{"id":18786,"date":"2012-04-26T14:25:42","date_gmt":"2012-04-26T12:25:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=18786"},"modified":"2012-04-26T14:25:42","modified_gmt":"2012-04-26T12:25:42","slug":"herself-herself-deambula-records-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/herself-herself-deambula-records-2012.html","title":{"rendered":"Herself \u2013 Herself (Deambula Records, 2012)"},"content":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-18790 alignleft\" title=\"cover_herself\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/cover_herself.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/>Vi sono artisti che riescono ad esprimersi al meglio in una dimensione minoritaria, isolata e nascosta, in virt\u00f9 della quale stabiliscono un contatto profondo ed esclusivo col proprio pubblico d\u2019elezione. Un rapporto intimo e profondo che matura poco per volta e si fa legame, conoscenza profonda; come se quelle note, quelle parole, quei singoli suoni, avessero un solo destinatario, un solo ascoltatore che sei tu, tu e nessun altro. Come per <strong>Melodium <\/strong>o i <strong>Belle &amp; Sebastian<\/strong> di <em>Tigermilk<\/em>, ad esempio. Per non dire di <strong>Nick Drake<\/strong> che in pi\u00f9 di un occasione sembra affiorare tra queste tracce.<\/p>\n<p>Cos\u00ec, di album in album, Gioele Valenti \u00e8 riuscito a plasmare il suo progetto in uno stile esemplare, fedelissimo a se stesso, a suo modo unico e subito riconoscibile, anche se mai adagiato sulle sicurezze della formula ma al contrario sempre aperto a nuovi stimoli, sempre connotato da nuove cangianze. Divenendo detentore di un linguaggio tutto personale, un cantautorato schivo, che placidamente attende quello spirito affine che sia pronto a comprenderlo. La natura brillantemente solipsistica dei lavori precedenti, qui cede alle lusinghe di una sorta di vera e propria band aperta che coinvolge, fra gli altri, anche l\u2019ex <strong>Ulan Bator<\/strong> Amuray Cambuzat, che viene espressamente omaggiato in <em>Here we are<\/em>, riecheggiante l\u2019<em>Etoile d\u2019astre<\/em> di quel capolavoro assoluto (ed assolutamente sottovalutato) che fu <em>Ego Echo<\/em>. L\u2019allargamento dell\u2019organico, questa volta, fa assumere ai brani un aspetto pi\u00f9 \u201cindie-rock\u201d, con le radici ben piantate su terreni fine novanta\/primi duemila. Cos\u00ec <em>Violence is for leaders <\/em>\u00e8 il brano mancante a <em>Whatever, mortal<\/em> di <strong>Papa M <\/strong>e <em>The river<\/em>, con le sue inattese aperture alt-country, non pu\u00f2 non ricordare un <strong>Will Oldham<\/strong> pi\u00f9 tradizionale. L\u2019apertura, per\u00f2, \u00e8 affidata ad un brano classicamente Herself, <em>Strangler who&#8217;s me<\/em>: intreccio di chitarre acustiche, suoni indefiniti sullo sfondo, cantato soave e sottilmente morboso, come da lezione <strong>Young God<\/strong>, ed una melodia che fa bene al cuore e che trova corrispondenza negli arpeggi cupi e nei moniti paramillenaristi di <em>Tempus fugit<\/em>, che il violoncello di Aldo Ammirata contribuisce a tingere di colori wave; non fosse, per\u00f2, che il brano evolve sino ad un gotico americano (<strong>Angels of Light<\/strong>, appunto, ma anche <strong>Gravenhurst<\/strong>) rischiarandosi poi nelle linee rette del finale. Con <em>Tempus fugit<\/em>, Gioele impone confronto per ben due volte, riproponendo il brano in veste diversa (meno folk e dalle aperture rumoriste): che l\u2019ascoltatore operi la propria scelta (<em>Tempus fugit #2<\/em> per sempre!).<\/p>\n<p>Perch\u00e9 le strutture non hanno mai lo svolgimento che si attenderebbe: prendono traiettorie imprevedibili, si fanno complesse, barocche, e quella che un attimo prima appariva come una scheletrica ballata sepolcrale, subito dopo \u00e8 divenuta un <em>ostinato<\/em> ricolmo di ogni suono possibile (<em>Luna Park<\/em>) che passa anche attraverso un inciso puramente <strong>Cure<\/strong>. C\u2019\u00e8, anche, il tempo per il brano pop da college radio U.S.A alla <strong>Wilco<\/strong>, altezza <em>Yankee hotel foxtrot <\/em>(<em>Funny creatures<\/em>), ma l\u2019andamento disimpegnato del brano cela in realt\u00e0 la solita beffarda amarezza (<em>But all those funny creatures\/they can\u2019t get out of my head<\/em>). L\u2019anima di Herself, comunque, sta altrove: nei tormenti distorti e caotici della conclusiva <em>How you killed me<\/em> che s\u2019immagina strappata al canzoniere di, ancora una volta, <strong>Michael Gira<\/strong>. Nel mezzo <em>Outside the church<\/em>, che personalmente considero l\u2019apice del lavoro, perch\u00e9 adoro quando Herself lambisce territori folktronici e qui si arriva sino ai <strong>Notwist<\/strong> di <em>The Devil, You+Me<\/em>,<em> <\/em>con un loop insistito chitarra\/batteria circondato da ogni sorta di suono ed effetto: synth, trombe, mani, suoni d\u2019ambiente ed una melodia adesiva.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che pi\u00f9 importa \u00e8 che Herself, pur com\u2019\u00e8 ovvio tra mille richiami ed influenze, resta creatura atipica che trova pochi paragoni anche all\u2019estero. E poi c\u2019\u00e8 la scrittura di un cantautore (perch\u00e9 di canzoni, in fondo, si tratta) sottile, coltissimo, per inciso uno dei migliori autori in circolazione, che con afflato postmoderno ed aura negativa, narra del mestiere di vivere e delle tentazioni d\u2019esistere, passando da Aleister Crowley a Don de Lillo, con la rara forza espressiva del notevole scrittore che realmente \u00e8. Lo scrittore solitario e sfuggente la cui sanguinose parole sono dirette a te. A te e a nessun altro.<\/p>\n<p>[box title=&#8221;Herself \u2013 Herself&#8221; color=&#8221;#5C0820&#8243;]<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.deambularecords.com\/artists\/herself\">Herself su Deambula<\/a><\/p>\n<p>tracklist:<\/p>\n<p>Strangler Who\u2019s Me | Here We Are | Funny Creatures | Tempus Fugit | Violence Is For Leaders | Outside The Church | The River | Tempus Fugit #2 | Passed Away | Luna Park | Sugar Free Punk Rock | Something In This House | How You Killed Me [\/box]<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-18789 alignleft\" title=\"Herself_1\" src=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-content\/uploads\/2012\/04\/Herself_1.jpg\" alt=\"\" width=\"452\" height=\"339\" \/>Di album in album, Gioele Valenti \u00e8 riuscito a plasmare il suo progetto in uno stile esemplare, fedelissimo a se stesso, a suo modo unico e subito riconoscibile, anche se mai adagiato sulle sicurezze della formula ma al contrario sempre aperto a nuovi stimoli, sempre connotato da nuove cangianze. La recensione di Herself curata da Alessio Bosco&#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":64,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6,2,3,36,120,112],"tags":[],"class_list":["post-18786","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-folk","category-indie","category-indieit","category-news","category-recensioni","category-weekly-rec"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18786","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/64"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=18786"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/18786\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=18786"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=18786"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=18786"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}