{"id":23795,"date":"2013-05-27T13:30:45","date_gmt":"2013-05-27T11:30:45","guid":{"rendered":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/?p=23795"},"modified":"2026-01-28T23:39:44","modified_gmt":"2026-01-28T21:39:44","slug":"rue-royale-la-foto-intervista-indie-eye-22-aprile-2013-spazio-luce","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/rue-royale-la-foto-intervista-indie-eye-22-aprile-2013-spazio-luce.html","title":{"rendered":"Rue Royale: DIY per noi significa velocit\u00e0, l&#8217;intervista"},"content":{"rendered":"\n<p class=\"wp-block-paragraph\">Il loro disco <em>Guide To An Escape<\/em> (recensito su Indie-Eye <a href=\"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/generi\/indie\/rue-royale-guide-to-an-escape-sinnbus-records-2012.html\">da questa parte<\/a>) ci ha stregati, con le sue canzoni di pura e semplice bellezza, memori del miglior folk e pop delle scorse decadi senza mai sembrare particolarmente derivative. I <strong>Rue Royale<\/strong> sono in grado di stregare anche quando suonano dal vivo grazie all\u2019esperienza on the road fatta in questi anni, con un tour dietro l\u2019altro in giro per l\u2019Europa, centinaia di date in cui hanno portato fino alla perfezione la loro intesa, guardandosi negli occhi e ricreando in maniera ogni volta migliore le melodie che rendono cos\u00ec belli i loro dischi. Abbiamo intercettato <strong>Ruth<\/strong> e <strong>Brookln<\/strong> in occasione del loro ultimo passaggio da Milano, lo scorso 22 aprile, quando si sono esibiti allo Spazio Luce all\u2019interno della rassegna <strong><em>Occhi Negli Occhi<\/em><\/strong>, che punta da una parte a tenere sveglia la citt\u00e0 anche di luned\u00ec e dall\u2019altra a offrire ottima musica online, con lo streaming e la registrazione dei concerti, intenti riusciti sicuramente con i <strong>Rue Royale<\/strong>. Ma ecco cosa ci ha detto la coppia anglo-americana sulla sua musica e su come si approcciano ad essa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Questo \u00e8 il vostro secondo tour in Italia nel giro di pochi mesi; cosa vi spinge qui cos\u00ec spesso? Vi piace suonare dalle nostre parti?<\/strong><br>R: \u00c8 la quinta o sesta volta in totale che veniamo in Italia negli ultimi anni. L\u2019Italia ci piace molto, \u00e8 una cultura abbastanza diversa da quelle da cui proveniamo, ma in definitiva ci\u00f2 la rende anche molto affascinante ed interessante, sia la gente che anche naturalmente il cibo\u2026 Inoltre il pubblico di solito \u00e8 molto caldo e ricettivo, mi ricordo ad esempio un concerto del 2009 se non sbaglio, in un locale chiamato Tambourine, dove al termine di<em> Tell Me When You Go<\/em> la gente continuava ad applaudirci ritmicamente e io dissi \u201cragazzi, siete incredibili!\u201d e qualcuno rispose \u201cno, siamo italiani!\u201d<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Mi \u00e8 molto piaciuto il vostro disco Guide To An Escape, che \u00e8 arrivato in Italia con qualche mese di ritardo rispetto al Regno Unito. Perch\u00e9? Avete avuto problemi a trovare un\u2019etichetta che vi distribuisse anche qui?<\/strong><br>B: no, in realt\u00e0 non l\u2019abbiamo proprio cercata. Non ci avevamo pensato nemmeno per la Germania, ma poi ci ha trovato un\u2019etichetta tedesca a cui piaceva la nostra musica e che ci ha chiesto di collaborare per la diffusione dell\u2019album. Quindi \u00e8 uscito in Germania, dove \u00e8 andato piuttosto bene, e da l\u00ec c\u2019\u00e8 stata la scelta di provare anche con il resto d\u2019Europa, Italia e Francia soprattutto. Per l\u2019Italia eravamo particolarmente felici, perch\u00e9 amiamo suonare qui e avevamo gi\u00e0 un buon numero di fan ed amici.