Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Blues deviato e un'innegabile somiglianza con Tom Waits. Ma c'è solo questo, oltre al garage, nella musica di Tim Holehouse? Lo spirito e la vena è in verità quella punk del tardo Warren Zevon. La recensione di Odd/Even: sudicio e malato 

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Si fa presto a dire Tom Waits, Capt. Beefheart, R. L. Burnside oppure a tirar fuori il nome di Dan Hicks in una versione più deviata ed alcolica. Non perché queste influenze non siano presenti nell’estensiva discografia di Tim Holehouse, virtualmente sconosciuto nel belpaese nel lontano 2011, al tempo del suo terzo album per la Dead Pilot Records, e tutt’ora nella posizione di un artista legato ad un culto ristrettissimo.

La carriera del nostro si è articolata attraverso esperienze in ambito hardcore e persino metal, attraversando quindi l’approccio lo-fi degli esordi (Found dead on the shoreline veniva registrato su un quattro piste) per poi passare ai suoni di un garage sporchissimo, sorta di mina piazzata nel cuore del blues radicale e classico con Tom Waits a fare da mentore solamente per un’indubbia affinità elettiva con le sue modalità vocali: gutturali, disturbanti e sanguigne.

Eppure c’è un percorso laterale nella sua musica ed è quello legato alle radici punk per come le aveva recuperate Warren Zevon nella fase più tarda della sua carriera, quella che lo vedeva al timone del progetto Hindu Love Gods, dove metteva mano ad un classico di Prince come Raspberry Beret trasformandolo in un’aspra e angolare ballata blues. Brani come Even, Butane, Freud, sono figli di quell’ispirazione e si frappongono ad un’approccio più tradizionale che recupera nuovamente garage (Swamp Beast), il Waits del clangore industriale tra Bone Machine ed altre asperità (Skeleton).

Se probabilmente manca coesione nella musica del nostro, rimane un elemento sottopelle, urticante e sincero ed è quello della sporcizia sonora e di una contatto certamente non di maniera con la terra e la polvere; si pensi all’attacco di Style, dove con la sola voce saturata dalla prossimità con il microfono, il nostro costruisce un loop rumorista che introduce la sezione ritmica come se fosse una drum machine di supporto. Che poi lo stesso brano sembri una rilettura spastica di Peter Gunn questo poco importa, è sudicia e malata quanto basta e ci piace molto.

Tim Holehouse
Odd/event

Aaah!!! Real Records, 2016 | punk, blues
CREDITS:

Odd | Even | Trace | Butane | Skeleton | Style | Magic Potion | Swamp Beast | The Ballad Of Maybell | Friends | Freud | Even (Acoustic)