venerdì, Gennaio 21, 2022

I Quartieri – Zeno

Non sembra così, non l’avremmo mai detto. Colapesce ha scoperchiato il vaso di Pandora, ha messo la musica italiana di fronte alla riscoperta di un ensemble di sonorità che, ovviamente, dai tempi di The Bends dei Radiohead erano ampiamente noti al di fuori della realtà del nostro paese. Questa musica sottile, ammaliante e potente, che si può legare ai disegni di Gipi, tanto raccontano la vita quotidiana sotto tratti leggeri ma non naif, ci porta a parlare de I Quartieri, quartetto romano di matrice dream pop.

Impostato così, questo discorso sembrerebbe voler trattare del solito gruppo in coda alle mode del momento (la definizione di momento in Italia è molto labile, dato che Colapesce esordisce nel 2012). In realtà l’Ep di debutto di Fabio Grande, Marco Santoro, Paolo Testa e Marco Pellegrino, dal titolo Nebulose,  porta come data il 2010. Alla fine del 2013 esce  Zeno, disco propriamente di debutto dove si possono estendere i vari temi portanti già accennati nell’Ep. Su tutte una passione per gli effetti sonori riverberati, siano essi chitarre elettriche, diamoniche, la stessa voce (una certa somiglianza con gli strascichi di Thom Yorke non sono da negare). La dimensione astronomica è evidente, suggestiva ma realizzata con strumenti concreti, pochi i synth, se non assenti. Ma è da considerarsi anche la passione per ritmiche non consuete, come la samba che ritroviamo in Argonauti, la saudade di Spiaggia Bianca, e nel precedente disco la title track. L’altra parte importante del progetto, parlando sempre a livello musicale, riguarda il rock, che la title track, Autostrada Blu e la degna d’apertura 9002 riescono a esprimere in modo convincente. Ancor più degno di nota, l’assenza della tradizione folk, pesante in Colapesce ma anche nei precursori romani con cui I Quartieri potrebbero avere legami (i fratelli Sinigallia, Fabi, Silvestri).

Anche nelle liriche, la narrazione è frammentata: La coscienza di Zeno è solo uno dei mille libri buttati sul letto per tirare fuori lo stato d’animo da vergare sulle liriche del disco. Non che non siano importanti, ma sicuramente vogliono tirare fuori spunti, accenni di legami persi o ritrovati, non commemorare l’ennesima Marinella o un altro Piero morto in guerra. E’ già una conquista, no? Un disco da ascoltare, sincero e intelligente, che si fa piacere già dal primo ascolto.

Elia Billero
Elia Billero vive vicino Pisa, è laureato in Scienze Politiche (indirizzo Comunicazione Media e Giornalismo), scrive di dischi e concerti per Indie-eye e gestisce altri siti.

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