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Il Do It Yourself \u00e8 stato da sempre una caratteristica della vostra idea di musica e di produzione. Avete sempre lavorato ai vostri album quasi da soli e fatto tour che vi hanno portato a suonare ovunque e in qualsiasi tipo di situazione. Avete mai pensato di tentare un approccio pi\u00f9 \u201cusuale\u201d alla musica?<\/strong><br>B: \u00e8 il momento giusto per questa domanda.<br>R: infatti abbiamo appena registrato un disco e abbiamo deciso di farlo in uno studio con un co-produttore, un amico, e un ingegnere del suono, quindi in modo \u201cusuale\u201d. \u00c8 stato molto bello farlo, anche rinfrescante. Avevamo ancora il controllo di quello che facevamo, ma questa volta con un aiuto esterno. Inoltre abbiamo chiesto aiuto anche a chi ci ascolta, tramite il crowdfunding su Kickstarter.<br>B: non abbiamo mai detto \u201cnoi vogliamo essere DIY\u201d per motivi idealistici o politici, non siamo una band di quel tipo. Quello che ci spingeva ad essere DIY era la nostra voglia di andare veloci, di muoversi pi\u00f9 velocemente di chiunque altro. Volevamo continuare a fare dischi e andare in tour, dimostrare che eravamo una band, che potevamo farcela. Abbiamo dovuto farlo da soli, perch\u00e9 all\u2019inizio nessuno ci avrebbe dato la possibilit\u00e0 di farlo, o almeno di farlo come avevamo in mente. Ora abbiamo chi ci aiuta a produrre i dischi e a distribuirli, delle agenzie di booking e una serie di amici che abbiamo incontrato durante questi anni e che ci danno sempre una mano quando siamo in tour o anche nella produzione dell\u2019ultimo disco<br>R: quello che \u00e8 rimasto DIY e credo sempre lo rimarr\u00e0 \u00e8 la nostra voglia di essere sempre in pieno controllo di ci\u00f2 che facciamo, di conoscere davvero la gente con cui lavoriamo e per cui suoniamo, di vederla faccia a faccia. A volte \u00e8 difficile, la stanchezza ha il sopravvento, magari qualcosa cambier\u00e0, ma la nostra idea di fondo rester\u00e0 questa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Agli inizi, come avete iniziato a creare questo network di conoscenze ed amicizie? Su internet o on the road?<\/strong><br>R: all\u2019inizio ad occuparsi di creare i contatti \u00e8 stato Brookln, che lasci\u00f2 il suo lavoro a Chicago e si mise al lavoro su Myspace, contattando pi\u00f9 gente possibile per proporre la nostra musica. Poi quando abbiamo iniziato a girare molto in tour le cose sono cambiate, i contatti con la gente hanno iniziato a nascere \u201cdal vero\u201d, con incontri faccia a faccia.<br>B: i messaggi che mandavo erano personali, non una mail di spam uguale per tutti, cercavo di incuriosire le persone a cui scrivevo ed evitare che cancellassero subito quello che gli avevo inviato. Gi\u00e0 quando eravamo a Chicago, prima di trasferirci in Inghilterra, grazie a questa serie di messaggi avevamo una buona rete di contatti e di fan in tutta Europa, che poi abbiamo sfruttato per organizzare i primi tour e diffondere le nostre prime uscite.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Come nascono le vostre canzoni? Avete dei ruoli definiti per il songwriting e gli arrangiamenti o questi sono intercambiabili?<\/strong><br>R: di solito \u00e8 Brookln a iniziare il processo, arriva con qualche idea sulle melodie e iniziamo a parlarci e a confrontarci, cercando di sviluppare queste idee, trovando le parole giuste da cantarci sopra e il modo in cui costruirci un\u2019intera canzone, una sorta di lavoro di concertazione musicale. Per il nuovo disco abbiamo tentato di lavorare in modo un po\u2019 diverso, ho cercato di pensare di pi\u00f9 da sola, sono stata via per un po\u2019 di tempo per elaborare idee e testi per conto mio.