lunedì, Marzo 1, 2021

Edoardo Chiesa – Canzoni sull’alternativa: la recensione

Cantautore ligure, di Varazze per la precisione, Edoardo Chiesa in questo Canzoni sull’alternativa, che è il suo esordio solista dopo varie esperienze in gruppi locali tra cui quella con i Madame Blague, tenta di raccontare ciò che si nasconde dietro le scelte che prima o poi nella propria vita tutti, volenti o nolenti, devono affrontare.

Un concept non semplice da sviscerare, uno dei grandi temi della vita soprattutto in questi anni di instabilità, che necessita di misura e di intelligenza per essere letto con il giusto distacco e la necessaria leggerezza, per evitare il pericolo di sbrodolamenti e pontificazioni. Edoardo riesce nell’intento, innanzitutto evitando minutaggi eccessivi che un tema del genere potrebbe evocare (e di esempi se ne trovano nella storia del prog e del metal) e poi trovando una propria via musicale scevra da orpelli, un rock-blues dall’animo pop, diretto e abbastanza levigato nonostante la produzione casalinga, in cui a tirare le fila dei brani è la chitarra, suonata tenendo bene a mente la lezione dei maestri anni sessanta-settanta, Eric Clapton in particolare e sul lato italiano Ivan Graziani.
Anche i testi sono interessanti e centrati, con alcuni brani a spiccare maggiormente, per esempio L’alternativa, che introduce il disco anticipandone i temi, o Noi, che parla di musica diventando una specie di manifesto programmatico, o ancora Nati vecchi, che racconta la vita di noi che siamo nati negli anni sbagliati e che non siamo compatibili con il successo, mentre in altri ci sono meno spunti degni di nota (Ti rispondo ad esempio).

Gli otto brani dell’album (per un totale di poco meno di mezz’ora di musica) passano quindi velocemente, riuscendo a far pensare senza indurre tentazioni depressive grazie anche alle due accelerazioni rock’n’roll poste strategicamente a metà (Pioveva) e a fine disco (la già citata Nati vecchi), quasi a dire che alla fine ciò che conta, quando si deve scegliere tra varie alternative, è il ritmo. O almeno, ci piace pensare che sia così.

Fabio Pozzi
Fabio Pozzi, classe 1984, sopravvive alla Brianza velenosa rifugiandosi nella musica. Già che c'è inizia pure a scrivere di concerti e dischi, dapprima in solitaria nella blogosfera, poi approdando a Indie-Eye e su un paio di altri siti.

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