mercoledì, Dicembre 7, 2022

Les Savy Fav: Let’s Stay Friends

I Les Savy Fav fanno parte assieme ai Radio 4, ai Q And Not U e pochi altri, di quello sparuto gruppo di band che sanno ripescare codici wave per renderli freschi ed attuali alle orecchie di tutti. Un buongusto raro che deriva dalla consapevolezza che mantenere visibili le proprie radici hardcore-punk è sempre la scelta ottimale. E’ infatti il contrasto fra la potenza hardcore-punk e la tradizione pop, preferibilmente nella stessa canzone, a rendere le aperture melodiche così melodiche. Ma questa è una personale congettura, Vostro Onore.
Il disco, nato dopo sei anni di dichiarato blocco dello scrittore del frontman Tim Harrington, appare come un’occasione per sfruttare appieno le potenzialità offerte dal lavoro in studio per giungere ad una maggiore complessità. Lo testimoniano i numerosi ospiti intervenuti per la registrazione di Let’s Stay Friends, quasi per festeggiare un ritorno in grande stile alla creatività artistica.
La partecipazione di carismatici vocalist e artisti, Eleanor Friedberger dei Fiery Furnaces, Toko Yasuda degli Enon, Joe Plummer dei Modest Mouse/The Black Heart Procession , Emily Haines dei Metric, tuttavia non stravolge il modus operandi dei Les Savy Fav che mantiene riconoscibilità e compattezza stilistica, forse ancora più accentuate rispetto ai precendenti lavori.
Let’s Stay Friends suona come i Bloc Party degli esordi, più Dim Mak e meno major (“What Would Wolves Do”); a volte si serve dei crescendo rock’n’roll che hanno fatto la fortuna degli Hives (“Raging In The Plague Age”), mentre “The Year Of 1999” incorpora uno dei bridge al ritornello più semplici ed efficaci del 2007 (uh, aspetta che l’ascolto ancora una volta).
“Patty Lee” è talmente democratica che potrebbe piacere al tamarro di periferia amante di Mousse T., ma c’e anche spazio per powerballad acustiche (“Comes&Goes”) che sembrano uscite dalla chitarra di Miki Berenyi dei compianti Lush.
L’ascolto di Let’s Stay Friends scorre indubbiamente gradevole, tranne per i gemiti tennistici di sottofondo a “Slugs In The Shrubs”, ma lascia la sensazione che i Les Savy Fav abbiano scelto consapevolmente o inconsapevolmente di non voler osare verso un maggiore incrocio di generi.
Ecco il vero rischio di chi prova a giocare sul differenziale hardcore-punk/melodia senza includere ulteriori elementi di innovazione: comunicare staticità nel lungo periodo.

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