<br>B: tradizionalmente ho sempre fatto io la maggior parte della scrittura, \u00e8 stato cos\u00ec per anni. Ora \u00e8 come se qualcosa fosse nato in Ruth, nell\u2019ultimo disco \u00e8 stata molto pi\u00f9 protagonista. Anche questo \u00e8 stato un grande cambiamento del nuovo album, ora possiamo veramente dire che lavoriamo assieme, con le stesse responsabilit\u00e0.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Una delle mie canzoni preferite di Guide To An Escape \u00e8 la title-track, che \u00e8 in grado di creare forti sensazioni, un enorme pathos. Quella canzone mi ricorda un po\u2019 il lavoro di Damien Rice e Lisa Hannigan. Siete d\u2019accordo? O preferite altre coppie a cui magari vi ispirate?<\/strong><br>R: in realt\u00e0 non li abbiamo mai ascoltati, ma \u00e8 accaduto spesso che venissimo accostati a loro o ad altre coppie di musicisti. Viene abbastanza naturale, ascoltando un duo, pensare ad altre coppie, ma in realt\u00e0 non abbiamo ascolti particolari di quel tipo.<br>B: vero, in realt\u00e0 non ascoltiamo nemmeno tanta musica acustica, e quando componiamo o lavoriamo sulle canzoni non pensiamo mai di voler sembrare come qualche gruppo o musicista. Certo, poi emergono delle somiglianze, spesso ce ne accorgiamo solo dopo, per esempio riascoltando qualche brano ci \u00e8 venuto da dire \u201chey, qui sembriamo i<strong> Fleetwood Mac<\/strong>\u201d o cose simili. Ma queste somiglianze non sono mai il frutto di una scelta precisa.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In Knocked Back To The Start penso ci sia un mood blueseggiante. Che ne pensate?<\/strong><br>B: non ci abbiamo mai pensato da quel punto di vista, ma questa \u00e8 gi\u00e0 la seconda volta in questo tour che qualcuno ce lo dice, quindi deve esserci un fondo di verit\u00e0. Forse \u00e8 dovuto al modo in cui suono la chitarra, a come uso alcuni accordi. O forse \u00e8 perch\u00e9 vengo da Chicago e il blues \u00e8 entrato in qualche modo nel mio DNA! Ci ho pensato anche poche settimane fa, quando eravamo in Germania e mentre guardavamo un programma in TV \u00e8 partito un pezzo blues, ho guardato Ruth e le ho detto \u201cquesto modo di suonare la chitarra \u00e8 molto simile al mio, ecco di cosa ci parlavano al concerto!\u201d.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>America e UK. Quale dei due luoghi ha pi\u00f9 influenza sulla vostra musica?<\/strong><br>R: penso sia 50 e 50. Veniamo da background molto diversi, io sono cresciuta in Inghilterra negli anni 90, quindi ascoltavo molto brit pop. Non ho mai ascoltato molta musica americana durante l\u2019adolescenza quindi, ho iniziato pi\u00f9 tardi, mentre Brookln \u00e8 cresciuto in America, circondato dalla cultura e dalla musica americana, da <strong>Bob Dylan<\/strong>, dalla musica del sud degli States. Quindi quello che facciamo credo sia una combinazione di questi due mondi.<br>B: al di l\u00e0 delle influenze musicali, credo che i luoghi in s\u00e9 abbiano un\u2019influenza sulla musica che una persona produce. Per esempio credo che il clima delle campagne inglesi abbia influito sulla musica che ho composto dopo il mio trasferimento, con i suoi colori tendenti al grigio, la pioggia, la malinconia e anche il fatto che fosse un posto nuovo per me e dovevo adattarmi. In precedenza quando ero a Chicago scrivevo pezzi pi\u00f9 solari, o almeno cos\u00ec mi sembra. Poi mi sono abituato anche al clima inglese, quindi direi che da <em>Guide To An Escape<\/em> le influenze della pioggia si sono fatte sentire un po\u2019 meno.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Nel corso della vostra carriera oltre ai due album veri e propri avete realizzato anche una serie di altre uscite, EP e singoli, in vari formati. Da cosa deriva questa scelta? Avete troppe canzoni per gli album o \u00e8 un modo per premiare e tenere attivi i vostri fan?