{"id":19127,"date":"2012-05-21T18:20:25","date_gmt":"2012-05-21T16:20:25","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=19127"},"modified":"2013-08-07T18:05:43","modified_gmt":"2013-08-07T16:05:43","slug":"herself-lintervista-morire-al-mondo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/herself-lintervista-morire-al-mondo.html","title":{"rendered":"Herself, l&#8217;intervista: &#8220;morire al mondo&#8221;"},"content":{"rendered":"<p>[<em>tutte le foto dell&#8217;articolo sono di<\/em> <strong>Marzia Falcone<\/strong>] L\u2019ultimo, omonimo, lavoro di Herself (<em>DeAmbula records, 2012; <\/em><a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/herself-herself-deambula-records-2012.html\">recensito qui su indie-eye.it<\/a>) \u00e8 di certo il suo disco pi\u00f9 maturo, il documento fedele di un artista in crescita esponenziale. <strong>Gioele Valenti<\/strong>, intestatario unico del progetto, non fa mistero di esserne pienamente, e giustamente, soddisfatto. Si fanno due chiacchiere parlando di questo ed altro, finendo a discutere delle idiosincrasie e delle contraddizioni che, nei nostri sciagurati giorni, agitano anche l\u2019universo indipendente. E quell\u2019amarezza malinconica che anima i suoi pezzi, si tramuta in un\u2019acutissima lucidit\u00e0, che non tende ad arretrare un attimo dal commentare tutto con estrema coerenza.<\/p>\n<p><strong>Sono trascorsi quasi dieci anni da <em>Please Please Please, Leave Now<\/em>, qual\u2019\u00e8 il tuo primo consuntivo di questa lunga attivit\u00e0? <\/strong><\/p>\n<p>Se di consuntivo possiamo parlare, sta nei termini di un\u2019esperienza pluriennale acquisita; di una buona fetta di panorama indipendente;\u00a0 di piccole soddisfazioni e amare delusioni, poich\u00e9 la vita del musicante non allineato in Italia, qualunque sia il suo curriculum e l\u2019ampio tasso di apprezzamento dimostrato al suo lavoro dalla critica, \u00e8 scandita dalla ciclicit\u00e0 di un perenne ricominciamento <em>ab imis<\/em>. Naturalmente, questo accade all\u2019artista che non ha gli amici giusti nel posto giusto.<\/p>\n<p><strong>Insomma, come immaginabile, pesa avere una carriera, per cos\u00ec dire, <em>laterale<\/em>, da<em> alternativo<\/em> come si diceva ai nostri tempi, in un Paese come questo? In pi\u00f9 di un occasione, tralaltro, hai collaborato con artisti non italiani.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 <\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Pesa moltissimo. Specialmente per chi, come me, non si \u00e8 mai sentito un <em>alternativo<\/em>. Pu\u00f2 portare all\u2019alienazione, e anche alla disperazione, poich\u00e9 essere <em>a latere<\/em>, come dici tu, in un Paese <em>provincialista<\/em> come l\u2019Italia, significa essere condannati alla segregazione. Se non fai parte del nuovo cantautorato, di fatto non suoni. Perch\u00e9 i gestori, tendono ad uniformarsi al trend del momento. E\u2019 banale, ma l\u2019immaginario indie di cui sopra \u00e8 la personale manipolazione dell&#8217;informazione generalista. Quindici anni fa, andava di moda l\u2019inglese e tutti facevamo roba in inglese. Ecco, io sono rimasto l\u00ec. E\u2019 per questo che mi sono trovato con naturalezza a sfornare piccoli dischetti per etichette inglesi e tedesche e a collaborare con gente di altre parti.<\/p>\n<p><strong>Diciamo che il tuo rapporto con la scena indipendente \u00e8, quantomeno, tormentato\u2026 Ma c\u2019\u00e8 qualche nome a cui ti senti vicino?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Francamente, no. Non ho molti rapporti con la scena indipendente, anche perch\u00e9 non credo una scena indipendente, concettualmente formalizzabile, esista. Ci sono ottime persone ma in linea di massima, l\u2019<em>indipendulo<\/em> <em>italiota<\/em> replica la realt\u00e0 televisiva. Tutti rincorrono il piccolo successo, sgomitano e posano. Io sono introverso, ansioso e timido per natura. Non mi sento disponibile per una concezione muscolare e competitiva della musica. Se ci pensi, \u00e8 come stare in un immenso talent show.