{"id":20680,"date":"2012-09-18T09:08:35","date_gmt":"2012-09-18T07:08:35","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=20680"},"modified":"2015-03-02T15:28:11","modified_gmt":"2015-03-02T13:28:11","slug":"cranchi-band-volevamo-uccidere-il-re-in-the-bottle-records-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/cranchi-band-volevamo-uccidere-il-re-in-the-bottle-records-2012.html","title":{"rendered":"Cranchi Band \u2013 Volevamo uccidere il re: la recensione"},"content":{"rendered":"<p>A un anno di distanza dal loro disco d\u2019esordio, l\u2019autoprodotto <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/cranchi-band-caramelle-cinesi-autoproduzione-2011.html\"><em>Caramelle Cinesi<\/em><\/a>, la <strong>Cranchi Band <\/strong>sceglie di mettere da parte il tema dell\u2019amore epico per far spazio alle imprese, non pi\u00f9 romantiche ma stavolta anarchiche, dei protagonisti delle storie narrate in questo nuovo lavoro. Con il titolo, decisamente al largo rispetto al dolce suono delle onde sul bagnasciuga evocato da <em>Caramelle<\/em>, la band di <strong>Massimiliano Cranchi<\/strong> sembra quasi volersi allontanare a grandi bracciate in cerca della tempesta perfetta. E laddove la forma rimane pressoch\u00e9 invariata &#8211; forse ancora pi\u00f9 dolce e folk &#8211; la sostanza fa da spartiacque: i testi di queste otto nuove canzoni sono legate l\u2019un l\u2019altra da un unico nuovo filo, anzi una corda, ruvida e dura. \u00c8 quella che intreccia la rete dell\u2019anarchia, degli Anni di piombo, di stati d\u2019animo che un tempo diedero vita a qualcosa che oggi ci manca. Ed \u00e8 comunque un mare pescoso: &#8220;<em>Venne un boia con la faccia da cane a vedere se ero gi\u00e0 morto\/O se finalmente ero pazzo davvero\/E che misure aveva il mio corpo\/Mi aprirono il cranio e mi sezionarono il cervello\/Ma non trovarono ch\u00e9 una bandiera ricavata da un cappello<\/em>&#8221; (<em>Il cuoco anarchico<\/em>).<\/p>\n<p>Il disco del cambiamento apre in sordina: <em>Cecilia,<\/em> la prima traccia, sembra uscita dal set di ballate di <em>Happy Days<\/em> e con quattro rose rosse e una seconda voce ospite \u2013 quella di <strong>Francesca Amati<\/strong> (Comaneci, Amycanbe) \u2013 congeda (quasi) definitivamente l\u2019amore narrato in precedenza.<\/p>\n<p>Non <strong>Ricky Cunningham<\/strong>, quindi, ma <strong>Marco Degli Esposti<\/strong> alla chitarra elettrica e al piano, fa della seconda traccia un cupo inno rock a Neda, la ragazza simbolo della rivolta dell&#8217;opposizione iraniana che fu uccisa per le vie di Teheran tre anni fa. Cos\u00ec ha inizio la nuova avventura della <strong>Cranchi Band<\/strong>, che passa da distorsioni sanguinanti a sussurri acustici come fossero dei <strong>Simon &amp; Garfunkel<\/strong> in chiave noir (<em>Il cuoco anarchico<\/em>).<\/p>\n<p>In <em>Gaetano,<\/em> canzone che prende il nome da uno degli anarchici protagonisti del disco, troviamo una sezione ritmica d\u2019effetto, che rivela (o conferma) la densit\u00e0 armonica e la forza comunicativa di un gruppo italiano ancora troppo sconosciuto.<\/p>\n<p>\u201c<em>Volevamo uccidere il re perch\u00e9 capissero che era solo il primo \/ Volevamo combattere un concetto per vedere se moriva come un contadino \/ Volevamo crocifiggere Maria perch\u00e9 era l\u2019unica a non aver pianto \/ Volevamo colpire il suo dio per vedere come sanguinava un santo<\/em>\u201d (<em>Anni di piombo<\/em>): la \u201c<em>titletrack <\/em>onoraria\u201d del disco disancora questi trenta minuti di musica e punta all\u2019orizzonte. Buon viaggio, e che sia per voi un <em>Autunno caldo<\/em>, <strong>Cranchi Band<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>I testi di queste otto nuove canzoni della Cranchi Band sono legate l\u2019un l\u2019altra da un unico nuovo filo, anzi una corda, ruvida e dura, \u00e8 quella che intreccia la rete dell\u2019anarchia; la recensione di Volevamo uccidere il re<\/p>\n","protected":false},"author":66,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6,2,3,36,120,118,519],"tags":[],"class_list":["post-20680","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-folk","category-indie","category-indieit","category-news","category-recensioni","category-recnews","category-reviews"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20680","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/66"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=20680"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/20680\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=20680"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=20680"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=20680"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}