<\/strong><br>R: \u00e8 un modo per non aspettare tutto il tempo che passa tra un album e l\u2019altro, per far sentire che ci siamo, anche perch\u00e9 chi ci ascolta, i nostri fan, vuole sempre molto. Mi \u00e8 capitato ad esempio che il giorno stesso in cui davo a una persona l\u2019ultimo disco, mi chiedesse subito \u201ce il nuovo album quando arriva?\u201d; stava chiedendo gi\u00e0 il successivo, ed aveva appena avuto l\u2019ultimo!<br>B: inoltre ci piace sempre suonare nuove canzoni ogni volta che siamo in giro per concerti, per questo spesso in concomitanza con i tour prepariamo un EP con qualche pezzo nuovo, che poi proponiamo nei concerti. Poi ci sono anche casi diversi, per esempio l\u2019EP natalizio di qualche anno fa ci \u00e8 venuto spontaneamente, perch\u00e9 \u00e8 un periodo dell\u2019anno che ci piace molto, in cui la gente sembra migliore e in cui \u00e8 bello ricevere e fare regali: quindi abbiamo deciso di regalare un paio di canzoni a tema, per far capire quanto ci piaccia quel periodo.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>In questi giorni \u00e8 stato celebrato il Record Store Day. \u00c8 abbastanza chiaro che a voi i dischi piacciono, ma cosa pensate di questa celebrazione?<\/strong><br>R: ci piace, qualche anno fa suonammo anche in un negozio per quell\u2019occasione e realizzammo un singolo, che tra l\u2019altro and\u00f2 sold out abbastanza velocemente.<br>B: s\u00ec, per\u00f2 c\u2019\u00e8 qualcosa nel Record Store Day che non mi convince completamente. Mi piace celebrare i negozi di dischi, la musica che si pu\u00f2 toccare, su supporti fisici, la cultura musicale che c\u2019\u00e8 alla base dei negozi. Per\u00f2 ultimamente mi sembra che ci sia un lato oscuro in questa celebrazione, il fatto che per l\u2019occasione escano edizioni speciali costosissime, che sono in realt\u00e0 un modo per fare pi\u00f9 cassa possibile cercando soldi a chi gi\u00e0 ne spende nei negozi. Questo fa perdere il vero senso della giornata, secondo me, diventa solo un\u2019operazione commerciale.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Per il nuovo disco di cui avete parlato poco fa, quando sar\u00e0 la data di uscita?<\/strong><br>Il primo singolo uscir\u00e0 in giugno, mentre l\u2019album in agosto. Questa volta in Italia non dovrete attendere, uscir\u00e0 in tutta Europa contemporaneamente.<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><a href=\"http:\/\/rueroyalemusic.com\/\">I Rue Royale in rete<\/a><\/p>\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\"><strong>Le foto di Francesca Pontiggia<\/strong><\/p>\n\n\nngg_shortcode_0_placeholder\n\n\n\n<p class=\"wp-block-paragraph\">&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Rue Royale, l&#8217;intervista in esclusiva <\/p>\n","protected":false},"author":29,"featured_media":23930,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"ngg_post_thumbnail":0,"footnotes":""},"categories":[6,2,521,36,23,120,112],"tags":[],"class_list":["post-23795","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","category-folk","category-indie","category-interviews","category-news","category-pop","category-recensioni","category-weekly-rec"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23795","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/users\/29"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=23795"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/23795\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media\/23930"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=23795"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=23795"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.indie-eye.it\/recensore\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=23795"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}