Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

8 Luglio, 2008
Kobayashi – s/t

Di

koba.jpgIl cammino dei Kobayashi, trio di baldi giovini da Carrara, è da almeno un paio d’anni limpido, coerente e impeccabile. A partire da Infantili e crudeli, il loro precendente ep. e da una forte assimilazione con il rock italiano marcato anni 90, Afterhours in primis (senza lasciare da parte i Marlene Kuntz), particolarmente riconoscibile nella voce di Andrea Marcori, è nella ricerca sonora che hanno espresso e stanno continuando ad esprimere il loro meglio. E tutto questo senza lasciare da parte la scrittura del pezzo. Nelle 13 tracce del loro primo long playing ci sono brani spinti, ballate, canzoni orecchiabili. Suoni e stili si mescolano, si fondono e riescono a creare in alcuni frangenti qualcosa di veramente originale che, in effetti, funziona alla grande. I tempi di batteria di Flavio Andreani, energici, vigorosi e precisi al millesimo di secondo (diciamo estro al servizio della semplicità e del buonsenso) ben contengono le curatissime sperimentazioni elettriche di Nicola Bogazzi e ancora Andrea che con estrema disinvoltura e intuizione a tratti geniali si alternano nell’ usare basso (entrambi insieme magari) chitarra, synth, glockenspiel e quant’ altro passi loro (ottimamente) per la testa. Suonano post rock talvolta, garage, pop, perché no, tutto questo e altro ancora. Resta la voce, ferma, cadenzata, alcune volte perfetta, altre volte forse si pretenderebbe qualcosa di più smussato, di più sensibile, ma sono minuzie. I testi in italiano sembrano talvolta un formalità da sbrigare, ma nel complesso certo non sifgurano. Un bel disco, non una sorpresa ma una conferma. Corasong la produzione.

 

Michele Baldini

Michele Baldini

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