<\/p>\n<p><strong>Da palermitano, in che rapporti sei con la scena cittadina che oggi si pu\u00f2 dire in relativa crescita?<\/strong><\/p>\n<p>Peggio che andar di notte! (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/herself-lintervista-morire-al-mondo.html\/2\"><strong>continua nella pagina successiva&#8230;<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Mai avuto l\u2019idea di sondare il terreno fuori da qui?<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>Certo, ci penso sempre. Ma ci vogliono i soldi. E io non ne ho. Come ci stai, per dire, a Berlino, se non c\u2019hai i soldi?<\/p>\n<p><strong>Tornando al nuovo album. Questo \u00e8 il primo a portare come titolo soltanto il nome Herself. E\u2019 da intendersi come una sorta di ripartenza? Lo consideri il tuo lavoro pi\u00f9 rappresentativo?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Hai visto bene. Non \u00e8 una forma di cesura con il passato, anzi, per certi versi \u00e8 un potenziamento di quanto detto finora. Proprio per questo motivo forse si avverte una sorta di caratterizzazione maggiore, non saprei. Per\u00f2 in parte \u00e8 anche un ribaltamento delle premesse, un po\u2019 del buon vecchio lo-fi \u00e8 alle spalle. Credo siano le opere stesse, di volta in volta, a \u2018reclamare\u2019 una titolazione, ma non \u00e8 affatto una regola. Quando finisci un disco, in fase di \u201crilettura\u201d, dal <em>milieu<\/em> capita che salti fuori una sensazione generale, o delle circostanze unitarie, anche solo simboliche, che contribuiscono alla formulazione di un titolo. Stavolta, semplicemente non lo richiedeva.<\/p>\n<p><strong>In <em>Herself<\/em> risaltano alcuni cambiamenti anche rilevanti, non ultimo la presenza di pi\u00f9 collaboratori diversi. A questo \u00e8 corrisposto anche un diverso approccio compositivo? Quanto contribuisce chi suona con te alla definizione finale del brano?<\/strong><\/p>\n<p>In realt\u00e0 Herself, almeno nelle retroguardie, \u00e8 sempre stata fin dai suoi esordi una famiglia allargata; e anche se il maggior azionista \u00e8 il sottoscritto, in verit\u00e0, tutte le persone (e le varie line-up) da sempre coinvolte hanno contribuito generosamente a vario titolo alla formulazione della mia musica: lo si pu\u00f2 rintracciare negli orpelli come nell\u2019arrangiamento generale (vedi la sezione archi di <strong>Aldo Ammirata<\/strong>, o qualche batteria di <strong>Toti Valente<\/strong> e <strong>Piero Vizzini,<\/strong> o ancora le voci e il wurlitzer di <strong>Amaury Cambuzat<\/strong> e <strong>Marco Campitelli<\/strong> su un paio di brani). Anche se lo scheletro del brano \u00e8 di mia mano, indubbiamente, spesso la versione finale registrata risulta potenziata da questi amici che con prodigo entusiasmo prestano ad Herself la loro opera.<\/p>\n<p><strong>In sede di recensione ho fatto riferimento a questo come un album pi\u00f9 indie-rock rispetto ai precedenti. Mi sembra d\u2019aver notato una certa volont\u00e0 nello smarcarti da certe soluzioni pi\u00f9 off, per esempio nell\u2019uso pi\u00f9 parco dell\u2019elettronica.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>La tua analisi \u00e8 corretta, la condivido perch\u00e9 \u00e8 anche la mia percezione, nei limiti della distanza critica consentita all\u2019autore. Ma si tratta solo di una risultanza <em>a posteriori<\/em>. Nei fatti, non \u00e8 un qualcosa che \u00e8 stato deciso programmaticamente; non credo sia mai successo di decidere scientemente dove un disco dovesse andar a parare (non avrei, d\u2019altronde, tutta la capacit\u00e0 manipolativa che serve per saper stare sul mercato). Corservo testardamente sempre una certa quota di spontaneit\u00e0 in quello che faccio. Anzi, diciamo che se c\u2019\u00e8 una cosa che vorrei si apprezzasse di Herself, \u00e8 proprio l\u2019assoluta e incosciente noncuranza di ci\u00f2 che gli altri potrebbero pensare. Nondimeno provo sempre a mantenere una certa lucidit\u00e0 nella percezione del contesto ambientale in cui mi muovo. Tanto quanto basta per evitare di essere preso per scemo. (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/herself-lintervista-morire-al-mondo.html\/3\"><strong>continua nella pagina successiva&#8230;<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Ma pi\u00f9 in generale, come nasce un tuo pezzo?