sabato, Dicembre 3, 2022

Cheatahs: tra Shoegaze e Grunge

In un momento in cui il recupero delle sonorità anni ’90 sembra già giunto al suo livello apicale ecco arrivare il debutto sulla lunga distanza dei Cheatahs, band nominalmente londinese ma costituita da un vero e proprio metissage di diverse provenienze, tra cui il Canada (Nathan Hewitt alla voce), l’Inghilterra (James Wignall alla chitarra) L’america (Dean Reid al basso) e la Germania (il batterista Marc Raue), dediti ad un pop psichedelico di derivazione shoegaze (My Bloody Valentine ma anche molto dei Ride) ma irrimediabilmente sporcato dai suoni saturi e sudici del garage statunitense del decennio precedente, quello pre esplosione grunge degli Husker Du e dei Dinosaur Jr.

Se infatti “Geographic”, brano effettivo di apertura dopo la breve intro di “I”, sembra davvero molto vicino alla discografia della band di Andy Bell e soci, la successiva “Northern Exposure” ha tutte le caratteristiche di una strana fusione di quei suoni con la furia di Mould/Hart, mentre subito dopo “Mission Creep” riporta le sonorità dalle parti di un pop più etereo, non così distante da alcune cose dei “Felt”, per l’intreccio chitarristico di altissimo livello evocativo e ambient che il brano esprime negli ultimi cinquanta secondi.

Un’alternanza freddo-caldo che viene mantenuta dalla successiva “Get High”, quasi un out-take da Bleach, con il cantato di Hewitt che se non per timbrica, per cadenza e scrittura imita certamente quello di Cobain, “The swan” fonde invece tutte queste istanze, in un brano di innegabile potenza che definisce meglio di altri il suono Cheatahs per potenza, atmosfera, elettricità e allo stesso tempo una cura specifica della struttura melodica.

Siamo appena a metà album ma la seconda parte ricombina sostanzialmente gli stessi elementi in una manciata di brani tra cui spiccano sicuramente “Kenworth”, forse quello più in debito con Kevin Shields e la conclusiva “Loon Calls” che come nel caso di “Mission Creep” delinea in modo preciso la capacità dei Cheatahs di creare delle tramature suggestive ma in un contesto dove l’invenzione “tout court” è assolutamente bandita da una coazione a ripetere.

 

Ugo Carpi
Ugo Carpi
Ugo Carpi ascolta e scrive per passione. Predilige il rock selvaggio, rumoroso, fatto con il sangue e con il cuore.

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