Indie-eye – VIDEOCLIP – Storia e Critica dei Video Musicali

Stefano Poletti, noto videomaker italiano racconta il suo lavoro con questo originale format che lo vede al centro di un viaggio statunitense durante una delle sue committenze. Guarda il quinto episodio in esclusiva su indie-eye e leggi la terza e ultima parte dell'intervista a Stefano Poletti 

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Quinto episodio di “Videomaker around the world”, il format ideato e realizzato da Stefano Poletti per raccontare gli aspetti nascosti del suo lavoro. Girato negli States durante una delle sue committenze, viene presentato in esclusiva su indie-eye a partire dal terzo episodio. Recupera da questa parte il terzo e il quarto episodio.

Videomaker around the world, il quinto episodio

Stefano Poletti, l’intervista (Terza e ultima parte)

Stefano, partiamo dalla fine del video. Le punture di ragno. Cos’è successo? Los Angeles offre anche queste sorprese?

Mi avevano pagato un appartamento al piano terra nella strada che porta all’osservatorio Griffith. Un Posto molto bello, ma con qualche ragno di troppo. Mi sono risvegliato pieno di punture ed ho deciso di andarmene in albergo

Sempre a proposito della città, hai girato lo spot in varie location di Los Angeles, riducendo al minimo in lavoro in studio. Una scelta precisa, agevolata dalla ricca articolazione strutturale della città?

Ho girato un cortometraggio a basso budget, quindi ci siamo dovuti un po’ arrangiare. Abbiamo comunque affittato una terrazza in downtown dove si vedono i palazzoni. Anche a Milano mi piace comunque sfruttare gli spazi urbani e girare molto “sulla strada” in posti “reali”.

Quando lavori usualmente ad un videoclip o ad un altro formato breve, collabori con uno staff collaudato oppure la crew che ti sta intorno cambia sempre?

Sono molto eleastico, e sebbene possa contare su alcuni collaboratori decennali, riesco ad adattarmi con persone differenti ogni volta.

A Los Angeles immagino tu ti sia servito di maestranze locali…

La Crew era molto ridotta. Eravamo in meno di una decina: Oltre alla mia regia, assistente, direttore della fotografia, audio, make-up. Il minimo indispensabile, ma con un buon team. Con la tecnologia che c’è al giorno d’oggi si può fare un gran lavoro comunque.

Nel formato breve preferisci sperimentare sul racconto, lasciando quindi comunque al centro l’identità della “storia”, oppure pensi che sia più efficace sperimentare con il colore, il ritmo, il movimento, senza necessariamente affidarsi ad uno storytelling tradizionale?

Non sono un Fan dello Storytelling tradizionale. Basta guardare il mio precedente cortometraggio girato in Sicilia (N.D.R. Il corto si intitola “Giuseppina“, realizzato nel 2013 e interpretato da Sylvia De Fanti è stato selezionato tra i 12 finalisti su 37 progetti presentati al Let’s All Be Free Film Festival di Londra)

Parlando con Steven Lippman, il compianto filmmaker/videomaker che ha lavorato con artisti del calibro di David Bowie, Laurie Anderson, Esperanza Spalding, giusto per citarne alcuni, era venuto fuori quanto l’errore fosse un aspetto fondamentale nel suo lavoro. L’errore, lo sbaglio, l’accidente in fase di ripresa, spesso gli consentiva di sfruttare l’imprevisto in termini creativi. Questo aspetto è altrettanto importante per te? 

Molti miei video alla fine contengono improvvisazioni durante le riprese. Mi piace molto avere un approccio “Nouvelle Vague” durante le riprese.

 

Michele Faggi

Michele Faggi

Michele Faggi è un videomaker e un Giornalista iscritto all'Ordine dei Giornalisti della Toscana. Si occupa da anni di formazione e content management. È un esperto di storia del videoclip ed è un critico cinematografico regolarmente iscritto al SNCCI. Scrive anche di musica e colonne sonore. Ha pubblicato volumi su cinema e new media.