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Mi piacerebbe darti una versione tardoromantica di me che mi libro dietro un pianoforte a coda in preda alla musa e all\u2019invasamento panico. Ma molto pi\u00f9 banalmente, appena ho tempo e un po\u2019 di voglia, mi metto su una chitarrina acustica, e strimpellando delineo qualche lirica, poi assemblo le parole e infine accendo il registratore. Diciamo che il pezzo vero e proprio si sviluppa attorno a questo primo conato. Ma \u00e8 soprattutto in fase di postproduzione, l\u2019ambito che pi\u00f9 mi appartiene, che il brano si traduce in forma compiuta. Poi pu\u00f2 capitare che chiami qualche amico a metterci su qualche abbellimento.<\/p>\n<p><strong>\u00a0E, allora, quanto muta un brano dalla <em>cameretta<\/em> allo studio?<\/strong><\/p>\n<p><strong><em><\/em><\/strong>In realt\u00e0 io non ho una grande esperienza in studio. Infatti, questa \u00e8 la prima volta che registro qualcosa in modo pi\u00f9 professionale. Di fatto mi sono sempre mosso a casa, con quello che avevo a disposizione. Per questo ultimo disco mi \u00e8 capitato di vincere un contest, e quindi ne ho ricavato il denaro per andare in studio, diversamente non avrei potuto permettermelo. Sai quanto costa registrare un intero disco in studio? Lasciamo perdere. Digressione a parte, porto l\u2019ossatura del brano in studio, con voce e chitarra, e poi si procede per accumulo. Quindi capita che dica, per esempio, ad Aldo Ammirata: \u201cascoltalo e vedi cosa ti viene da metterci su\u201d. E di solito, poi, non metto pi\u00f9 bocca. Tutto qua.<\/p>\n<p><strong>Spesso i tuoi testi hanno richiami molto visivi, per quanto siano complessi e non sempre intelligibili. Altrettanto spesso affiorano tra le righe, veri e propri goticismi. Riferimenti letterari, cinematografici, artistici, ecc.?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Si, io ho una concezione visionaria dell\u2019arte in genere. Mi piace il <em>cut-up<\/em> letterario, sovrapporre pi\u00f9 piani narrativi\u2026 Invece, aborro i significati univoci. Lascio che sia l\u2019ascoltatore a far proliferare senso e significato. La musica \u00e8 un fatto di cuore, linguaggio di sensazioni e visioni. Se \u00e8 un fatto di parole, non \u00e8 musica. Magari \u00e8 letteratura o poesia. E quello \u00e8 un altro medium. E certamente mi piace il gotico, tutto ci\u00f2 che \u00e8 umbratile e autunnale. Con la letteratura davvero non la finiremmo pi\u00f9: da Patrick McGrath e <em>G\u00fcnter Grass,<\/em> a Don De Lillo, passando per Hakim Bey e Osho. E lo stesso per il cinema, da <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/stanley-kubrick-fotografo-%E2%80%93-preistoria-di-uno-sguardo-d%E2%80%99autore.html\">Kubrick<\/a> a <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/cinema\/strana-illusione\/drive-di-nicolas-winding-refn.html\">Nicolas Winding Refn<\/a>, quindi \u00e8 meglio che non mi dilunghi. (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/herself-lintervista-morire-al-mondo.html\/4\"><strong>continua nella pagina successiva&#8230;<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>Ok\u2026 Passiamo oltre. Come hai conosciuto Amaury Cambuzat? Sei stato fan degli Ulan Bator? <\/strong><\/p>\n<p>Affermativo. Sono stato un grandissimo fan di Cambuzat e soci. Specialmente <em>Ego: Echo<\/em> degli <strong>Ulan Bator<\/strong>, che per me costituisce un picco irraggiungibile, per forma e sostanza. Con Amaury Cambuzat abbiamo per molto tempo militato in <em>Jestrai Records<\/em>, la mia precedente etichetta, che \u00e8 stata anche l\u2019etichetta degli Ulan Bator. Quindi un primo approccio risale a quel tempo. Ricordo che qualcuno gli fece ascoltare <em>God Is A Major<\/em> e che gli piacque. Abbiamo spesso condiviso gli stessi palchi. Ma \u00e8 in <em>DeAmbula<\/em> che si \u00e8 concretizzata la nostra collaborazione. Gli \u00e8 piaciuto il mio lavoro ed \u00e8 stato quasi spontaneo lavorarci un po\u2019 su assieme. Inutile dire che ne sono felice e orgoglioso. Mi ha anche invitato a fare delle serate con lui, a suonare roba degli Ulan Bator. Mi ha emozionato. E\u2019 una persona gentile oltre che un ottimo artista. E per me l\u2019opzione umana straborda sempre su quella artistica. La gentilezza \u00e8 tra le qualit\u00e0 che pi\u00f9 apprezzo in un essere umano.<\/p>\n<p><strong>Questo mi conduce a chiederti quali siano le tue preferenze e\/o influenze. Anche perch\u00e9, mai come per Herself, esistono tante opinioni diverse e contraddittorie a riguardo.<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>B\u00e8, \u00e8 una domanda interessante. Ascolto musica da sempre, con una forte preponderanza per il rock in quasi tutte le sue declinazioni. Per sommi capi: da ragazzino ascoltavo AC\/DC, molta roba metal e hardcore; poi ho avuto l\u2019infatuazione glam e post-punk e nell\u2019ultima fase post-adolescenziale, mi sono trovato invischiato nella new-wave e nel folk britannico di scuola <strong>Waterboys<\/strong> e un po\u2019 nello shoegaze tra <strong>Jesus and Mary Chain<\/strong> e <strong>The Telescopes<\/strong>. Senza considerare le ultime decadi tra <strong>Jim O\u2019 Rourke<\/strong>, <strong>Bonnie Prince Billy<\/strong> e <strong>Michael Gira<\/strong> da solista. Anche qui, non la finiremmo pi\u00f9. Sar\u00e0 forse per l\u2019eclettismo dei miei ascolti che nella mia musica ognuno finisce per rintracciare un po\u2019 di tutto. D\u2019altro canto, ci\u00f2 che un ascoltatore ritrova in un disco, fa pi\u00f9 parte del suo personale background che altro. Una specie di radiografia proditoria. Come dire, che ci\u00f2 che <em>senti<\/em>, sta sempre dentro di te e non nell\u2019opera che stai ascoltando. Certo, mi ha disorientato che mi abbiano accostato quasi sempre automaticamente al compianto e per altro bravissimo <strong>Mark Linkous<\/strong> (del quale apprezzo la sensibilit\u00e0 descrittiva, ma che assolutamente non annovero tra le mie influenze, anche perch\u00e9 l\u2019ho scoperto molto tardi). Ma la critica spesso agisce per pigrizia associativa costituzionale.<\/p>\n<p><strong>Sai, a tal proposito, ho sempre pensato che il problema stia nel fatto che in Italia, malgrado le tante gloriose realt\u00e0 storiche e presenti, \u00a0non sia mai esistito un vero e proprio, come dire, <em>immaginario indie<\/em>, fatto non solo di musica, ma anche di pensiero, d\u2019estetica. E questa mancanza di radici salde, temo che alla fine, ci conduca tutti a Sanremo (anche solo idealmente).<\/strong><\/p>\n<p>Guarda, col tempo ho finito per convincermi che le nostre <em>salde radici<\/em>, siano, ahim\u00e8, proprio quelle che conducono a Sanremo. E con ci\u00f2, non intendo minimamente legittimare il maledetto <em>carrozzone<\/em>. D\u2019altronde, l\u2019immaginario indie \u00e8 un ch\u00e9 d\u2019immateriale, un prodotto d\u2019importazione, se non un epifenomeno di colonizzazione anglo-americana <em>tout court<\/em>. Il nostro <em>indipendente<\/em> mi sembra di fatto un pallido riflesso formale di quello che viene da fuori; poco pi\u00f9 che segmentazione di trend passeggeri, e come ben dici, un pensiero senza etica, non pu\u00f2 in alcun modo assurgere ad un equilibrio estetico. Sono processi storici lenti e spasmodici. (<a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/news\/herself-lintervista-morire-al-mondo.html\/5\"><strong>continua nella pagina successiva&#8230;<\/strong><\/a>)<\/p>\n<p><!