Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Andrea Giannessi e Francesco Viani provano a rilanciare PsychOut Department grazie alla propagazione di un falso virale 

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La reincanto dischi ci prova con la promozione virale, certa che la prassi del copia e incolla senza verifiche sia ormai quella più diffusa tra le realtà online, ormai invischiate nel vortice social del “pubblica velocemente, pubblica per primo, pubblica male”.

Andrea Giannessi e Francesco Viani, già parte di progetti quali Nihil Project, Ri-Ki Sun Orchestra, Lounge Sherman Tree e Caravanserai, hanno base a bologna da un po’ di tempo, e con il moniker di PsychOut Department compongono un mix interessante tra folk, suoni “Cosmiche”, il primo Battiato e una passione mai nascosta per tutte le declinazioni del pop psichedelico. Al momento, in promozione con Reincanto Dischi, ci riprovano a lanciare un progetto che già esisteva nel 2005, con un comunicato stampa che punta al gioco di prestigio (qualcuno che ci casca, lo trovano di sicuro) complice anche il bel video vintage-fake di Divide Rikk Ricchiuti, che è possibile vedere da questa parte.

Per dovere di informazione, riportiamo il comunicato stampa integrale che dovrebbe darcela simpaticamente a bere.

Qualcuno sostiene che PsychOut Department non esista, che sia solo uno scherzo musicale. Qualcun’altro, come il regista Davide Rikk Ricchiuti, invece è convinto che esso sia un gruppo effettivamente esistito nel 1928. Di questo duo di musicisti in bilico fra l’elettronica, il folk e la psichedelia in effetti non si sa molto altro, se non che operavano tra Londra e Berlino nei primi decenni del secolo scorso e che non si consideravano tanto un gruppo musicale (concetto ancora non in voga), quanto un laboratorio di sperimentazione, un vero e proprio dipartimento di ricerca sugli effetti psicoacustici dell’elettronica e delle droghe psicotrope: il dipartimento “PsychOut”. È piuttosto evidente come molti gruppi anche lontanissimi fra loro, quali i Beatles e i Kraftwerk, si siano ispirati al suono avanguardistico che caratterizza le poche tracce giunte fino a noi da quell’epoca lontana: brani dai titoli enigmatici, come “Zu Den Gleisen” appunto. Se i suoni erano assolutamente in anticipo sui tempi i testi dello PsychOut Department, in inglese e tedesco, erano invece permeati di quel surrealismo tipico delle avanguardie artistiche a loro contemporanee, ed è per questo che l’etichetta Reincanto Dischi, avendo deciso di ripubblicare come singoli questi gioielli sonori che ha trovato negli archivi del loro laboratorio, ha scelto di farlo producendo dei nuovi video che seguano l’estetica e la filosofia dadaista che aleggiava nel loro ambiente culturale. È nato così il video di “Zu Den Gleisen” il primo singolo di PsychOut Department, pubblicato per la prima volta in digitale dopo quasi cento anni. Eppure qualcuno continua a sostenere che sia tutta una bufala.

Dal diario di lavoro del dipartimento PsychOut: “What is PsychOut Department? It is a trip, it’s a joke, it’s a little trick… Going to Angel Underground we saw a moon pie, so we sold our souls to buy a little slice of it. But our Magical Bistoury Dream had to go on and we found ourselves riding a little green train through Europe, towards the stars… And over the Baltic sea we met a flying pig who was crying alone in the blue sky… He looked at us and suddenly said: ‘Welcome to the drug, my friends, welcome to the trip!’ And in the end where are You? And in the end where is Me?”

IL VIDEOCLIPNote del regista Il videoclip del singolo “Zu Den Gleisen” si ispira alla tecnica cinematografica sperimentale che Man Ray ha messo in atto nei suoi due film “Emak-Bakia” del 1926 e “L’etoile de Mer” del 1928. Ha quindi un approccio surreale e attualizzato che rappresenta in modo ironico il testo della canzone, primo singolo del gruppo d’avanguardia storica PsychOut Department. Il video è infarcito di riferimenti cinematografici (per esempio nel finale c’è un riferimento ai Fratelli Lumiére), e artistici (nel mezzo del video si può vedere riprodotta una sequenza che sfocia in un fermo immagine che cita l’opera di Man Ray “Le Baiser” del 1932). Ogni singola immagine è stata completamente girata ex-novo e post prodotta, nessun materiale contenuto in questo video è stato acquisito da altri filmati, ogni materiale è originale e riprodotto in studio.