{"id":11881,"date":"2011-05-05T19:48:36","date_gmt":"2011-05-05T17:48:36","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=11881"},"modified":"2013-08-07T19:21:47","modified_gmt":"2013-08-07T17:21:47","slug":"hauschka-indie-eye-la-foto-intervista","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/experimental\/hauschka-indie-eye-la-foto-intervista.html","title":{"rendered":"Hauschka @ indie-eye &#8211; la foto intervista"},"content":{"rendered":"<p>Hauschka \u00e8 passato da Milano per presentare il suo nuovo album, <em>Salon Des Amateurs<\/em>, un interessante viaggio dentro sonorit\u00e0 in bilico tra classico e moderno, un ponte lanciato tra il mondo accademico e quello dell\u2019elettronica. Abbiamo colto l\u2019occasione per fargli qualche domanda sul disco e sulla sua attivit\u00e0 con il piano preparato. Ecco cosa ci ha raccontato.<\/p>\n<p><strong>Iniziamo parlando del tuo nuovo album, Salon Des Amateurs, in cui utilizzi le qualit\u00e0 percussive del tuo piano preparato in modo da richiamare alla mente house e techno. Da dove arriva questa idea?<\/strong><\/p>\n<p>Il mio background \u00e8 legato prevalentemente alla musica elettronica; fin da quando avevo nove anni suonavo il piano, per\u00f2 all\u2019inizio ho lavorato in una direzione pop e poi elettronica. Intorno al 2000 ho fatto due dischi techno con un\u2019etichetta tedesca, la <strong>Kompakt<\/strong>, poi ho iniziato a pensare che il piano potesse essere uno strumento interessante e con cui potessi esprimermi. Ho fatto dei dischi abbastanza calmi, silenziosi, poi l\u2019anno scorso ho deciso di tornare verso un\u2019area pi\u00f9 ritmica, pi\u00f9 rumorosa. \u00c8 abbastanza difficile rendere il piano pi\u00f9 rumoroso, ma tento di renderlo il pi\u00f9 possibile. Il mio desiderio sarebbe vedere gente fare stage-diving a un concerto di pianoforte e mi ci sto avvicinando. La mia idea \u00e8 che la gente possa partecipare fisicamente e muoversi pi\u00f9 che a un normale concerto pianistico. Non per questo rinuncio a passaggi pi\u00f9 lenti, una dinamica non esclude l\u2019altra, le affronto entrambe durante un live.<\/p>\n<p><strong>Sei di Dusseldorf e abbiamo parlato di musica elettronica, \u00e8 dunque impossibile non parlare dei Kraftwerk. Ti hanno influenzato in qualche modo?<\/strong><\/p>\n<p>Quando mi sono trasferito a Dusseldorf i <strong>Kraftwerk<\/strong> avevano gi\u00e0 fatto i passi principali della loro carriera, non dico tutto ma sicuramente i loro dischi migliori erano gi\u00e0 stati fatti; per questo sono rimasto abbastanza sorpreso quando hanno fatto un altro disco ottimo nel 2003-2004, seguito anche da un grande tour, l\u2019ultimo grande tour che hanno fatto. Sono riuscito a vederli una volta in quell\u2019occasione. Penso che l\u2019intera scena di Dusseldorf risenta dei forti legami con l\u2019arte, con pittori e scultori provenienti dall\u2019Accademia e dai vari circoli ad essa legati, ad esempio il Salon Des Amateurs che d\u00e0 il titolo al mio disco \u00e8 un locale gestito da ex-studenti dell\u2019Accademia; penso che i <strong>Kraftwerk<\/strong> siano una band che poteva uscire solamente da un ambiente del genere, come anche i <strong>Mouse On Mars<\/strong>, che hanno un approccio artistico a met\u00e0 tra l\u2019astratto e il melodico, una cosa che penso si ritrovi anche nella mia musica.<\/p>\n<p><strong>In questo disco ci sono ospiti come Samuli Kosminen dei M\u00f9m e John Convertino e Joe Burns dei Calexico. Come sei entrato in contatto con loro? E cosa hanno portato alla tua musica?