--nextpage--><\/p>\n<p><strong>All\u2019inizio dicevamo degli split che ti hanno impegnato con artisti stranieri. Oggi questo genere di relazioni sono indubbiamente molto veloci e semplificate. Oltretutto, registrare in casa, come fai tu, sino all\u2019altro ieri non poteva offrire certo le stesse qualit\u00e0 sonore attuali. Come ti rapporti con i mezzi che offre la cosiddetta modernit\u00e0 e che opinione ne hai?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>C\u2019\u00e8 velocit\u00e0, scambio d\u2019informazioni e logorrea comunicativa. Ci\u00f2 non corrisponde naturalmente ad una qualit\u00e0 intrinseca. E tutto semplicemente pi\u00f9 facile. Ma io penso che un po\u2019 di difficolt\u00e0 in pi\u00f9 non guasti. Penso che siamo in un momento storico di forte crisi, di un\u2019accelerazione spesso vuota di contenuti. E tutta la massa di nozioni, informazioni e materiali stia per collassare sotto il suo stesso peso. La musica \u00e8 diventata sempre pi\u00f9 una funzione della ricchezza. L\u2019afflato democratico di cui si tingono i media, a vario titolo, \u00e8 falso, \u00e8 una lusinga ingannevole. Ma adesso c\u2019\u00e8 davvero troppo in giro. Puoi solo ascoltare, ma il sentire \u00e8 tutta un\u2019altra storia. L\u2019unico modo per stare un po\u2019 pi\u00f9 in un ambito artistico, temo sia il <em>morire al mondo<\/em>, scomparire un pochino.<\/p>\n<p><strong>E come suona la musica in tempi di recessione?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>A manovella!<\/p>\n<p><strong>Come si preannuncia, invece, l\u2019attivit\u00e0 live? <\/strong><\/p>\n<p>Tasto dolente. Il giorno stesso in cui \u00e8 uscito il disco, sono finito in ospedale e ci sono rimasto una settimana. Oltretutto, la convalescenza \u00e8 stata molto lunga, dunque, si \u00e8 rallentato tutto. Fortunatamente non ho osservanze da onorare o impegni contrattuali. Diciamo che quando saremo in grado, andremo a suonare dove ci inviteranno. Non ho nemmeno un\u2019agenzia di booking! So che non fa figo, ma tant\u2019\u00e8. Vedremo, per ora ci hanno invitato a Bologna, Pistoia e in Abruzzo.<\/p>\n<p><strong>Come si svolger\u00e0 il concerto tipo? Ci sar\u00e0 un gruppo ad affiancarti?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Herself \u00e8 una realt\u00e0 abbastanza fluida. Ci muoviamo in duo elettro-acustico o in trio, col batterista. Raramente si aggiunge qualcun altro, ma solo per problemi di cachet. Mi fa un po\u2019 sorridere quando mi chiedono di suonare a Milano (da Palermo) e parlano di cifra \u201crimborso\u201d. Almeno, si trattasse di rimborsi elettorali!<\/p>\n<p><strong>Qualcosa da aggiungere per chi ha letto fin qui?<\/strong><\/p>\n<p><strong><\/strong>Un piccolo appello all\u2019ascoltatore critico. Invece di regalare 30 euro ai multimiliardari Radiohead, se vi piace qualche artista indipendente, siate disposti a spenderne una decina (comprese spedizioni!) per evitare che ci si rimetta sempre, che spesso c\u2019abbiamo le pezze al culo.<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.deambularecords.com\/shop\">Acquista il nuovo album di HERSELF dallo shop online di DeAmbula Records<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p> Gioele Valenti aka Herself intervistato da indie-eye.it<\/p>\n","protected":false},"author":64,"featured_media":19145,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[117,521,36,120,112],"tags":[],"class_list":["post-19127","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-interwd","category-interviews","category-news","category-recensioni","category-weekly-rec"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19127","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/64"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=19127"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/19127\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/19145"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=19127"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=19127"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=19127"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}