Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Straordinari Slivovitz con il loro primo album interamente registrato dal vivo. Nomen omen, liver è un disco che ti sciacqua il fegato 

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Dopo il notevole “All You Can Eat” i napoletani Slivovitz tornano con un album interamente registrato sul palco, il loro primo in questo senso.

Liver ci restituisce suono e spirito migliori del sestetto, onorato da un’edizione vinilica 180 grammi licenziata dall’etichetta napoletana Soundfly. Il live in oggetto è quello del 27 maggio 2016 presso la casa di Alex a Milano, ed è una testimonianza perfetta dell’atmosfera che si respira durante i concerti del combo, qui onorati da una registrazione analogica che rende giustizia alle loro sonorità.

In copertina un ciuchino disegnato dall’artista partenopeo Centottantanove, nome emergente e agguerrito della street art.

Per chi dovesse recuperare i quattro dischi precedenti della discografia Slivovitz, è possibile partire da questo per capirne l’incredibile flessibilità sonora ed espressiva. Dal Jazz contaminato con elementi world e orientali si passa al progressive rock di matrice italica, decostruito con furia incendiaria ed iconoclasta, fino a lambire una versione rivista e corretta dei King Crimson periodo Larks’ Tongues in Aspic.

L’improvvisazione al servizio dei vari “solos” è probabilmente la strategia principale degli Slivovitz, ma come appiglio per una vera e propria storia della musica strumentale che dalle derive “jam” dei settanta, passa a concisioni à la zorn ferocissime.

Altro aspetto che rimane al centro dei brani composti dagli Slivovitz è il groove, basta pensare ad una traccia come “Cleopatra”, che raccoglie tutti gli elementi di cui si diceva, per concludersi con una cavalcata degna del Bernstein più scatenato, condito in salsa jazzrock.

E se “Currywurst” ci presenta l’anima più funk, “Egiziaca” è un vero e proprio meltin’ pot di influenze, con l’oriente al centro e il Jazz popolaresco da strada a trainare tutto quanto.

Tutto bello, tutto organico e tutto pronto per essere contradetto; chiudere con una cover delirante di “Negative Creep” dei primi Nirvana (si, quelli infatuati dei Melvins, periodo Bleach) è davvero un bel cazzotto in faccia, con i fiati che sostituiscono le voci nella forma di un barrito animalesco. Aspro e crudele, ma sempre con quello spirito ludico che tiene in piedi tutto l’album e garantisce una parentesi di vero e proprio sesso musicale. Straordinari.

Slivovitz, il video live di Mani in faccia

Slivovitz
liver

soundfly, 2017 | Jazz, rock, noise, punk
CREDITS:

Mai per comando | Cleopatra | Currywurst | Egiziaca | Mani in faccia | Negaive Creep