giovedì, Ottobre 1, 2020

Peter Broderick – These Walls of Mine (Erased Tapes, 2012)

Per quanto l’uomo di lettere si illuda di dominare la realtà attraverso il verbo, le infinite sfumature del linguaggio continuano a frapporsi tra il soggetto pensante e la sua opera di razionalizzazione del caos. Se persino le parole più banali sono soggette ad una miriade di interpretazioni differenti, va da sè che la confusione aumenta esponenzialmente quando analizziamo vocaboli dagli orizzonti semantici più vasti. Si consideri a titolo d’esempio l’aggettivo sperimentale. Per il sottoscritto il termine è indissolubilmente connesso all’immagine di un martello pneumatico che perfora il pavimento di un teatro vuoto. In linea di massima questo tipo di performance costituisce il requisito minimo che mi permette di collegare un determinato gesto artistico alla parola in questione. Ciò detto, l’ascolto di These Walls of Mine ha sconvolto ogni mio parametro di giudizio. L’ultima fatica del prodigo Peter Broderick è a tutti gli effetti un disco pop, privo di quelle asperità che chi scrive tende ad associare al concetto di avanguardia: quando non emulano stilemi black più o meno abusati, i brani prendono la forma di delicate composizioni per chitarra acustica. La natura sperimentale dell’opera, tuttavia, emerge con forza non appena si estende l’analisi critica ai processi che ne hanno guidato la realizzazione. L’intento dichiarato di Broderick è infatti quello di rielaborare frammenti testuali che, opportunamente plasmati, dovrebbero evolversi in canzoni vere e proprie. La musica arriva dunque in un secondo momento, sviluppandosi in base alle suggestioni e agli eventuali vincoli esercitati dal testo. In alcuni casi gli esiti di tale modus operandi sembrano confermare il vecchio adagio, secondo il quale non tutte le ciambelle escono col buco, ma non è questo che ci interessa sottolineare. Molto più intrigante è constatare come un’operazione di questo tipo presenti risvolti imprevisti per chi decide di metterla in pratica. Nella maggior parte dei casi, in effetti, i testi in questione non sono elaborazioni originali dell’autore ma stralci di conversazioni, estrapolate dai contesti più svariati. E dunque, non necessariamente parole che riflettono il vissuto personale di Broderick – come la tradizione cantautoriale richiederebbe – quanto piuttosto sentenze “neutre” che lo costringono a lavorare a soggetto. Così una e-mail che annuncia la scomparsa di un felino domestico (Freyr!) offre il pretesto per la genesi di una ruspante ballata folk, mentre un esperimento di scrittura creativa “aperta” – lanciato sul sito dell’artista e accolto con entusiasmo dai fan – può evolversi lungo traiettorie funk-pop dal retrogusto ’80s (When I Blank I Blank). Ovviamente in tale contesto la sensibilità melodica di Broderick – abilissimo nel portare alla luce la musicalità intrinseca delle locuzioni più disparate – gioca un ruolo non da poco, così come riveste un peso notevole la sua formazione accademica. Tuttavia il mestiere non prende mai il sopravvento sulla spontaneità, e l’opera raggiunge un miracoloso compromesso fra progettualità a tavolino ed espressività naive. Non bisogna dimenticare che l’album è stato assemblato a partire da registrazioni quasi esclusivamente casalinghe, frutto di analisi empiriche portate avanti con intenti squisitamente documentaristici. La title-track costituisce un chiaro esempio di tale procedere giocoso ed amatoriale: il testo, annotato poche ore prima su di un foglio di carta, viene da prima recitato con inflessione asettica, quindi scandito su una base secondo i dettami dell’hip-hop. Allo stesso modo l’eterea I’ve Tried, Proposed Solution to the Mistery of the Soul e Til Danmark devono essere lette come esercitazioni sul tema, presentandosi rispettivamente come aggiornamenti della tradizione soul, blues e gospel. Broderick dimostra nel complesso la capacità di spalancare una finestra sul proprio universo interiore e ciò sorprende, a maggior ragione se consideriamo che lo fa affidandosi principalmente alle parole di altri. Il disco da cameretta definitivo.

Federico Fragasso
Federico Fragasso
Federico Fragasso è giornalista free-lance, non-musicista, ascoltatore, spettatore, stratega obliquo, esegeta del rumore bianco

ARTICOLI SIMILI

INDIE-EYE SHOWREEL

i più visti

VIDEOCLIP

Olga Bell – ATA, il videoclip di Baku Hashimoto

ATA, il video di Olga Bell diretto da Baku Hashimoto

Pivi, premio italiano videoclip indipendenti, tutti i premi

I Vincitori del PIVI, il premio Italiano videoclip Indipendenti

Harry Nilsson: Tutto è a forma di freccia

Ero sotto acidi e guardando gli alberi realizzai che erano tutti diventati a forma di freccia, inclusi i rami, le case erano a forma di freccia. Pensai: "tutto ha una punta come le frecce, e se anche non fosse, c'è una freccia che lo indica!" (Harry Nilsson)

Night Skinny ft. Noyz Narcos, Marracash, Capo Plaz – “Street Advisor”, il video del collettivo No Text Azienda

Scorie di bombardamenti intermediali. "Street Advisor", nuovo splendido video per il collettivo No Text Azienda, girato per Night Skinny, primo estratto dal nuovo album "Mattoni"

Luca P. “E se ridi” il videoclip di Valentina Cipriani

Valentina Pellegrini continua a realizzare video con il suo stile "invisibile". Il video di"E Se ridi" per Luca P.

INDIE-EYE SU YOUTUBE

TOP NEWS

IRuna – Fuori Tempo, il videoclip di Maurizio Montesi

Fuori Tempo, la contagiosa danza di IRuna per le strade di Roma nel bel video di Maurizio Montesi.

The Fall – Imperial Wax Solvent – il doppio vinile limitato esce ad ottobre

Imperial Wax Solvent è lo splendido album dei The Fall pubblicato nel 2008. Cherry Red lo ripubblica in doppio vinile, includendo la versione scartata dal mix conclusivo. Imperdibile

Iggy And The Stooges – “You think you’re bad, Man?” – Cinque live inediti. Il box da collezione

"You think you're bad, Man?" è il nuovo box da collezione con 5 cd che include cinque live inediti di Iggy and The Stooges del periodo "Raw Power"

Dj Gengis, Un’altra Brasca: il videoclip d’animazione di Racoon Studio

Racoon Studio realizza il nuovo video d'animazione per Dj Gengis

Bon Iver – AUATC, il videoclip di Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson

Aaron Anderson & Eric Timothy Carlson, premiatissimi art director per Bon Iver, realizzano il nuovo video per AUATC a fini benefici.

ECONTENT AWARD 2015