<\/strong><\/p>\n<p>Con Samuli sono in contatto da tempo ormai, da quando nel 2007 sono stato in tour con i <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/mum-lintervista-di-indie-eyeit.html\"><strong>M\u00f9m<\/strong><\/a> in America; poi l\u2019ho rincontrato per caso quando entrambi stavamo viaggiando in aereo verso il Giappone. Il volo dur\u00f2 parecchie ore, quindi parlammo a lungo sulla mia idea di usare due batteristi in concerto, visto che gi\u00e0 da molto volevo avere molte pi\u00f9 percussioni sul palco; quando poi ho iniziato a lavorare al disco gli ho chiesto se voleva unirsi a me. Joe e John invece sono persone con cui ho molti amici comuni; questi amici mi hanno detto molte volte che avrei dovuto incontrarli, perch\u00e9 pensavano che avessimo un approccio simile alla musica, perch\u00e9 l\u2019aspetto sperimentale \u00e8 molto forte in quello che fanno. In pi\u00f9 sono persone splendide, simpaticissime. Quindi c\u2019era gi\u00e0 stata una specie di contatto quando poi vennero a un mio concerto a Lipsia, perch\u00e9 erano rimasti bloccati l\u00ec per colpa del vulcano islandese lo scorso anno; in quell\u2019occasione parlammo molto, poi li rividi a un altro mio concerto a Dusseldorf e l\u00ec decidemmo di scambiarci del materiale. La collaborazione \u00e8 avvenuta cos\u00ec: io registravo della parti di piano, quindi gliele inviavo e loro erano liberi di fare ci\u00f2 che volevano, di seguire il loro istinto musicale. Mi hanno rimandato tracce di batteria, che era il mio intento iniziale, di base, ma anche di vibrafono, di violoncello, di armonica, di mandolino, tutte grandi tracce.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 poi un altro collaboratore, non musicale, Sjon Sigurdsson, che ha scritto una breve storia che compare sul booklet dell\u2019album. Come sei entrato in contatto con lui?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019ho conosciuto a un festival della letteratura a Berlino, dove lui era parte della giuria. Parlando ci siamo resi conto di avere molti amici in comune; ho scoperto che scrive racconti e a me piace avere brevi storie a corredare i libretti dei cd, \u00e8 una cosa che ho fatto per quasi tutti i miei dischi. Gli ho quindi chiesto se volesse scrivere per Salon Des Amateurs, cosa che ha fatto; devo dire che la storia che ha ideato \u00e8 davvero bellissima e ne sono molto felice.<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Tornando indietro invece, come hai iniziato a lavorare con il piano preparato?<\/strong><\/p>\n<p>In parte \u00e8 la stessa spiegazione che ho dato per la prima domanda; volevo suonare il piano ed inserirci un elemento elettronico, ma non volevo usare un laptop, perch\u00e9 ho sempre pensato che fosse qualcosa che sta tra me e chi mi ascolta, non riesco a concentrarmi veramente davanti a uno schermo. Ho quindi pensato di poter lavorare facendo regolazioni sulle corde del piano, per creare un suono elettronico. L\u2019idea generale, che mi ha spinto, \u00e8 questa.<\/p>\n<p><strong>C\u2019\u00e8 stata qualche influenza da parte di John Cage o di Henry Cowell in questa scelta?<\/strong><\/p>\n<p>Ti dir\u00f2, non all\u2019inizio, perch\u00e9 quando ho iniziato non avevo idea di ci\u00f2 che avevano fatto <strong>Cage<\/strong> e <strong>Cowell<\/strong>, perch\u00e9 lavoravano in un\u2019area musicale completamente diversa dalla mia. Quando ho fatto il mio primo piano preparato ho chiesto informazioni a un mio amico, che \u00e8 uno studioso di musica che ha scritto un libro su tutti gli artisti che hanno utilizzato il piano preparato; mi sono quindi interessato sempre pi\u00f9 a Cowell e a Cage, alla loro idea teorica sulla musica, sul fatto che per loro ogni suono \u00e8 musica, che anche il silenzio \u00e8 musica, una cosa che per me \u00e8 assolutamente meravigliosa. Ci\u00f2 significa che la mia idea di casualit\u00e0, la mia idea di \u201camateur\u201d, non \u00e8 una cattiva idea, perch\u00e9 \u201camateur\u201d significa amante. Questo, da un certo punto di vista, ci unisce tutti nella musica, perch\u00e9 <strong>John Cage<\/strong> diceva che ogni suono attorno a noi \u00e8 musica, anche il suono della macchina fotografica che ci sta riprendendo adesso, il click e il rumore seguente, sono un sottofondo musicale.<\/p>\n<p><strong>Fai all\u2019incirca un album all\u2019anno, in una costante evoluzione musicale ricca di novit\u00e0 e scarti improvvisi. Qual \u00e8 il segreto per lavorare cos\u00ec tanto e cos\u00ec bene?