{"id":23296,"date":"2013-04-09T12:54:52","date_gmt":"2013-04-09T10:54:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=23296"},"modified":"2015-03-02T15:23:41","modified_gmt":"2015-03-02T13:23:41","slug":"silver-jews-early-times-drag-city-2012","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/silver-jews-early-times-drag-city-2012.html","title":{"rendered":"Silver Jews &#8211; Early Times (Drag City, 2012)"},"content":{"rendered":"<p><em>Early Times<\/em>, ovvero i primi anni dei <strong>Silver Jews<\/strong>, la creatura di<strong> David Berman<\/strong>, gli anni in cui in formazione erano presenti anche <strong>Stephen Malkmus<\/strong> e <strong>Bob Nastanovich<\/strong>, che in contemporanea stavano spiccando il volo con i loro <strong>Pavement<\/strong> grazie a <em>Slant And Enchanted<\/em> prima dell\u2019esplosione definitiva con <em>Crooked Rain Crooked Rain<\/em>. Da questo fatto nacque una visione parziale ed errata dei <strong>Silver Jews<\/strong>, spesso considerati come un side-project minore dei <strong>Pavement<\/strong>.<br \/> La realt\u00e0 \u00e8 per\u00f2 ben diversa: il carico del songwriting e delle idee alla base della musica dei <strong>Silver Jews<\/strong> era infatti totalmente sulle spalle di Berman, con i due \u201cmarciapiedi\u201d a supportarlo in nome dell\u2019amicizia e della condivisione di alcune idee artistiche, prima fra tutte quelle dell\u2019approccio lo-fi alla registrazione.<br \/> Cosa c\u2019era di diverso nella musica di Berman? Un approccio meno pop, meno legato alla ricerca melodica rispetto a quello dei <strong>Pavement<\/strong>, ma pi\u00f9 rock, se cos\u00ec vogliamo definirlo, discendente dal blues e dal country-folk, con la chitarra a disegnare scampoli di canzone in bassissima definizione. Tutti i brani contenuti in questo <em>Early Times<\/em>, originariamente presenti in due EP, <em>Dime Map Of The Reef<\/em> e <em>The Arizona Record<\/em>, furono infatti registrati con mezzi poverissimi, spesso tramite un walkman in salotto.<br \/> Soprattutto i primi cinque brani, quelli di Dime Map, rivelano una grezzezza pura e scevra di quasi ogni sovrastruttura musicale, con spigoli che emergono a volte improvvisi, come accade per esempio nel brano migliore del lotto, e a suo modo il pi\u00f9 complesso, cio\u00e8 <em>SVM F.T. Troops<\/em>.<br \/> I brani di<em> The Arizona Record<\/em> sono invece pi\u00f9 legati a una qualche idea di ordine e di forma canzone, guardando a canoni rock senza perdere la carica rozza e a bassa fedelt\u00e0, oltre il garage, come ad esempio nella chiassosa<em> I Love The Rights<\/em>, nella pi\u00f9 compatta <em>West S<\/em> o nella caracollante e vagamente velvetiana<em> Wild Palms<\/em>. Ed emergono anche momenti pi\u00f9 pop, come a dire che i <strong>Pavement<\/strong> non erano totalmente lontani, come in <em>Jackson Nightz<\/em> o in <em>Welcome To The House Of The Bats<\/em>, tra coretti da spiaggia e richiami al Dunedin Sound che stava facendo proseliti in quegli anni.<br \/> Poi, col tempo, i <strong>Silver Jews<\/strong> sarebbero diventati altro, dedicandosi a musica pi\u00f9 ragionata ma forse meno sentita. Ma questa \u00e8 un\u2019altra storia, che ai giorni in cui ci riporta <em>Early Times<\/em> non si poteva nemmeno intuire.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Early Times racchiude le primissime uscite in lo-fi dei Silver Jews, la creatura di David Berman<\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":60788,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[2,36,120,118,519,43],"tags":[],"class_list":["post-23296","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-indie","category-news","category-recensioni","category-recnews","category-reviews","category-rock"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23296","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23296"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23296\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/60788"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23296"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23296"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23296"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}