sabato, Agosto 15, 2020
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The Bad Mexican – due: la recensione

Visti di recente alla Festa della Musica di Chianciano terme The Bad Mexican sono originariamente un power trio di Montepulciano che dopo una prima uscita nel 2010 integrano un quarto elemento al sax e all’elettronica. “Due” è il loro secondo album messo insieme grazie ad una campagna di crowdfunding. Prodotto da Tommaso Bianchi esplode entro i confini di un jazz-core schizoide che del passato death metal della band conserva probabilmente l’attitudine più terroristica e impattante, sostegno fondamentale per progetti come Zu o Black Engine, giusto per fermarsi in Italia.

Ma rispetto alle creature “zorniane” e plumbee appena citate, The Bad Mexican hanno una propensione molto più funk, a tratti tex-mex e guascona, caratteristica che non è affatto un male rispetto a progetti del genere, spesso a rischio immobilità monolitica. Al contrario The Bad Mexican pur non rinunciando ad una devastante potenza, guadagnano in varietà e spessore pop, grazie anche alle voci di Tommaso Dringoli e Filippo Ferrari, impegnati a costruire intarsi vocali degni del miglior pop psichedelico (dagli Xtc ai Mercury Rev) e all’incedere bislacco che ricorda le cose più “western” dei Primus. “Due” è un album divertente, mai uguale a se stesso e costruito con una perizia compositiva molto rara per un progetto italiano, non per questo è incline all’eclettismo fine a se stesso,  perchè se la bravura e la preparazione tecnica sono un ingrediente fondamentale nella musica del quartetto toscano, questa è al servizio di un gioco fantasioso che fa della contaminazione tra generi il sale della pietanza complessiva. L’album uscirà per Aesoterical audio con distribuzione Audioglobe a fine ottobre.

Donatella Bonato
Donatella Bonato
Veneta, appassionata di tutti quei suoni che alterano la percezione, si è laureata in storia dell'arte nel 2010 e alterna la scrittura critico-musicale al lavoro per alcune fondazioni storiche.

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