<\/strong><\/p>\n<p>Forse il segreto \u00e8 che sono stato per dieci anni senza fare nulla, e ci\u00f2 ha riempito di idee la mia testa. Poi ho incontrato molte persone stimolanti, che mi hanno spinto a lavorare con loro. Quindi \u00e8 un processo che va avanti da solo, di volta in volta. Prima o poi dovr\u00f2 fermarmi per\u00f2, perch\u00e9 a volte \u00e8 giusto prendersi del tempo e pensare a quale sar\u00e0 il prossimo passo, riflettendoci maggiormente.<\/p>\n<p><strong>Stasera suonerai all\u2019Elita Festival, che \u00e8 legato alla settimana del design qui a Milano. Cosa pensi del legame tra musica e design? Dai importanza all\u2019artwork per i tuoi album?<\/strong><\/p>\n<p>Assolutamente s\u00ec. Do importanza a tutto ci\u00f2 che viene creato con l\u2019album, di conseguenza anche all\u2019artwork, al libretto, alla copertina. Il libretto diventa una possibilit\u00e0 espressiva per uno scrittore, la copertina per un grafico o un pittore, la musica per me e gli altri musicisti. Quindi in un album abbiamo tre forme artistiche in un prodotto; penso che se non presti attenzione a queste cose, hai sprecato dello spazio. Il tuo album \u00e8 destinato a raggiungere forse migliaia di persone, e stimolarle anche dal punto di vista dell\u2019artwork pu\u00f2 essere importante, pu\u00f2 essere uno stimolo a crescere per qualcuno tanto quanto pu\u00f2 esserlo la musica. Penso che il design, inteso come un approccio artistico e alla ricerca del bello nella progettazione delle cose, abbia molto in comune con la musica, che le due cose abbiano caratteristiche comuni, a partire dall\u2019amore che bisogna metterci nel farle. Questo deve valere per ogni cosa in realt\u00e0, deve esserci sentimento e senso estetico in tutto ci\u00f2 che si fa, sia in un brano musicale che in una ricetta, per esempio.<\/p>\n<p><strong>Hai suonato pi\u00f9 volte in Italia ormai. Hai mai avuto modo di collaborare con artisti italiani?<\/strong><\/p>\n<p>L\u2019unica vera collaborazione che ho fatto \u00e8 stata con <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/corpo-a-cuore-5-massimo-volume-laudio-intervista-e-la-foto-gallery.html\"><strong>Emidio Clementi<\/strong><\/a>, che ho accompagnato in un reading. Poi ho conosciuto e incontrato pi\u00f9 volte <strong>Ludovico Einaudi<\/strong>, perch\u00e9 usciamo per la stessa etichetta: mi piace il suo lavoro e mi piace anche lui. Amo molto anche i <strong>Giardini di Mir\u00f2<\/strong>, penso che siano veramente una grande band, ho visto molti gruppi nella mia vita, ma penso che <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/il-fuoco-foto-intervista-a-jukka-reverberi-dei-giardini-di-miro.html\"><strong>Jukka<\/strong><\/a> e gli altri siano veramente speciali, anche per il lavoro che fanno per molti miei amici, aiutandoli a diffondere la loro musica in Italia; in ogni paese c\u2019\u00e8 bisogno di persone del genere, che portino musica proveniente da altrove, che aprano porte e collaborazioni.<\/p>\n<p><strong>Hauschka: La Foto Gallery completa di Francesca Pontiggia:<\/strong><\/p>\nngg_shortcode_0_placeholder\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Abbiamo incontrato Hauschka per saperne di pi\u00f9 sul suo piano preparato e il suo nuovo disco, Salon Des Amateurs<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":11900,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[94,34,19,117,521,36,120,112],"tags":[],"class_list":["post-11881","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-avant-garde","category-contemporary","category-experimental","category-interwd","category-interviews","category-news","category-recensioni","category-weekly-rec"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11881","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11881"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11881\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/11900"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11881"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11881"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11881"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}