{"id":21542,"date":"2012-10-31T17:25:40","date_gmt":"2012-10-31T15:25:40","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=21542"},"modified":"2015-03-02T15:26:57","modified_gmt":"2015-03-02T13:26:57","slug":"brasstronaut-mean-sun-tin-angel-records-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/brasstronaut-mean-sun-tin-angel-records-2012.html","title":{"rendered":"Brasstronaut \u2013 Mean Sun (Tin Angel Records, 2012)"},"content":{"rendered":"<p>Quando si pongono dei presupposti, si d\u00e0 per scontato che questi vengano rispettati. Come non ci \u00e8 dato sapere: in musica soprattutto \u00e8 l&#8217;aspettativa che desta i migliori o peggiori risultati. L&#8217;uscita di un nuovo disco da parte di una band stimata per il proprio percorso pu\u00f2 essere salutato con una vasta gamma di espressioni: dall&#8217;eccitazione della nuova scoperta alla gioia del mantenimento delle tradizioni, fino a passare alla delusione di un episodio minore per arrivare allo schifo completo di una bassa aspettativa e di un risultato ancora peggiore. I <strong>Brasstronaut<\/strong>, con grande dispiacere, ricoprono lo spettro corrispondente alle alte aspettative ed al cambio completo di prospettiva. Il pomo della discordia in questo caso \u00e8 Opportunity, brano contenuto nell&#8217;ultimo album dei Brasstronaut e che vi invito ad ascoltare nel Soundcloud della band che indichiamo in calce all&#8217;articolo, anche per risparmiarvi l&#8217;ascolto (o peggio ancora l&#8217;acquisto) di un prodotto che non varrebbe nemmeno la pena ottenere. <em>Opportunity<\/em> parte con un giro di contrabbasso e chitarra arzigogolato ma imprevedibilmente due campanacci e claphands la fanno virare sul danzereccio. Strumenti classici come il violino entrano al servizio di una dance music moderna, non pomposa ma piacevolmente indie, minimale anche nell&#8217;uso dell&#8217;elettronica. La batteria ed un pianoforte alla <strong>Simply Red<\/strong> suggellano l&#8217;unione cos\u00ec riuscita e che, personalmente, aveva fatto sperare in un disco che richiamasse almeno in parte queste suggestioni. Niente da fare. <strong>Mean<\/strong> <strong>Sun<\/strong> \u00e8 quanto di pi\u00f9 afflosciante poteva produrre un gruppo con questi presupposti. L&#8217;indie pop che faceva appena capolino in <em>Opportunity<\/em> si riversa nella sua mielosit\u00e0 in ogni singola traccia (e farne passare 10 in questo modo poteva essere un calvario). <em>Bounce<\/em> poteva essere una traccia degli <strong>U2<\/strong> periodo <strong>Where the Streets Have No Name<\/strong>, con un pathos non convincente. <em>Francisco <\/em>aumenta il tiro, parte con gli stessi presupposti ballabili di <em>Opportunity <\/em>e invece decade nella pomposit\u00e0 di piano e fiati. Originale nel suo insieme, ma non sempre originalit\u00e0 collima con piacere. La <em>titletrack <\/em>non regala neppure un ritornello ricordabile. Pi\u00f9 si rallenta il tiro e pi\u00f9 si perde il filo del discorso, come se si sentisse la stessa traccia da un&#8217;ora circa (e come se il commento lo facesse vostra madre inesperta di musica); avessero almeno imparato dai <strong>Band of Horses<\/strong>, i lenti sarebbero gioielli. Eccezion fatta per <em>Moonwalker<\/em>, che qualcosa da dire ce l&#8217;ha, e la folk <em>Revelstoke Dam<\/em>, finch\u00e8 non ci si annoia del main riff. <em>Hymn for Huxley <\/em>ricorda i <strong>Kings of Convenience <\/strong>nel momento in cui ce n&#8217;\u00e8 meno bisogno. <em>Falklands <\/em>si riprende di poco, suonando wave mescolata a tirate rock. Se siete arrivati fin qui vorr\u00e0 dire che il mio consiglio di prima non \u00e8 servito a niente: se volete sentire qualcosa di originale (e di canadese, se siete cos\u00ec etnocentrici) tirate fuori ancora una volta i <strong>Fleet Foxes<\/strong>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Una traccia rilasciata prima dell&#8217;uscita di un album pu\u00f2 deviare parecchio: \u00e8 il caso dei Brasstronaut, con un singolo edito su Soundcloud che unisce suoni classici e ritmi danzabili e un lp, Mean Sun, totalmente da buttare. La recensione di Elia Billero<\/p>\n","protected":false},"author":45,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6,2,36,23,120,118,519,43],"tags":[],"class_list":["post-21542","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-folk","category-indie","category-news","category-pop","category-recensioni","category-recnews","category-reviews","category-rock"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21542","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/45"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=21542"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/21542\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=21542"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=21542"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=21542"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}