenze, l'approfondimento 

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Torna Patti Smith a Firenze questa volta per celebrare Horses, il suo primo album pubblicato nel 1975 dopo un’intensa attività performativa che l’aveva vista sui palchi dei club newyorchesi legati alla controcultura come il Max’s Kansas City e il CBGB, alternando musica, poesia e spoken word dalla fine dei sessanta fino al contratto con la Arista.

Il Patti Smith Group nasce l’anno prima della pubblicazione di Horses grazie all’interesse di Lenny Kaye a cui si aggiungono poco dopo Ivan Kral, Richard Sohl e Jay Dee Daugherty. La prima uscita discografica risale al 1974 ed è un singolo finanziato da Sam Wagstaff, già mentore di Robert Mapplethorpe uno dei compagni d’arte più assidui per la stessa Smith. Il disco contiene una versione di Hey Joe espansa dallo spoken word di Patti e Piss Factory, traccia ristampata più tardi nella compilation retrospettiva Land. Ad accompagnarla alla chitarra su Hey Joe, il giovane Tom Verlaine, attivo con i suoi Television sopratutto sul palco del CBGB e intento a lavorare sui brani che costituiranno la struttura di Marquee Moon.

La formazione culturale maturata dalla Smith in questi anni, inclusa la poesia di Rimbaud, il proto punk Newyorchese, i concerti dei Ramones e quelli dei Blondie ancora lontani dalla svolta Disco, confluiranno nel primo lavoro sulla lunga distanza dell’artista americana. L’incipit dell’album è un esempio notissimo e allo stesso tempo molto chiaro delle sue capacità combinatorie, la sua versione di Gloria sfrutta il terreno comune con il classico scritto da Van Morrison per innestare una furiosa rilettura metatestuale, il verso che lo introduce “”Jesus died for somebody’s sins, but not mine” non è solo un estratto da “Oath“, una delle  poesie scritte in quegli anni, ma anche la summa di un approccio sincretico (anche in termini religiosi) che attraversa tutta la  formazione della musicista americana, sin dagli anni dell’adolescenza e che caratterizzerà una precisa idea di performance lungo tutta una carriera.

In una recente intervista, rilasciata nel 2005 quando ha cominciato a riproporre Horses in una serie di concerti celebrativi, Patti Smith ha raccontato che le sue intenzioni mentre lavorava all’album erano quelle di fondere la poesia con gli aspetti legati al suono e al rumore, portando avanti quel percorso già introdotto da Jimi Hendrix e Jim Morrison.

L’occasione per proporre ancora questa contaminazione è il Meltdown festival curato artisticamente dalla stessa Smith nel giugno del 2005, in quel contesto oltre ad allestire una serie di eventi dedicati alle sue radici culturali, inclusa la poesia di William Blake e il teatro di Brecht, esegue per la prima volta Horses in versione integrale rispettando la sequenza originale dell’album, accompagnata dai musicisti storici, da quelli nuovi e da ospiti illustri come  Tom Verlaine alla chitarra e John Cale che nel 1975 aveva prodotto l’album.

Salvo sorprese dell’ultimo secondo, considerato che Verlaine era in città ieri per il suo concerto con i Television, la band che la Smith porterà sul palco dell’anfiteatro delle Cascine sarà costituita da Lenny Kaye e Jay Dee Daugherty per quanto riguarda gli eterni compagni di viaggio e da suo figlio Jackson Smith coadiuvato da Tony Shanahan, per concludere una storia che passa attraverso gli anni novanta, quando la Smith ha ricominciato a produrre dischi, fino alla forma familistica dei suoi ultimi concerti.

La statura di culto di Horses, esattamente come per Marquee Moon, è quella destinata alle opere che lambiscono territori liminali. In anticipo rispetto all’esplosione del punk, suggerisce alcune intuizioni ma si distacca fortemente da quell’estetica anche in termini di espansione della durata, prassi che consentiva alla Smith di introdurre le sue ricognizioni poetiche visionarie e improvvisative. Quelle poetiche e performative sono le basi da cui ha origine la personale commistione tra rock e Rimbaud, per utilizzare un’espressione critica già sfruttata, alla quale viene aggiunta una struttura strumentale più precisa. Ivan Kral al basso e Richard Sohl al piano arrivano infatti in un secondo momento e l’incontro con un personaggio creativo e decadente come Richard Hell, ancora parte dei Television, le consente di imbarcarsi in una serie di concerti “double bill” sul palco del CBGB. Arriva proprio in questo momento l’attenzione di Clive Davis, allora presidente della Columbia e in procinto di fondare una nuova etichetta, l’Arista.

Se da una parte il tentativo di congelare le qualità performative della Smith in una registrazione ufficiale era un rischio enorme, il contributo di John Cale alla produzione avrebbe dovuto consentire di lavorare molto sull’aspetto più selvaggio dei suoni. La scelta del grande musicista/produttore non è legata tanto alla connessione con i Velvet quanto all’inizio della sua coeva carriera solista che aveva già fatto nascere alcuni album brillanti, tra cui il bellissimo “Fear” il cui suono diventa un biglietto da visita importante per la produzione di Horses. Nonostante questo è la stessa Smith che definisce come infernali le session di registrazione tanto da creare una leggenda negativa dopo la pubblicazione dell’album, dove la sacerdotessa del rock più volte si lascia andare a dichiarazioni che descrivono scenari conflittuali, scelte personali e i consigli di Cale bellamente ignorati.

Asperità mitigate recentemente attraverso dichiarazioni più morbide dove la Smith definisce se stessa nel 1975 come giovane, inesperta ma con due palle grosse così, tanto da far diventare pazzo lo stesso Cale.

Per Patti Smith Horses è un lavoro che ha a che fare con una certa idea di futuro, è una considerazione che riflette il modo in cui l’album fu recepito nel ’75, come un catalizzatore di energie a venire secondo una linea del tempo orizzontale perché se l’urgenza del momento era una reazione a tutto il rock FM della West Coast che colonizzava le radio dell’epoca, l’album influenzerà band e musicisti come i Clash, i REM e moltissimi altri contesti, delineandosi come un lavoro che non ha niente a che fare con il passato, da qualsiasi angolatura lo si osservi, forse proprio per quelle qualità combinatorie di cui si parlava.

Patti Smith sarà a Firenze stasera 18 giugno sul palco dell’Anfiteatro delle cascine per celebrare i 40 anni di Horses.
L’inizio concerto è previsto per le ore 21,15

Biglietti numerati: Tribuna numerata 1° settore 35 euro; tribuna numerata 2° settore 30 euro; Parterre in piedi non numerato 20 euro.

Prevendite: Box Office www.boxofficetoscana.it; (tel 055 210804); Ticket One www.ticketone.it (tel. 892 101). Info tel. 055.0460993 – 055.667566 – www.lndf.it – www.bitconcerti.it

Le prossime date, dopo quella fiorentina sono: 19 a Verona, Teatro Romano; 20 a Milano, Villa Arconati e due date aggiuntive a Luglio, il 27 a Collegno (To), Parco della Certosa e il 28 a Gardone (Bs).

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.