lunedì, Agosto 2, 2021

Hide Vincent – s/t: la recensione

Dietro al moniker Hide Vincent si “nasconde” Mario Perna, cantautore cresciuto nel sud Italia attivo ufficialmente dal 2012 in forma autoprodotta. Imperfection diventa un piccolo fenomeno per il modo in cui Perna sfrutta il digital download gratuito e i sistemi di condivisione di massa, garantendo al suo primo lavoro visibilità e diverse migliaia di download.

L’etichetta I Make records è la sua nuova casa dal 2015, quella che è dietro al suo attuale debutto, uscito lo scorso gennaio. Il songtelling di Perna è quello del folk anglofono, da José González a Mark Kozelek, puntando tutto sull’essenzialità dello schizzo chitarristico e il supporto di una sezione d’archi di matrice chamber pop, che a tratti ricorda la scrittura di autori più ambiziosi e cinematici, attenti a creare tensione drammatica, oltre al background contemplativo tipico della musica folk.

La cover di Delicate, noto brano di Damien Rice, aggiunge un altro tassello e chiarisce le intenzioni del progetto, essenziale e scarno nei risultati, ma con una tensione autoriale che cerca di trasformare la scrittura in qualcosa di aurorale, cristallino e “pop” in un senso molto allargato e più ambizioso.

In questo senso, rispetto alle numerose uscite copia e incolla del panorama indipendente italiano, quella di Hide Vincent si distingue per onestà e chiarezza di intenti, cultura e intensità. Qualità da non trascurare e che ci consegnano un autore da tenere d’occhio

Bruno Martini
Bruno: una laurea in scienze politiche, musica italiana tra gli ascolti principali, e un amore viscerale per tutte le british invasion

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