{"id":14511,"date":"2011-10-07T00:43:28","date_gmt":"2011-10-06T22:43:28","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=14511"},"modified":"2015-03-02T15:45:14","modified_gmt":"2015-03-02T13:45:14","slug":"deus-keep-you-close-pias-2011","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/pop\/deus-keep-you-close-pias-2011.html","title":{"rendered":"dEUS \u2013 Keep You Close (Pias, 2011)"},"content":{"rendered":"<p><strong><\/strong>Difficile parlare dei <strong>dEUS<\/strong> per chi ha vissuto in prima persona la musica degli anni 90: \u00e8 fuor di dubbio, infatti, come il gruppo belga capitanato da <strong>Tom Barman<\/strong> sia stato una delle punte di diamante dell&#8217;indie-rock di quel decennio. A parer di chi scrive, addirittura la terza punta di un ideale triangolo delle meraviglie con alle altre estremit\u00e0 <strong>Motorpsycho<\/strong> e <strong>Pavement<\/strong> (ebbene s\u00ec, ho estromesso il trio di Seattle: <em>de gustibus<\/em>).<strong> <\/strong>La prima parte della carriera dei nostri \u00e8 da manuale: un trittico di dischi uno pi\u00f9 bello dell&#8217;altro, a cominciare dalle atmosfere art rock di <strong>Worst Case Scenario<\/strong>, passando per i bozzetti storti di <strong>In A Bar, Under The Sea<\/strong> per poi concludere con la cosa pi\u00f9 matura e completa, quell&#8217;<strong>Ideal Crash <\/strong>giustamente considerato come l&#8217;opera pi\u00f9 rappresentativa della band. Dopo un silenzio durato alcuni anni (e alcune importanti defezioni, una su tutte quella di <strong>S.K. Carlens<\/strong>) si apre la seconda parte della carriera con <strong>Pocket Revolution<\/strong>: il processo compositivo \u00e8 ora quasi tutto nelle mani di Barman, il quale predilige una chiave di lettura maggiormente orientata verso un songwriting pi\u00f9 \u201cdritto\u201d e classicamente rock. Con onest\u00e0 bisogna dire che questo disco (insieme al successivo <strong>Vantage Point<\/strong>) ci resituiscono una versione dei <strong>dEUS <\/strong>con tanto mestiere ma molto meno estro creativo. Veniamo cos\u00ec all&#8217;ultima fatica, <strong>Keep You Close<\/strong>: leggendo le note promozionali si apprende di un ritorno alle sonorit\u00e0 di Ideal Crash. Quanto c&#8217;\u00e8 di vero in ci\u00f2? In realt\u00e0 poco, anche se il disco non \u00e8 affatto da buttare. La linea \u00e8 sempre quella tracciata dai due lavori precedenti, quindi niente sperimentalismi e abbozzi arty innestati in melodie malinconiche, ma molto mestiere (<em>repetitia juvant), <\/em>molto artigianato rock, molte atmosfere soffuse e noir. La sensazione \u00e8 quella di un progressivo imborghesimento del suono, come se i nostri ambissero ad una qualche hall of fame. Ma sia detto chiaramente, ce ne fossero di borghesi cos\u00ec: la title track \u00e8 una delle cose pi\u00f9 belle scritte dal gruppo da parecchi anni a questa parte, con una melodia costruita sapientemente e accompagnata da un arrangiamento orchestrale azzeccatissimo. In generale \u00e8 tutta la prima parte dell&#8217;album quella che ci convince di pi\u00f9, sia quando le chitarre esplodono nel refrain (molto anni 90&#8230;) di <em>Dark Sets In<\/em>, sia quando ci si lascia andare ad un ritornello zuccheroso col piano che batte un motivetto facile facile (<em>Ghosts<\/em>: ed occhio alla coda strumentale&#8230;). <em>Twice We Survive<\/em> \u00e8 forse la cosa che si avvicina di pi\u00f9 alla vecchia produzione, con quel sentore di disperazione romantica da fine del mondo. La seconda parte del disco mostra un pochino la corda (<em>Costant Now<\/em> \u00e8 uno scivolone da dimenticare in fretta) per poi risolevvarsi con <em>Easy<\/em>, efficace synth-ballad a tinte scure, con dei sublimi archi a chiudere il tutto. Dunque: non un ritorno all&#8217;<em>incidente ideale<\/em>, ma sicuramente il lavoro pi\u00f9 riuscito tra gli ultimi prodotti. Per alcuni istanti del disco la magia sembra ripetersi: riteniamo che ai dEUS, nel 2011, non si possa (e non si voglia) chieder di pi\u00f9.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Keep You Close non \u00e8 certamente il miglior album dei dEUS, ma uno dei pi\u00f9 riusciti tra gli ultimi prodotti dalla band, la recensione di Denis Prinzio&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":55,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[36,23,120,118,519,43],"tags":[],"class_list":["post-14511","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-news","category-pop","category-recensioni","category-recnews","category-reviews","category-rock"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14511","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/55"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=14511"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/14511\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=14511"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=14511"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=14511"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}