Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Trio tutto al femminile dal Derbyshire, artefice di una folktronica che scorre lieve tra le Midlands e il sogno. La recensione del secondo full leght delle Haiku Salut 

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Viene dal Derbyshire questo trio tutto al femminile e ha già all’attivo un album intitolato Tricolore, pubblicato nel 2013 per How Does It Feel to Be Loved? come questo Etch and etch deep. In linea con le suggestioni della poesia orientale, il metodo delle tre musiciste fonde folk ed elettronica attraverso l’arte del ritaglio e interpretando la fusione folktronica con un approccio combinatorio tutto sommato distante dai percorsi che il genere, almeno dopo Bon Iver, ha imboccato.

Più vicina ad una versione solare e comunicativa della musica di Four Tet, quella di Haiku Salut è una ricognizione riassuntiva di tutte le possibilità della musica strumentale con attitudine cinematica. Con un incipit che ricorda gli innesti popolari nella musica di Yann Tiersen Etch and etch deep fonde il timbro degli strumenti acustici (pianoforte, glockenspiel, fisarmonica) con i glitch della composizione digitale, mantenendo ben saldi i piedi se non nella melodia sfacciata, in un’area evocativa e atmosferica che rende lo scorrere del tempo come un piacevole volo aereo sopra paesaggi aurorali.
Vengono in mente i múm e una versione più domestica e contratta dei Sigur Rós. Se si esclude l’incedere dell’episodio più marziale (Things were happening and they were strangers) scorre lieve, tra le Midlands e il sogno.

Haiku Salut
Etch and etch deep

ow Does It Feel to Be Loved?, 2015 | folktronica
TRACKLIST:

Bleak and beautiful (all things) | you dance a particular algorithm | hearts not parts | Divided By surfaces and silence | doing better | Things Were happening and they were strangers | becauselessness | skip to the end | the no-colour of rain and dust | foreign pollen